Un futuro incerto per il turismo

12/12/2002

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
294, pag. 15 del 12/12/2002
Andrea G. Lovelock



Bocca (Confturismo): pochi segnali incoraggianti. Abete (Federturismo): resto ottimista.

Un futuro incerto per il turismo

A causa dei ritardi del sistema Italia e delle crisi mondiali

Ben pochi regali sotto l’albero degli operatori dell’industria del turismo organizzato: lo dicono senza mezzi termini i due massimi esponenti dell’associazionismo turistico: da un lato Bernabò Bocca, presidente Confturismo e dall’altro Giancarlo Abete, presidente Federturismo. Per Bocca, è innegabile che ´la tenuta e un primo recupero di share, proprio in riferimento al periodo delle festività natalizie, sono elementi confortanti, ma non sufficienti per essere ottimisti: dal congressuale provengono cali preoccupanti, dal leisure estero c’è la conferma di una situazione stagnante dei bacini di riferimento, ovvero Usa e Germania; in Italia il mercato della compravendita alberghiera è fermo. Tutto questo per dire che tra gli albergatori c’è un clima di incertezza, che si riscontra anche nello stallo della domanda e in un eccesso di camere.

Per gli agenti di viaggio, pur non essendo il mio specifico settore, forse ci sono più aspettative e le buone vendite di fine anno potrebbero alleviare certe sofferenze.

Ma è altrettanto certo che la categoria a rischiare maggiormente è quella dei tour operator, i quali, a fronte di un gran volume di denaro che movimentano, possono contare su bassi margini di profitto. In altre parole, sono i soggetti professionali che hanno da sempre mostrato difficoltà ad attuare una riconversione operativa, laddove c’erano destinazioni non più sicure o non più gettonate.

Se a questo aggiungiamo che per tutti gli operatori si registra l’handicap di operare in un libero mercato, dove i concorrenti europei hanno posizioni di vantaggio in termini fiscali, con sperequazioni sull’Iva a loro beneficio, è chiaro che il quadro generale non è dei più felici. Confidiamo di aprire l’anno nuovo con un lento recupero, compiuto però, ancora una volta, con le sole nostre forze. E tutto questo non è giusto, e non è soprattutto accettabile, se si considera che il governo è sempre pronto a correre al capezzale di altri malati’.

Più sfumata la posizione di Giancarlo Abete, che puntualizza come ´chi opera nell’industria del turismo, per forza di cose, non può che essere fiducioso e propositivo. Viviamo un processo di riposizionamento dell’intero comparto e il mio augurio, magari come regalo sotto l’albero o come buon auspicio per il nuovo anno, è quello di varare una vera politica industriale del turismo italiano, magari ricercando quella competitività che dopo l’avvento dell’euro, rende necessario un approccio più articolato e impone all’Italia di presentarsi sugli scenari internazionali come sistema turistico tra i protagonisti assoluti.

Sempre guardando all’Europa, diventa indispensabile dare un seguito concreto al Forum sul turismo, svoltosi proprio pochi giorni fa a Bruxelles, ovverosia impostare una politica europea del turismo, che poggi su quei paesi a forte vocazione ricettiva, quali per esempio i tre paesi-pilastro del Mediterraneo turistico, Italia, Francia e Spagna’.

E per il futuro prossimo venturo? Bocca è lapidario: ´Mi auguro che come paese della Comunità europea l’Italia possa cominciare a trarre benefici dalla casa comune, perché finora, paradossalmente, chi ha avuto una posizione più defilata rispetto alla Ue ha tratto più vantaggi dei competitors comunitari. E questo significa che l’Europa deve finalmente essere conveniente anche per l’Italia turistica. Un’Italia, quella dell’ospitalità, che, è bene ricordarlo, rappresenta il 7% del pil e con 2 milioni di occupati, continua a produrre posti di lavoro’. Riguardo, invece, alla riflessione di Abete, si scorge un atteggiamento più fiducioso: ´Futuro sicuramente promettente, perché il turismo è, nonostante tutto, uno dei pochi settori produttivi che possa vantare nei prossimi anni una potenzialità di crescita strutturale ben superiore alle difficoltà contingenti. Pertanto, l’auspicio è di guardare con cautela ai trend internazionali, senza facili entusiasmi, ma lavorare nella convinzione di essere soggetti di un comparto destinato a dominare la scena economica mondiale, nonostante le crisi, nonostante le brusche frenate’.