Un bonus alle imprese etiche

17/11/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
271, pag. 5 del 15/11/2003
di Teresa Pittelli


Presentati a Venezia il progetto del ministro Maroni e i dati Unioncamere.

Un bonus alle imprese etiche

Il 49% è sensibile alla responsabilità sociale

Bonus fiscali e accesso agevolato al credito per le imprese etiche. Questa la via italiana alla promozione della responsabilità sociale delle imprese, illustrata ieri dal ministro del welfare, Roberto Maroni, ai colleghi europei riuniti a Venezia per studiare un percorso comune sul tema. Maroni ha annunciato l’apertura di un tavolo con le parti sociali, per proporre a imprese, camere di commercio, associazioni e sindacati il progetto italiano. Incassando, sulla proposta, il sì dei sindacati. ´Ben venga il tavolo sulla Cs però’, ha detto Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl, ´è meglio avere fiducia nel dialogo che porre la fiducia’, riferendosi al voto sulla riforma delle pensioni. Voto che Maroni anche ieri non ha escluso. Da uno studio di Unioncamere presentato durante l’incontro di Venezia, intanto, è emerso che un’impresa sue due conosce gli strumenti della responsabilità sociale, come il bilancio etico o la certificazione ambientale, ma solo una su dieci ne impiega almeno uno o lo farà entro il 2004. Il 70% degli italiani, inoltre, chiede etica alle imprese.

- Il progetto del welfare. Avviato nel 2002 in collaborazione con l’università Bocconi di Milano, il progetto del ministero del welfare ´Csr-Sc’ (Corporate social responsability-Social committment) vuole favorire ´la partecipazione delle imprese al sostegno del sistema del welfare nazionale e locale secondo una logica di integrazione pubblico-privato’. E questo attraverso la diffusione di standard per premiare i comportamenti socialmente responsabili e diffondere la cultura della responsabilità sociale delle imprese. Il primo livello (Csr) prevede meccanismi di promozione del comportamento socialmente responsabile delle imprese, come gli accordi tra soggetti privati o pubblico-privati. Nel secondo gradino, invece, quello dell’impegno sociale, un sistema volontario basato su una procedura di autovalutazione permetterà il cofinanziamento di politiche sociali da parte di imprese socialmente responsabili. A questo livello l’azienda, che abbia comunicato il proprio impegno sociale corrispondente a una serie di indicatori, potrà beneficiare del bonus fiscale e dell’accesso agevolato al mercato finanziario attraverso i fondi etici.

- L’indagine Unioncamere. Il 45,9% delle imprese italiane, quasi la metà, quindi, conosce gli strumenti della responsabilità sociale dell’impresa. Mentre il 10% ne adotta almeno uno, o lo farà entro il 2004. Cresce, poi, la domanda di etica alle imprese da parte dei clienti: in cinque anni è passata dal 7 al 30% la richiesta di attestazioni di comportamenti socialmente responsabili. Questi i risultati della ricerca sui modelli di responsabilità sociale nelle imprese italiane, condotta da Unioncamere. Essere socialmente responsabili, secondo Unioncamere, migliora le performance e favorisce la competitività dell’impresa nel tempo. Gli strumenti più conosciuti sono il codice etico (26,2%) e il bilancio ambientale (16,1%). Mentre la riduzione dei consumi energetici (61,5%) e di acqua (57,2%), la certificazione ambientale (51,7%) e lo sviluppo di energie alternative (51,5%) sono, invece, le pratiche ritenute più utili dalle imprese italiane che, una volta sperimentato un comportamento socialmente responsabile, dichiarano nella maggioranza dei casi di volerlo confermare per il futuro. ´La responsabilità sociale è un fattore che accresce la competitività dell’impresa, migliorandone la stabilità e le prospettive di sviluppo’, ha commentato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, ´ma il tema è di grande rilievo anche per lo sviluppo duraturo dei territori, e può rivelarsi una leva di importanza strategica nella rincorsa alla competitività del sistema-paese’. Secondo Sangalli ´il dato confortante è che la maggioranza delle imprese che ancora non conoscono questi strumenti, circa la metà delle 3 mila analizzate, spesso utilizza inconsapevolmente questi strumenti, e potrebbe essere facilmente coinvolta se solo si sviluppasse un’adeguata comunicazione’.