Un anno di mobilitazione contro il governo

23/12/2004

    giovedì 23 dicembre 2004

      Nuova iniziativa dei sindacati che chiedono alle imprese un incontro per affrontare l’emergenza della crisi. Confindustria ha già aderito
      Un anno di mobilitazione contro il governo
      Cgil, Cisl e Uil non si fermano e vogliono convincere Berlusconi a cambiare politica

        Felicia Masocco

          ROMA Il nuovo anno si apre con nuove mobilitazioni per i sindacati confederali che non si rassegnano al muro di gomma opposto dal governo né alla sua pratica di andare avanti disconoscendo il ruolo delle parti sociali, siano sindacati o imprese associate. Stanchi di «aspettare Godot», i sindacati prendono poi l’iniziativa di rivolgersi direttamente a quelle che in genere sono le controparti, ovvero le imprese, per provare ad affrontare con loro l’emergenza della crisi industriale. A Confindustria, Confapi, Artigiani, Cooperative, Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro con la prospettiva di creare «una cabina di regia» e arrivare a soluzioni che possano essere condivise. L’annuncio è stato dato ieri da Epifani, Pezzotta e Angeletti nel briefing di fine anno e a stretto giro di posta è arrivata la risposta di Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria, che ha accolto con favore l’invito convinto dell’utilità di un percorso simile. «Vedremo se si può discutere insieme della crisi industriale e come governare i problemi che ci sono per l’occupazione e le imprese – ha spiegato il leader della Cgil -. Quello che manca è il governo, stiamo aspettando Godot e continuiamo ad aspettare». Per Luigi Angeletti «serve un’alleanza con tutta la parte produttiva del Paese. Dobbiamo far capire all’esecutivo che il Paese deve essere ascoltato».

            Il governo ignora le parti sociali e queste si alleano tra loro, il 2005 potrebbe quindi consolidare il percorso già battuto con il documento comune sulla competitività e con l’accordo sul Mezzogiorno. Entrambi sono stati finora ignorati dall’esecutivo se si esclude l’incontro di ieri convocato dal viceministro dell’Economia, Micciché per cominciare a parlare del Sud. Iniziativa lodevole ancorché tardiva, peccato che gli uffici del viceministro non siano Palazzo Chigi, ed è quello che fa notare Savino Pezzotta. I confronti attesi sulla Finanziaria non ci sono stati, anch’essi dovevano tenersi a Palazzo Chigi, «a manovra approvata con poste definite sarà difficile confrontarsi. A meno che non abbiano nuove proposte. Vedremo», ha detto il segretario della Cisl.

              Cgil, Cisl e Uil non si sono ancora arrese a che le cose vadano avanti così, senza correzioni, e a gennaio porteranno a Roma 5mila delegati del Mezzogiorno, una manifestazione che sarà preceduta il giorno prima da un approfondimento con le imprese, il mondo accademico, gli amministratori locali. Le date fissate sono quelle del 19 e 20 gennaio. Il 15 febbraio l’iniziativa si sposta a Milano, ancora un’assemblea unitaria questa volta dedicata alla crisi del sistema industriale. Ci sono poi un paio di appuntamenti «interni», tesi a fare chiarezza su questioni in cui la dialettica tra le tre confederazioni non manca. Un seminario della tre segreterie affronterà il nodo del rapporto tra sindacato e politica nel sistema bipolare e questo avverrà il 11 gennaio. Si sono insediate ieri, invece, le due commissioni, in incubazione da mesi, sulla revisione del sistema contrattuale e sulle regole democratiche. Una terza commissione prenderà il via a gennaio e si occuperà di politiche sociali e del mercato del lavoro.

                Non c’è dubbio che l’atteggiamento del governo Berlusconi abbia aiutato Cgil, Cisl e Uil a mantenersi unite. Per alcune questioni, tuttavia, il terreno rimane scivoloso: sul modello contrattuale, ad esempio, le divergenze specie tra Cisl e Uil restano, ma l’insediamento della commissione «è un passaggio importante – ha spiegato Epifani – che sottolinea una volontà unitaria». «Tutti e tre diciamo che un ragionamento sui contratti bisogna farlo – ha aggiunto Pezzotta-. È un passo avanti». Ottimista, Luigi Angeletti afferma che «le differenze tra Cgil Cisl e Uil sono assolutamente risolvibili». Avanti, dunque, anche cercando di scongiurare il pericolo che le organizzazioni dei metalmeccanici non trovino un accordo unitario sulla piattaforma per il contratto. Nessuno nasconde che in caso di fallimento non mancheranno ripercussioni sui rapporti tra le centrali sindacali, ma come dice Pezzotta «non si sta pensando di creare un sindacato unico, le differenze ci sono e ci saranno. E anche risolvendo quelle dei metalmeccanici non risolveremmo tutti i problemi». «È evidente – per Guglielmo Epifani – che un mancato accordo tra i meccanici avrebbe ripercussioni sulle confederazioni. Proprio per questo stiamo cercando di dare una mano per spingere verso una piattaforma condivisa. Sarebbe importante sanare le divisioni del passato».