Un fondo nazionale contro il lavoro nero

04/12/2003


economia e lavoro


04.12.2003
Un fondo nazionale contro il lavoro nero
Un progetto in 15 punti della Cgil per sradicare un fenomeno che coinvolge oltre 6 milioni di persone
Bruno Ugolini

ROMA È la piaga che ci trasciniamo appresso da anni e anni. Ha un nome: lavoro nero. Vuol dire anche: senza diritti. Sono oltre sei milioni in tutta Italia. La più grande delle «Categorie». Più grande dei metalmeccanici o dei tranvieri. Non possono nemmeno scioperare, far casino, indire assemblee, andare sui giornali. La Cgil ha deciso di occuparsi di loro lanciando un progetto fatto di quindici punti, aprendo un dibattito, ieri al Cnel, con Cisl, Uil, Confindustria, artigiani, commercianti, agricoltori. E Guglielmo Epifani nelle conclusioni ha parlato di una proposta aperta, da radicare nel territorio.
Perché questa è la caratteristica principale dell’iniziativa, illustrata
nella relazione di Giuseppe Casadio, segretario confederale. È il contrario della politica centralizzata tentata da Tremonti fatta di condoni e fallita, così come della promessa di Maroni imperniata sulla figura mitica di un commissario straordinario. Quel che la Cgil prefigura è un’iniziativa di concertazione territoriale, con la sinergia di soggetti diversi, organismi repressivi, ma anche istituzioni, sindacati, imprenditori. Un aspetto centrale sarà dato dalla costituzione di un fondo nazionale. Esso sarà messo a disposizione
dei piani locali d’emersione e per consolidare le imprese emerse.
Altre iniziative previste riguardano i piani individuali di ricostruzione
previdenziale e d’adeguamento alle normative ambientali e di sicurezza; l’affermazione di una cultura della legalità, alimentando una denuncia collettiva contro chi ricorre al lavoro nero e potenziando i servizi ispettivi; una politica economica che scommetta su cooperazione e distretti; piani ad hoc contro la contraffazione; regole sulla subfornitura; un nuovo credito adatto alle piccole imprese; una strategia inclusiva contro l’immigrazione clandestina.
Il convegno è stato l’occasione per un ulteriore scambio d’esperienze e documentazioni, come quelle offerte da Agostino Megale per l’Ires. Hanno dichiarato il loro interesse Raffaele Bonanni per la Cisl e Carlo Fabio Canapa per la Uil, mentre la Confindustria ha ribadito le proprie posizioni. Tra le numerose testimonianze quella di Diego Gallo (Cgil Veneto) che ha spiegato come non risponda a verità l’immagine di un Nord-Est patria del lavoro nero. E ha raccontato d’imprenditori alla ricerca di soluzioni facili che, partiti per la Romania, sono tornati con le pive nel sacco raccontando che il governo locale aveva varato una legge per l’introduzione di una specie d’articolo 18 (licenziamenti facili) nelle
aziende con tre dipendenti. Sono le contraddizioni della globalizzazione. Un episodio che fa pensare.