Un esercito di parasubordinati

22/05/2003




              Giovedí 22 Maggio 2003
              ITALIA-LAVORO


              Un esercito di parasubordinati

              Il rapporto con un datore unico è la situazione più diffusa tra gli iscritti al fondo Inps


              MILANO – L’esercito dei quasi due milioni e 400mila parasubordinati ha diverse divisioni. La più nutrita è quella dei collaboratori che hanno un solo committente. Le ultime stime, nel rapporto Ires-Nidil sul lavoro atipico, parlano addirittura del 91% dei co.co.co. Ma l’Ires avverte: il dato va preso con cautela. Di certo il «datore di lavoro» è unico per la maggior parte dei collaboratori coordinati e continuativi, ma non per tutti l’incarico è l’unica fonte di reddito. I lavoratori dipendenti sono il 23% degli iscritti al fondo Inps per i parasubordinati. E i pensionati sono un altro 11 per cento. Quindi più di un terzo degli iscritti ha già uno stipendio o una pensione e fa il collaboratore per arrotondare le proprie entrate. La scelta di fare anche il co.co.co. è anzitutto delle dipendenti donne (25% delle iscritte) e dei pensionati uomini (15%).
              Quasi tutte le matricole del fondo separato dell’Inps appartengono ai collaboratori: a fine 2002 erano 2,1 milioni, contro 177mila professionisti e altri 74mila con il doppio ruolo. Negli ultimi tre anni le posizioni aperte all’Inps per i collaboratori sono aumentate del 50%, visto che nel ’99 erano 1,4 milioni. Una parte di queste iscrizioni sono aperte ma poi non restano attive e così si riduce il numero degli effettivi co.co.co. Le iscrizioni al fondo sono destinate a crescere rapidamente, anche per effetto del prossimo ingresso degli associati in partecipazione. Milano è la città con più collaboratori: sono 257mila e le altre province lombarde ne contano altrettanti, così in tutta la regione si arriva a 519mila persone: un quarto del totale nazionale. La capitale economica ha anche un altro primato: è la città con la più alta incidenza dei co.co.co. sul totale degli occupati, con il 15,5%, quasi cinque punti percentuali in più rispetto al dato nazionale dell’11 per cento. Un collaboratore milanese su quattro ha già un lavoro dipendente mentre a Palermo la quota non arriva al 17 per cento. I diversi tassi di disoccupazione delle due aree bastano a spiegare questo divario.
              Gli schieramenti cambiano in base all’età. Più di metà dei parasubordinati ha almeno 40 anni ma la maggioranza dei co.co.co. non ha più di 33 anni, è nata dal ’70 in poi. Spesso la collaborazione è il primo passo nel mondo del lavoro dove questo tipo di rapporti aumentano di anno in anno.
              Per qualcuno è una scelta consapevole, fatta in contrapposizione al lavoro dipendente. Sta di fatto che tra gli under 33, ci sono 684mila iscritti, altri 596mila sono nati negli anni 60, 384mila negli anni 50 e infine quasi 450mila hanno più di 53 anni. L’età è uno dei nodi da sciogliere sul futuro dei collaboratori. Se da una parte si invoca (e si prevede) un sistema di ammortizzatori sociali, dall’altra si sta cercando di affrontare il problema delle pensioni. Oggi i contributi versati per questi contratti sono molto ridotti. La quota è destinata a crescere gradualmente, fino ad arrivare al 19% nel 2014. Più di una volta il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Aldo Smolizza, ha parlato di una situazione esplosiva, perché non garantirebbe una pensione a chi è nato dagli anni 60 in poi.

              A.BA.