Un brodino per il Pil, cresce ancora il debito

13/05/2010

Il debito sale, le entrate fiscali calano. Pessime notizie per uno Stato dalle casse già esangui, e che si appresta ad una manovra che vale all’incirca 25 miliardi (di cui peraltro il ministro Sacconi non ha sentito parlare: «che influisca già quest’anno non mi risulta», dice). Di fatto, il debito pubblico continua ad aumentare, e a marzo arriva a 1.797,653 miliardi di euro contro i 1.794,978 di febbraio, tornando a sfiorare il record toccato ad ottobre (1.800 miliardi).
Di contro, nel primo trimestre 2010 le entrate tributarie si sono fermate a 79,672 miliardi, l’1,6% in meno rispetto al primo trimestre 2009, con un lievissimo incremento nel mese di marzo a 26,193 miliardi contro i 26,124 di un anno prima.
NESSUNA RASSICURAZIONE
L’ultimo Bollettino sulla Finanza pubblica della Banca d’Italia non è affatto rassicurante, ancor meno in tempi di stretta al Patto di stabilità europeo, con l’introduzione, tra le altre misure, del vincolo del parametro anche sul debito, oltre che sul deficit. La «buona» notizia, si fa per dire, viene dall’Istat: nel primo trimestre l’economia è cresciuta dello 0,5%rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto allo stesso periodo 2009. Ad oggi, la crescita acquisita
per quest’anno è dello 0,6%. Decimali, certo, ma in piena crisi sempre meglio di niente. In fondo, il dato congiunturale è il migliore dalla fine del 2006 e quello tendenziale è il migliore dal terzo trimestre 2007. Tanto che per Confindustria l’Italia ha «agganciato la ripresa», anche perché, ben lontana dai massimi pre-crisi, la produzione industriale sta però accelerando (l’Isae parla di un +4% nel secondo trimestre). E secondo il Centro studi dei confindustriali questo aumenta le probabilità di un aumento del pil sopra l’1% già quest’anno. Ma «la strada è ancora lunga», come dice la presidente Emma Marcegaglia, che torna a parlare di «lotta all’evasione fiscale» e per la quale servono «proposte molto specifiche che da una parte taglino la spesa e le pensioni, ma dall’altra riavviino la crescita». Ma il dato peggiore riguarda la disoccupazione, «destinata a salire ancora». «Il tasso di disoccupazione in Italia non ha
raggiunto la punta massima – spiega il Csc – A marzo era all’8,8% della forza lavoro (8,6% in febbraio). Sono negative le attese a tre mesi delle imprese manifatturiere sull’occupazione, suggerendo riduzioni di manodopera ». «Le attese di disoccupazione – continua il Csc – sono molto elevate rispetto ai livelli pre-crisi e ciò contribuirà a frenare i consumi». Resta alto il ricorso alla cig, che nel primo quadrimestre 2010 ha interessato in me- dia l’equivalente di quasi 400mila occupati a tempo pieno. Accelera il processo di ricomposizione: meno interventi ordinari e più straordinari e in deroga. CROLLA IL GETTITO DELLE IMPRESE L’Erario langue, lo certifica pure il Dipartimento delle Finanze, anche se con numeri un po’differenti rispetto a quelli di Bankitalia (questo perché il Tesoro misura il gettito in termini di competenza economica). Nei primi tre mesi ha incassato 83,169 miliardi di euro, con un calo del gettito di 1,130 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2009 (-1,3%). Alcuni dettagli: l’Ire (l’imposta sul reddito) è aumentata dell’1,4% a 572 milioni (giù le ritenute sui lavoratori autonomi dell’1,7%,+3%invece per i dipendenti pubblici). Ma particolarmente negativo è il gettito Ires (l’imposta sul reddito delle società), in calo di315 milioni (-23,3%). In aumento invece l’Iva, con un incremento di 172 milioni, lo 0,8%. Per il Tesoro, l’andamento dell’Ires non è particolarmente significativo «in quanto affluiscono soltanto le entrate relative al secondo acconto versato dalle imprese con esercizio a cavallo dell’anno solare». In altri termini, riflette «la crisi dell’anno passato », e consegue pure all’andamento negativo delle imposte di produzione, consumi e dogane. Va meglio all’Inps che, nei primi quattro mesi del 2010,ha recuperato 1,8 miliardi di euro di crediti, con un aumento del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009 e circa il 9% in più del preventivo fissato per quest’anno. Sono 22mila i lavoratori in nero «scoperti».