Un decennio di aumenti il flop delle liberalizzazioni

09/05/2003
             
            VENERDÌ, 09 MAGGIO 2003
             
            Pagina 13 – Economia
             
            PREZZI E TARIFFE
             
            Un decennio di aumenti il flop delle liberalizzazioni
             
             
            Primo bilancio dell´apertura dei mercati
            Mancato l´obiettivo del taglio dei costi per i consumatori
            A parte telefoni e telefonini, aumenti per tutti i beni e i servizi liberalizzati. Il record delle assicurazioni Rc auto
            Vani gli interventi di Antitrust e Authority. I monopoli pesano ancora e la cultura della concorrenza non decolla
             
            MARCO PATUCCHI

            ROMA – Liberalizzazioni, cronaca di un mezzo fallimento. Dopo oltre dieci anni di concorrenza in Italia, l´apertura dei mercati ha mancato clamorosamente il suo obiettivo principale: il taglio di prezzi e tariffe. A dimostrarlo sono le cifre, nude e crude, e davanti al quadro completo di quei numeri suonano beffarde le tante parole spese da politici, economisti e imprenditori per presentare le liberalizzazioni come la panacea dell´inflazione. Una sorta di bengodi per i consumatori, rimasto a tutt´oggi sulla carta: i gruppi pubblici perdono peso, nascono nuovi concorrenti ma la corsa dei rincari sembra senza fine, figlia di cartelli tra imprese, corporativismi sparsi, prezzi "predatori" e posizioni dominanti degli ex monopolisti.
            In Italia le liberalizzazioni muovevano i primi passi tredici anni fa, con la nascita dell´Autorità Antitrust e con i primi interventi di apertura dei mercati. C´era un ritardo di quasi mezzo secolo rispetto alle altre nazioni industrializzate, ma alla fine grazie a quello che uno dei padri dell´antitrust italiana, Giuliano Amato, definisce «giacobinismo illuminato», anche il nostro paese ha conquistato la sua legislazione sulla concorrenza.
            Proprio l´Antitrust, affiancata successivamente dalle altre Authority, ha tentato di trasferire nel Dna del Paese la cultura delle liberalizzazioni; un´offensiva a colpi di sanzioni inflitte ai monopolisti, riforme tariffarie e nuove regole che, però, ha portato ben poco nelle tasche dei consumatori. Così come l´adeguamento alle direttive prodotte progressivamente dall´Unione europea.
            Fatta eccezione per telefoni e telefonini, unici settori dove esiste una parvenza di competizione tra più operatori, i prezzi dei beni e servizi interessati dal processo di liberalizzazione (le cifre sono elaborate da Repubblica e dall´Ufficio Studi Cgia di Mestre) hanno continuato a salire anche dopo l´apertura del mercato o la fine dei meccanismi di amministrazione dei costi. Con punte eccezionali come nel caso dell´assicurazione Rc auto: rincari medi intorno al 100% nei nove anni trascorsi da quando le tariffe non vengono più stabilite per via pubblica (prima del ’94 toccava alla Commissione Filippi, emanazione del Minindustria, stabilire il costo delle polizze). Stesso discorso per tutti i prezzi che in passato venivano fissati dal Cip (Comitato interministeriale operativo al dicastero dell´Industria) e sui quali in teoria dai primi anni Novanta avrebbe dovuto incidere la logica della concorrenza: a cominciare dai prodotti alimentari (Zucchero, pane, carne e latte) tutti con rincari percentuali a due cifre, per arrivare ai prodotti petroliferi (benzina, gasolio da riscaldamento…) – +25,6% medio – o ai medicinali ora a prezzo libero (+47,7%). Non sfuggono a questa brutta fotografia neanche i servizi di bancoposta (+34,3%) e i voli aerei nazionali che, in barba alla nascita di compagnie concorrenti di Alitalia, dal ’93 al 2002 (prima era la Commissione ministeriale Sangalli a fissare le tariffe) hanno registrato un rincaro superiore al 20%.
            Senza esito, per il momento, pure le liberalizzazioni più "giovani": per gran parte delle imprese il mercato elettrico è aperto dal ’99, ma i prezzi dell´energia sono cresciuti del 22%; così come quelli del gas (+4,6%) con le imprese che dal 2000 sono libere di scegliersi il fornitore. Da quest´anno per il gas e dal 2007 per la luce, anche le famiglie avranno accesso al libero mercato, ma se il buongiorno si vede dal mattino c´è poco da sperare in termini di ribassi, oltretutto perché nel caso dell´energia a pesare sulle tariffe sono in particolare gli andamenti delle quotazioni del petrolio e del dollaro. Un vincolo che rende davvero improba la fatica dell´Authority di settore.
            Chi continua a guardare avanti, comunque, è il presidente dell´Antitrust Giuseppe Tesauro: «La concorrenza nella sfera economica – sostiene il garante – è l´equivalente della democrazia nella sfera politica: l´una e l´altra, infatti, non consentono di utilizzare le prerogative acquisite per arroccarsi artificialmente nella conservazione indefinita dello status quo. L´assetto competitivo, inoltre, determina la sovranità del consumatore che può così appropriarsi dell´intero surplus dello scambio». Ottimismo della volontà, quello di Tesauro?