Un Comitato nazionale rilancia la lotta al sommerso

07/03/2003




Venerdí 07 Marzo 2003
NORME E TRIBUTI


Un Comitato nazionale rilancia la lotta al sommerso


ROMA – Un Comitato nazionale sul lavoro sommerso per discutere gli strumenti migliori per arginare il ricorso delle aziende al nero. Nell’incontro di ieri con le parti sociali – ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi – si è dato vita al Cnes (Comitato nazionale emersione sommerso) con il compito di rendere permanente la strumentazione sull’emersione ma anche di discutere sulla delega di riordino dei servizi ispettivi (la riforma Biagi del mercato del lavoro). Tra le ipotesi allo studio per la lotta al sommerso – ha annunciato Sacconi – c’è quella di estendere anche alle aziende private del settore dell’edilizia il controllo sulla congruità dei lavoratori in regola rispetto alla quantità e all’importanza degli appalti che si acquisiscono. In ogni caso le domande presentate dalle aziende per i programmi di emersione sono state soltanto 876 (di cui circa 500 tra Campania, Lazio e Puglia). L’indicazione è arrivata, sempre ieri, dallo stesso sottosegretario, che si è detto convinto dell’importanza della riforma Biagi nel riportare nel mercato del lavoro regolare una parte dell’occupazione sommersa. «Puntiamo – ha spiegato Sacconi – ad alzare il numero degli occupati a parità di grado di sviluppo dell’economia». Il ministero del Lavoro vuole intensificare i servizi ispettivi soprattutto attraverso un maggiore collegamento tra i servizi dell’Inps, dell’Inail e della propria struttura. «Dobbiamo fare in modo – ha spiegato Sacconi – di consentire agli ispettori di chiedere alle aziende che visitano informazioni anche per gli altri. In edilizia – ha proseguito – stiamo studiando l’ipotesi di estendere ai privati gli obblighi che valgono per il pubblico ovvero la congruità dei versamenti contributivi rispetto alle opere che si fanno». Se è vero che i piani individuali di emersione presentati ai Cles (i Comitati provinciali per l’emersione dal sommerso) sono stati soltanto 876 – ha quindi detto il responsabile dei servizi ispettivi del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi – oltre alle 1.700 dichiarazioni presentate fino a novembre scorso, «bisogna tenere anche conto dell’effetto indiretto sull’occupazione» che ha avuto il complesso delle politiche per la regolarizzazione del lavoro. «Negli ultimi sei mesi del 2002 – ha spiegato Pennesi – si sono avute circa 270mila nuove iscrizioni all’Inps: un numero molto superiore a quello che ci si sarebbe aspettati».