«Un fondo per le spese sociali con gli utili delle imprese»

22/04/2004


giovedì 22 aprile 2004

«Un fondo per le spese sociali con gli utili delle imprese»
Sei Camere del lavoro si confrontano oggi e domani sui temi del welfare, competitività e sviluppo. La proposta di un modello di contrattazione territoriale confederale

      Laura Matteucci

      MILANO Welfare, competitività, sviluppo. Sei Camere del lavoro rilanciano su questi temi la contrattazione territoriale confederale, trattandoli sotto il profilo della responsabilità sociale.
      Si tratta delle Camere del lavoro di Bologna, Brescia, Cosenza, Matera, Reggio Emilia e Torino, molto diverse tra loro ma omogenee
      nell’aver identificato una proposta operativa per un reale rilancio del welfare. «Sviluppare il welfare non è un costo, perchè alimenta il consumo sociale – spiega Dino Greco, segretario della Camera del lavoro di Brescia – Allora, noi ipotizziamo accordi con le imprese
      per un prelievo dell’1% sul loro valore aggiunto, che vada ad alimentare un fondo destinato alle spese sociali, asili, aiuti per gli
      affitti e quant’altro». Un fondo che, evidentemente, si aggiungerebbe alle prestazioni nazionali erogate dallo Stato, e certo non andrebbe a sostituirle. «Le imprese non possono limitarsi a tirare la giacca al pubblico – riprende Greco – Hanno una responsabilità sociale, anche se troppo spesso la deludono».
      Il tema verrà discusso oggi e domani a Sasso Marconi (Bologna), dove parleranno i segretari delle sei Camere del lavoro coinvolte,
      con le conclusioni del segretario confederale Cgil Paolo Nerozzi. La base di partenza è la costruzione di una critica robusta alle idee
      dominanti di competitività e sviluppo: «Siamo tutti d’accordo nel definire la situazione economica attuale di stagnazione – dice Greco – Ma siamo anche convinti che non basti mettere un segno più davanti alla crescita del pil, perchè quello che conta è la qualità dello sviluppo. In altre parole, il concetto stesso di sviluppo deve comprendere il livello di inclusione sociale degli individui, l’attenzione per chi vive sotto la soglia della povertà, la qualità dell’acqua, dell’aria, l’incidenza delle malattie professionali, dei suicidi, delle tossicodipendenze».
      Si tratta, quindi, di potenziare il welfare, contrapponendo ad una semplice competizione a somma zero un modello in cui il welfare non sia considerato un costo, ma un consumo sociale. Come? Ipotizzando un modello di contrattazione confederale territoriale – risponde Greco – che si proponga di sconfiggere separatismi e diseguaglianze. Lontano da noi l’idea di appoggiare la devolution, ma per raggiungere i nostri obiettivi è l’intero sistema territoriale che deve essere coinvolto, imprese, scuole, servizi sociali. E in questo senso le Camere del lavoro, che nel territorio sono senza dubbio molto radicate, possono svolgere un ruolo molto importante».
      Non solo. Secondo Greco, questo modello sociale è anche quello più utile per rilanciare il mercato interno, quindi i consumi, e quindi, in ultima analisi, per dare fiato alla ripresa economica.
      Una proposta, insomma, che parte dalle sei Camere del lavoro per raggiungere le imprese e anche la stessa Cgil, che peraltro terrà la sua Conferenza programmatica il 13 e 14 maggio.