Un giovane su 5 non ha lavoro né crede di trovarlo

20/01/2011

ROMA — Una donna su due non lavora e ha rinunciato a cercare un lavoro. Un giovane su cinque non lavora e ha smesso di credere nella possibilità di trovare un’occupazione. L’Istat raccoglie in un unico dossier, Noi Italia, tutti i dati più significativi sul nostro Paese e quello che ne viene fuori è un quadro scoraggiante, grigio con macchie nere. Il nero è soprattutto quello della disoccupazione e delle condizioni economiche delle famiglie. L’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per tasso di occupazione femminile (46,4 per cento) — in pratica ha un lavoro meno di una donna su due — mentre i giovani che non lavorano e non studiano (giovani tra i 18 e i 24 anni) sono il 19,2 per cento, dato che posiziona l’Italia molto in basso nella classifica Ue a 27 Paesi, praticamente penultima, e dietro c’è solo Malta. La media europea è del 14,4 per cento. Sempre i giovani, quelli più in sofferenza: il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è superiore a quello europeo, è pari al 25,4 per cento ed è in aumento di oltre quattro punti rispetto all’anno prima. La media europea è del 19,8 per cento. Sono il 21,2 per cento, poi, poco più di due milioni, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i neet, ovvero quelli «non più inseriti in un percorso scolastico-formativo» ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Il dato italiano è in assoluto il peggiore dell’Ue. Va peggio anche per i livelli di occupazione: il 57,5 per cento della popolazione nella fascia di età 15-64 anni è occupato, ma come detto le donne sono solo il 46,4 per cento e gli uomini il 68,6 per cento. Il tasso di occupazione è diminuito in un anno di quasi un punto e mezzo dopo un lungo periodo di crescita, tornando ai livelli del 2005. Del resto, non ha un’occupazione in Italia il 37,6 per cento della popolazione mentre il dato europeo è fermo al 28,9 per cento, e circa il 45 per cento dei disoccupati è in cerca di lavoro da almeno un anno. Anche qui la differenza con l’Unione europea è notevole: da noi si registra una tra le quote più alte di disoccupazione di lunga durata (il 44,4 per cento), mentre la media europea si attesta attorno al 27 per cento. Pure quando c’è, spesso il lavoro è irregolare, soprattutto nel Mezzogiorno. «La quota di unità di lavoro irregolare è pari all’ 11,9 per cento — si legge nel dossier —. Nel Sud può essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque» . Dunque, il sommerso resta molto rilevante, con la Calabria a percentuali più alte (26,6 per cento) ultima invece l’Emilia Romagna (8,5 per cento di lavoro irregolare). Non va molto meglio se parliamo di famiglie e livelli di povertà. Le famiglie in condizioni di povertà relativa sono una su dieci, il 10,8 per cento, sette milioni e 800 mila individui poveri, il 13,1 per cento della popolazione residente. Cinque famiglie su cento sono poverissime, per un totale di poco più di tre milioni di persone. Forte lo svantaggio del Sud, che riguardo alla povertà registra valori più che doppi rispetto alla media nazionale. Lì le famiglie in povertà relativa sono due su dieci (anzi di più, sono esattamente il 22,7 per cento) mentre nel resto d’Italia il dato è più vicino a quello della povertà assoluta, rispettivamente il 4,9 per cento e il 3,6 per cento al Nord e il 5,09 e 7,7 per cento al Sud. Crescono gli anziani, sono 144 ogni 100 giovani (in Europa solo la Germania è più «vecchia» di noi), e crescono gli immigrati: sono il 7 per cento del totale, oltre 4 milioni e 200 mila persone, quelli iscritti nelle anagrafi dei comuni italiani al 2010. Rimane a bassi livelli l’istruzione, con il 46 per cento degli italiani tra i 25 e i 64 anni che ha solo la licenza media come titolo di studio. Gli studenti disabili sono 130 mila, 73 mila nella primaria e 59 mila nella secondaria. Per loro l’inserimento è buono (sono oltre 60 mila gli insegnanti di sostegno) ma solo in 3 scuole su dieci si sono adeguate per l’abbattimento alle barriere architettoniche. Una curiosità che riguarda la cultura: appena il 47 per cento degli italiani legge almeno un libro all’anno nel tempo libero.