Un cavallo di Troia per l’ultima spallata a Corso d’Italia

15/03/2011

È probabile che qualcuno nel governo di centro destra (Maurizio Sacconi), abbia pensato, nelle scorse settimane di dare una specie di spallata definitiva alla Cgil. E per giungere a questo risultato da tempo inseguito ha pensato bene di far leva su una categoria considerata sindacalmente “debole”, quella del terziario e del commercio. Un pezzo imponente del mondo del lavoro, con i suoi tre milioni di donne e uomini comprendenti le mansioni più diverse: dagli agenti immobiliari alle commesse dei supermarket, ai camerieri degli alberghi, ai bagnini, ai parrucchieri, ai portieri. Ovverosia il mondo del terziario, del turismo, dei servizi. L’industria del tempo libero e del sostegno alle persone. Con dentro, spesso, una marea di atipici e precari. L’occasione è stata data dal rinnovo del contratto di lavoro. Ad un certo punto della faticosa trattativa il ministro Sacconi ha chiesto d’inserire nell’intesa un paio di elementi scatenanti ovverosia il recepimento integrale dei contenuti dell’Accordo confederale e separato firmato da Cisl, Uil nel 2009, nonché i contenuti del “collegato lavoro” approvato dal governo di centrodestra e fortemente criticato dalla Cgil. L’intento era quello di obbligare-convincere la Filcams (il sindacato di categoria aderente alla Cgil) a firmare il tutto sconfessando così la casa madre guidata da Susanna Camusso. Avevano creduto che Franco Martini, a capo della Filcams, considerato da sempre un serio riformista, fosse portato ad accettare l’imposizione. Così non è stato. Martini che spesso ha saputo polemizzare anche con posizioni come quelle sostenute da dirigenti della Fiom, (una specie di anti- Landini),non è stato al gioco. Proprio da serio riformista ha spiegato che con quel diktat si accettava un meccanismo (Ipca) che inficiava il potere d’acquisto (è prevista la bellezza di 86 euro d’aumento salariale in tre anni) e si introduceva la possibilità di deroghe onde indebolire il contratto nazionale. Altri aspetti indigeribili riguardavano la salute (peggiorando il trattamento pagato per i primi tre giorni di malattia), mentre col collegato lavoro, si dava il via libera all’arbitrato di equità per i contratti individuali. Dulcis in fundo: una blindatura della contrattazione aziendale. Che fare a quel punto? Martini ha chiesto che almeno si sentisse il parere dei lavoratori interessati. Non avevano fatto così anche per Mirafiori? Non ci sono state risposte positive. Anzi proprio ieri Angeletti (Uil) e Bonanni (Cisl) hanno sostenuto di non essere preoccupati per la defezione della Cgil. In tempo di crisi bisogna ingoiare quel che passa il padrone (e soprattutto Sacconi). Ha scritto sul “Diario del lavoro” Gaetano Sateriale (Cgil) come l’attuale governo si sia posto l’obiettivo di «omologare a sé Confindustria, Cisl e Uil, considerandoli interlocutori privilegiati ed esclusivi, e confinare la Cgil all’opposizione». E Cisl e Uil «per calcolo o per inerzia, si prestano a questa trasformazione genetica del sindacalismo italiano». Anche se certo «non è di questo che ha bisogno, oggi, il paese».