Un contratto in agrodolce

29/10/2002



          29 ottobre 2002

          Un contratto in agrodolce
          Firmato l’integrativo alla Rinascente. Mezza vittoria e mezza frenata, per non spaccare tra i sindacati e tra nord e sud


          MANUELA CARTOSIO


          MILANO
          Non è brutto come l’integrativo del gruppo Coin, però non c’è niente da festeggiare. Questo il giudizio prevalente nella Filcams Cgil sull’accordo per il gruppo Rinascente, firmato a metà ottobre dopo due anni di trattativa. L’esito della consultazione – le assemblee sono appena iniziate – è scontato. L’accordo sarà approvato; anche in Lombardia, dove le aspettative della Filcams Cgil erano più alte. Oltre alla componente Lavoro e Società, solo la Filcams di Brescia darà indicazione di votare no. «E’ una grande sofferenza, ma alla fine voterò sì», dice Nadia D’Amelj, la commessa più
          famosa della Rinascente di piazza Duomo, «siamo riusciti ad avere un contratto aziendale unico, però giovani e neoassunti restano penalizzati». L’obiettivo di Filcams, Fisascat e Uiltucs di «armonizzare» in un unico contratto i vari marchi del gruppo (Rinascente, Auchan, Sma, Upim, Città Mercato, Sigros, Colmare, Cedis Migliarini) formalmente è stato raggiunto. L’integrativo vale per tutti i 30 mila addetti (un terzo, occupati nelle catene di recente acquisizione, partivano da zero). Restano però differenziazioni nei premi e, soprattutto, nei tempi per maturarli. Il premio fisso di 92 euro al mese che l’azienda voleva abolire ovunque resta nelle divisioni che già ne godevano. Ma i nuovi assunti lo percepiranno per intero solo dopo 48 mesi. Per le altre divisioni è stato inventato un premio «variabile perequativo» di erogazione pressoché certa, ma di valore dimezzato rispetto al premio fisso. Il premio variabile, in senso stretto, è legato ai risultati dei singoli punti vendita, un meccanismo – obietta la Filcams di Brescia – a totale discrezione dell’azienda.

          Migliori – secondo Fabio Sormanni, segretario della Filcams lombarda – i risultati sul versante normativo. «Non ci sono cedimenti sulla flessibilità. Rinascente voleva fare la media del pollo, l’abbiamo impedito». Il lavoro domenicale resta volontario e sarà pagato di più. Le maggiorazioni salariali per le domeniche lavorative saranno negoziate a livello territoriale (oltre le 31 domeniche l’aumento oscillerà tra il 60 e il 100%). Vengono regolamentate per la prima volta le clausole elastiche per i contratti part time. Chi accetta di rendere elastico il proprio orario di lavoro avrà una maggiorazione salariale dal 2 al 10%: più breve è il preavviso del cambiamento d’orario, più consistente è l’incremento salariale. A copertura dei mesi trascorsi, c’è un’una tantum di 500 euro. I punti lasciati in sospeso dalla trattativa nazionale sono demandanti alla trattativa territoriale. «Piuttosto di far danni, meglio così», commenta Sormanni. Il riferimento implicito è all’integrativo Coin che, oltre ad avere varie pecche, non lascia neppure alla trattativa decentrata la possibilità di correggerle.

          Per Mirco Rota, segretario della Filcams di Bergamo, «si poteva fare di più». Ma se si presenta una piattaforma che non quantifica la richiesta salariale, «si parte deboli». E deboli si resta, «se in venti mesi di vertenza si proclamano solo otto di sciopero». Essendo queste le premesse, «bisogna accontentarsi» d’aver ottenuto il contratto unico e d’aver conservato il premio fisso.

          Sull’esito della trattativa hanno pesato, oltre alla rigidità di Rinascente, i rapporti sindacali (un altro accordo separato avrebbe incancrenito le divisioni tra le tre confederazioni) e le disomogeneità storiche e geografiche interne al gruppo (quel che per la Lombardia è un risultato modesto, al Sud è giudicato ottimo e abbondante). L’integrativo Rinascente ripropone un problema comune alle vertenze di secondo livello nei grandi gruppi. Le gestiscono dal «centro» le segreterie nazionali. Le strutture regionali e territoriali vorrebbero spostare il potere contrattuale verso la periferia (senza dire però cosa succederebbe nelle «periferie» deboli).L’Ifil, la finanziaria di casa Agnelli padrona a metà con Auchan del gruppo Rinascente, qualche settimana fa ha lanciato un’opa per fare shopping tra i piccoli azionisti. Il particolare cambia poco per l’integrativo dei 30 mila dipendenti Rinascente, ma dice parecchio sulle intenzioni della Fiat di mollare definitivamente l’automobile.