Un esercito di supervigilantes per An

24/02/2005

    Giovedì 24 febbraio 2005

      Un esercito di supervigilantes per An
      Vigilanza di stadi e stazioni, potere d’identificazione, arresto in flagranza: una legge stoppata. Per ora

        Anna Tarquini

          ROMA Dalla vigilanza degli obiettivi sensibili, all’assunzione di particolari funzioni di polizia come l’arresto in flagranza e la stesura di verbali che fanno fede, il potere di identificazione. Dall’obbligo per i portieri di riferire, se richiesto, all’autorità giudiziaria quanto accade nel condominio, all’ordine pubblico negli stadi. Vigilantes come corpo dello Stato, guardie giurate con pieni poteri di polizia; c’era questo, ma non solo nella riforma sulla vigilanza privata voluta da An e fortemente appoggiata dalla Lega che ieri Forza Italia ha voluto stoppare. Diciamo non solo, perché il suo capolavoro, l’onorevole di An Filippo Ascierto, l’amico del killer di Verona, il presidente di una rete di agenzie investigative private, lo stava ancora preparando. Si trattava di un emendamento presentato nella seduta di martedì 8 febbraio 2005, appena pochi giorni fa, che proponeva la creazione di figure speciali, di «milizie» speciali con delega di alcune funzioni di polizia.

            Impegni gravosi. Dice letteralmente Ascierto nella seduta della commissione giustizia dei primi di febbraio: «Il mio emendamento è volto ad affiancare agli istituti di vigilanza altre figure abilitate, previa autorizzazione… ovvero appositamente addestrate e utilizzabili per l’espletamento di compiti per i quali non è necessario il ricorso alle guardie giurate». E spiega meglio: «Il provvedimento consente di sollevare le forze dell’ordine da impegni gravosi, mediante delega di talune funzioni (tra le quali comunque non rientra la tutela della sicurezza dei cittadini) a soggetti privati che assumono oneri di custodia e di tutela di taluni interessi protetti dall’ordinamento».

              Per comprendere il senso di questo emendamento di An che ha fatto schifo persino a Nitto Palma (Fi) bisogna guardare dietro. E dietro c’è l’idea di concedere con decreto governativo nuove funzioni alle guardie giurate, per poi attribuire alle regioni, attraverso la devolution, il potere di istituire dei corpi speciali. Vi ricorda nulla? Non è chiaro perché, ad esempio la Lega, in questi giorni sia molto innervosita dallo stop forzato imposto all’iter legislativo causa amicizia con il killer? Agli uomini di An il business, alla Lega la guardia padana.

                Sul business c’è ormai poco da smentire e infatti non hanno smentito. E pure sui legami di An con l’investigatore Andrea Arrigoni. La conferma viene anche dalle foto, tante, con Fini, Gasparri e Ascierto. La conferma è proprio nel sito ufficiale della «Mercury investigazioni», l’agenzia dell’investigatore privato rimasto ucciso nella sparatoria di Verona.

                  Audizioni e lettere. È un file datato 29 ottobre 2003 dove si dice che il «Direttore del sito ha partecipato all’audizione come membro della delegazione Cuipi ed è stato relatore insieme al presidente, generale dei carabinieri G. Servolini e all’avvocato Stefani». L’audizione è, naturalmente, quella della commissione giustizia che stava elaborando il testo di legge sulla vigilanza privata. Il generale Servolini è membro del Conipi, la rete che raccoglie alcune agenzie investigative italiane.
                  Sul sito del Conipi, di cui è presidente Ascierto e presidente onorario Maurizio Gasparri, troviamo due lettere a firma Gianfranco Fini dove il vicepremier, il 17 aprile del 2001, prima di andare al governo, offre alla categoria la promessa di varare al più presto una legge sulla vigilanza privata con il patto di esaminare «la possibilità che la categoria potesse passare alle dipendenze del ministero della Giustizia». Un vecchio progetto quello di togliere la competenza al Viminale e uno dei punti più contestati della legge e tra i più pericolosi.

                    Buttafuori e portieri. Le aberrazioni della proposta legge di An, relatore Nespoli, sono diverse e ben distribuite, tra un articolo e l’altro, alcune quasi nascoste. Come il nuovo ruolo affidato ai buttafuori delle discoteche. A loro, chiede An, dovrebbero essere attribuiti compiti di «vigilanza e sicurezza a tutela dell’incolumità degli artisti e degli spettatori». Ancora poteri di polizia dunque. O come l’articolo che vincola l’ammissione all’albo al requisito della cittadinanza italiana, al massimo di un paese della Ue, niente extracomunitari dunque. Ma il nodo è tutto nell’articolo 1 che spiega esattamente compiti e doveri delle nuove guardie private: la custodia dei beni materiali, ma anche di quelli immateriali. È qui che si segna la base del principio di tutela della incolumità pubblica. Dice la legge: i vigilantes hanno «l’esercizio di un’attività di prevenzione e di contrasto degli illeciti, anche penali, in rapporto con i beni vigilati….». E ancora: «tra questi rientra la vigilanza in uffici che debbono essere considerati anche in via potenziale obiettivi sensibili… stabilimenti di produzione armi e munizioni… metropolitane, porti, aeroporti, stazioni, ferrovie e depositi particolari». Il comma 5 specifica che le «guardie giurate possono essere impiegate in servizi integrati con agenti di pubblica sicurezza e sono autorizzate a chiedere l’esibizione di un documento di identificazione personale». Insieme alle guardie giurate, An ha arruolato anche i portieri. Se dovesse passare la legge i custodi degli edifici avrebbero «l’obbligo di riferire a ogni richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza, ogni circostanza utile per la prevenzione e la repressione di reati».