Un contratto per 500mila immigrati

28/10/2002




          28 ottobre 2002

          Un contratto per 500mila immigrati

          Extracomunitari - La Bossi-Fini si sta rivelando la regolarizzazione più massiccia mai registrata in Italia, ma è allarme sulle truffe
          Franca Deponti

          Francesca Padula


          Sarà pure a caro prezzo, ma la Bossi-Fini sull’immigrazione sta per rivelarsi la "sanatoria" dei record. Secondo le stime degli Interni, tra due settimane esatte – alla chiusura dell’operazione varata in base alle leggi 189 e 222 del 2002 – i lavoratori extracomunitari pronti a guadagnarsi il permesso di soggiorno saranno circa 500mila, ben più di quelli messi in regola, in totale, con la legge Dini del 1995 (244mila) e la Turco-Napolitano del 1998 (217mila). Una sanatoria che vale per due e che ha richiesto fin dall’inizio uno spiegamento di forze senza precedenti: un milione e mezzo di kit distribuiti dagli uffici postali di tutta Italia, impiegati assunti e formati per fronteggiare le istanze agli sportelli e – non ultimo – un impegno economico da parte dei datori di lavoro mai richiesto in passato (330 euro per colf e badanti e 800 per i dipendenti) che ha suscitato malumori e timori, ma che si tradurrà in linfa vitale per le asfittiche casse della previdenza nazionale. Se le previsioni di mezzo milione di pratiche saranno rispettate, infatti, mantenendo la suddivisione delle domande al 46,6% per le colf e al 53,4% per i subordinati, il primo "bottino" di Inps e Inail si aggirerà sui 254 milioni di euro (quasi 500 miliardi di vecchie lire). A questo si aggiungerà, poi, un flusso continuo di nuovi contributi. Per ora – in base ai dati raccolti a campione dal Sole-24 Ore del lunedì interpellando Questure, Prefetture e uffici postali di 11 regioni e alcune province – le domande presentate sono già oltre 408mila. Per cui il traguardo ipotizzato dei 500mila sarà molto probabilmente superato. La Lombardia fa la parte del leone con 103mila plichi già restituiti; Roma, però, è in testa tra le province con 58mila domande a venerdì scorso. Significative anche le differenze che si riscontrano sul territorio nella distribuzione di istanze tra colf e dipendenti: si passa dal 27,2% di lavoratori domestici e 72,8% di dipendenti a Vicenza, al fenomeno inverso (66% e 34%) registrato a Palermo. Ma il rischio è che la regolarizzazione in corso venga ricordata anche per il record di truffe a danno degli extracomunitari, costretti a sborsare fino a dieci volte il costo previsto dalla legge. In queste settimane tutto sembra procedere regolarmente e senza code. Ma alcune brutte sorprese sono destinate a essere scoperte solo dopo l’11 novembre, una volta conclusa la riconsegna dei kit bianchi (colf) e azzurri (dipendenti). Ecco, infatti, un esempio di truffa messa in atto a Genova: il lavoratore straniero che non ha un datore disposto a fare la sanatoria o non ha proprio un lavoro paga (330 oppure 800 euro) per regolarizzarsi, più altri x euro per il "disturbo". Il truffatore incassa, versa il dovuto trattenendo per sé l’extra, presenta una documentazione rigorosamente falsa o nulla e quindi sparisce. Nel momento in cui avverrà il controllo – quando tra qualche mese la Prefettura convocherà datore di lavoro e dipendente per firmare il contratto di soggiorno – il povero immigrato sarà tutt’altro che regolarizzato, mentre il malandrino sarà ormai irreperibile. A Padova, per esempio, circolano richieste di denaro di 2-3mila euro, e in un caso addirittura di 7mila euro. In alcune città del Nord-Est, la brutta sorpresa, invece, è già arrivata per gli imprenditori che hanno appreso solo adesso di aver assunto regolarmente un consistente numero di stranieri con permesso di soggiorno falso. A Verona un datore ha scoperto di aver assunto regolarmente quattro immigrati con lo stesso permesso di soggiorno e rischia di doverli licenziare per non pagare anni di contributi arretrati per ciascuno di loro. A Vicenza precisano che si tratta di un fenomeno nuovo rispetto alle altre sanatorie: «Sono tanti i lavoratori extra-Ue che si sono autodenunciati ai datori. Assunti regolarmente, spesso inseriti felicemente in azienda, hanno rivelato di essere in possesso di permessi di soggiorno falsi. Tra le imprese ci sono timori e incertezze su questi casi, viste le eventuali implicazioni penali e considerato che le garanzie offerte in questo senso dal provvedimento legislativo sono, per ora, solo transitorie».