Un brodino per le retribuzioni

30/10/2003


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  economia e lavoro


30.10.2003
Un brodino per le retribuzioni
Salari in rimonta (+2,7%) grazie ai contratti, ma l’inflazione è più alta
di Marco Tedeschi

MILANO È una rincorsa anomala, nella quale l’inseguitore è divenuto la preda e viceversa. Stiamo parlando dell’andamento dei salari e dell’inflazione. In un Paese con un’economia tonica, i primi crescono ad un ritmo superiore al costo della vita, aumentando così la capacità di risparmio e di spesa delle famiglie. Nell’Italia berlusconiana
le cose vanno esattamente al contrario, e così ci si ritrova quasi a festeggiare un dato che dovrebbe invece indurre a rinnovate preoccupazioni.
L’Istat ha comunicato ieri che a settembre le retribuzioni sono salite
dello 0,2% rispetto al mese precedente. Le retribuzioni contrattuali orarie segnano adesso un incremento del 2,7% su base annua.
Un dato migliore di quelli analoghi registrati nei mesi precedenti, ma
comunque ancora inferiore all’inflazione prevista in Italia nel 2003 dall’Unione europea, stimata al 2,8%. Come dire che il potere d’acquisto delle famiglie non accenna affatto a risalire, con le prevedibili conseguenze sull’andamento dei consumi che, a
ridosso del periodo natalizio, rischiano una brusca discesa.
Tornando ai dati diffusi ieri, la variazione tendenziale delle retribuzioni contrattuali orarie risulta per l’esattezza la più alta da giugno 2002. L’aumento congiunturale, invece, incorpora gli effetti economici determinati dagli aumenti tabellari previsti da alcuni contratti vigenti e dall’entrata in vigore di due nuovi accordi. I primi includono i miglioramenti pro grammati per i dipendenti delle scuole
private e per quelli delle imprese di smaltimento rifiuti. A questi si aggiungono anche i primi effetti economici per i dipendenti regolati dal contratto delle attività ferroviarie e da quello delle imprese esercenti servizi di telecomunicazioni. Insomma, il rinnovo dei contratti resta l’unica arma in mano ai lavoratori per difendersi
dall’inflazione e, più in generale, dalla stagnazione economica.
«Nell’interpretare l’aumento acquisito dalle retribuzioni contrattuali
- ha precisato l’Istat – si deve tener conto che al termine di settembre
2003 risultano in attesa di rinnovo 18 accordi collettivi nazionali, riguardanti 3,6 milioni di lavoratori dipendenti, che in termini di monte retributivo contrattuale rappresentano il 28,6% dei contratti osservati».
Sulla base della dinamica registrata nei mesi precedenti e dei contratti
in vigore alla fine di settembre 2003, l’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia ha acquisito per l’anno 2003 un incremento del 2,2% rispetto al 2002: dell’aumento complessivo, 0,6 punti percentuali sono dovuti agli effetti di trascinamento conseguenti all’evoluzione registrata dall’indice nel 2002, mentre la restante parte riflette i miglioramenti retributivi erogati nel 2003.
Gli aumenti tendenziali delle retribuzioni contrattuali orarie superiori alla media si sono avuti nei settori: tessile, abbigliamento e lavorazione pelli, attività radiotelevisive (entrambe il 4%); lavorazioni minerali non metalliferi (3,6%); metalmeccanica e poste e telecomunicazioni (entrambi 3,3%); carta, editoria e grafica (3,2%); trasporti (3,1%) ed alimentari, bevande e tabacco e pubblica amministrazione (entrambe 3%). Incrementi decisamente inferiori alla media si sono registrati invece in agricoltura (1,9%), gomma e plastica (1,8%), commercio (1,3%) ed assicurazioni (0,2%).
«Sul fronte dei prezzi si sta ricreando un gap tra inflazione italiana e quella delle principali economie europee – è stato il commento della Fiom -. Ciò non può in alcun modo essere addebitato all’evoluzione delle retribuzioni che, specie nel manifatturiero, mostrano di non essere in grado di reggere il passo con l’inflazione». Per la Fiom «l’Italia nel contesto internazionale rappresenta l’unico paese,
escluso il Giappone (+1,3%), nel quale le retribuzioni crescono sistematicamente meno dell’inflazione: +2,1% contro, ad esempio, il 6,1% del Regno Unito o il 5,4% degli Usa.