Un caso Fiat anche nei servizi, ma ignorato

20/11/2002

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
275, pag. 6 del 20/11/2002
Antonio Giancane



Procedure di mobilità per 16 mila lsu.
Un caso Fiat anche nei servizi, ma ignorato

La notizia è clamorosa. A partire dal prossimo 1° gennaio migliaia di scuole e 850 mila studenti rischiano di restare senza servizi di pulizia. Non basta: sono state avviate le procedure di mobilità per circa 16 mila lavoratori impegnati nell’erogazione di servizi di pulizia in 2.300 istituti scolastici, collocati per l’85% nel Mezzogiorno.

Come dire, anche i servizi hanno il loro caso Fiat.

Con la differenza che la crisi del colosso automobilistico torinese ha un rilievo nazionale, mentre quella dei servizi di pulizia pur imponente non riesce a ´bucare’ le prime pagine, salvo che nei settori direttamente coinvolti: organizzazioni imprenditoriali, consorzi nazionali, imprese, associazioni dei consumatori e sindacati. Anche in questo caso i licenziamenti non si contano ma si pesano, e gli 8 mila esuberi alla Fiat pesano molto più dei 16 mila addetti alla pulizie nella scuola.

Tuttavia se da un lato c’è una spiegazione (le automobili Fiat non si vendono), non si capisce perché dall’altro le nostre scuole sono destinate all’abbandono.

Il motivo è rintracciabile, sia pur a fatica, nella vicenda dei lavoratori socialmente utili. I ´lavori socialmente utili’ sono una forma di occupazione sussidiata, sconosciuta in Europa, che in Italia interessa circa 140 mila soggetti, con un elevato costo diretto (sul bilancio pubblico), e indiretto a causa delle distorsioni nel mercato della produzione dei beni e segnatamente in quello dei servizi. In particolare, il settore dei pubblici servizi di rilevanza locale prevede una presenza sempre più aggressiva di questo tipo di imprese, con elevata frammentazione del mercato, irregolarità delle gare, inefficienza economica.

Questo porta a un’allocazione sempre più distorta di risorse pubbliche in investimenti peculiari dell’iniziativa privata, mentre quest’ultima si è ritirata dinanzi a forme di concorrenza di per sé anomala.

C’è un modo economicamente efficiente e socialmente accettabile per uscire da questa trappola dei lavoratori socialmente utili? Negli anni sono stati esperiti vari tentativi. Uno di questi, forse il più originale, prevedeva la stabilizzazione di 16 mila lavoratori presso imprese private e cooperative in base a una convenzione tra ministero dell’istruzione, ministero del lavoro, Italia lavoro, Confindustria, Lega coop e Confapi. Alla base dell’accordo l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori lsu presso le aziende, cui veniva assicurato un maxi-appalto per i servizi di pulizia su 2.300 plessi scolastici dal 2001 al 2006.

Detto e fatto. I lavoratori trovano un nuovo impiego e l’accordo viene ratificato con una convenzione quadro quinquennale suggellata in un decreto dell’aprile 2001 e in tal modo l’enorme serbatoio degli lsu viene ridotto del 10%, con il transito nel settore privato di questi addetti, cui viene anche assicurata un’adeguata formazione professionale. Insomma, ci si muoveva per chiudere l’esperienza dei lsu e trovare soluzioni definitive fuori dalla pubblica amministrazione. Certo si potrà obiettare che il governo di centro-sinistra, artefice dell’accordo, aveva dribblato disinvoltamente il mercato evitando di bandire regolari gare d’appalto, ma in questo caso il fine (avviare lo svuotamento del lago degli lsu) sembrava giustificare i mezzi. Oltretutto, si riuscivano in questo modo a evitare conseguenze in termini di ordine pubblico e inevitabili agitazioni che una decisione più drastica avrebbe provocato in alcune regioni a elevata disoccupazione.

Ora si volta pagina. Per garantire le scuole pulite il governo della Casa delle libertà prevede nella legge finanziaria regolari bandi d’appalto, nei quali si dovrà dare la precedenza ai lavoratori socialmente utili attualmente a carico dei comuni. E gli altri cui era stato promesso lavoro fino al 2006? Missing, scomparsi.

E dire che più di 6 mila addetti riguardano la sola Campania e ben 1.300 la Sicilia, più numerosi dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese.

Così va il mondo: a differenza dei metalmeccanici dell’Avvocato, per questi 16 mila lavoratori del terziario non c’è stata finora né attenzione né tantomeno ammortizzatori sociali. L’amnesia sociale che sembra circondarli non la dimenticheranno facilmente. Qualcuno direbbe: è il mercato, bellezza! Ma si potrebbe ragionevolmente obiettare che gli impegni, anche se sottoscritti da un governo precedente, vanno in qualche modo rispettati. Anche se a prezzo di qualche compromesso con l’ideologia.

Antonio Giancane