«Un anno di dialogo con i sindacati finora non ha dato alcun risultato»

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

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      CONVERSAZIONE. CON GUIDALBERTO GUIDI

        DI TONIA MASTROBUONI

          «Un anno di dialogo con i sindacati
          finora non ha dato alcun risultato»

            Il documento comune delle parti sociali sul Tfr? «Non è altro che l’applicazione di un accordo concluso prima dell’attuale presidenza Montezemolo ». Guidalberto Guidi, presidente Ancma ed ex vicepresidente di Confindustria, smorza gli entusiasmi sulla piattaforma comune di sindacati, industria e categorie sugli emendamenti alla riforma. E’ «soddisfatto, naturalmente», del risultato, trasmesso ieri al ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ma ci tiene a sottolineare che si tratta di un accordo che ha radici lontane, «nella presidenza D’Amato, anzi, già nella presidenza Fossa». E in
            ogni caso, spiega al Riformista, la comunione d’intenti tra Confindustria e i confederali non lo eccita più di tanto, anzi. «I tavoli in cui si dice facciamo
            tutto insieme mi terrorizzano, francamente. Più o meno come nelle aziende,
            del resto: secondo me nei consigli di amministrazione non devono sedere
            dieci, quindici persone. Meglio cinque, anzi, meglio ancora tre». Ma allora fanno bene l’Abi e l’Ania ad alzare la voce, quest’ultima addirittura minacciando di ricorrere alla Corte Costituzionale se saranno recepite le proposte delle parti sociali? «Certo che fanno bene.Tutelano i loro interessi di parte. Anche la Confindustria dovrebbe pensare solo a tutelare i propri.
            Si sa, poi è il governo che ha la responsabilità di trovare una mediazione». Un modo non troppo velato per dire che la linea neo-concertativa di Montezemolo non le va giù, insomma? «In Giunta, l’altra volta, l’ho detto chiaramente: rispetto alla presidenza D’Amato, questa apertura al dialogo con il sindacato,mi dispiace dirlo, ma non ha prodotto nulla. Dopo un anno, se
            dovessi fare un bilancio tra profitti e perdite, nella colonna profitti scriverei zero».

            Anche il futuro, secondo Guidi, non riserverà grandi sorprese, almeno sino alle politiche: «A settembre si comincerà a parlare di elezioni e sinceramente ho il timore che fino a giugno non si farà più niente». Anche questo è un modo non troppo indiretto per dire che Montezemolo rischia di arrivare alla verifica di metà mandato con un nulla di fatto. E tutto ciò, avverte l’ex responsabile delle relazioni industriali di Confindustria, «mentre stiamo attraversando non una crisi,ma una vera e propria mutazione genetica del fare industria». In che senso? «Il problema fondamentale è guardarci intorno
            e vedere qual è la situazione nel resto del mondo: noi stiamo all’interno di una competizione globale che somiglia molto al gioco del rugby. Si danno calci, ci si accapiglia, ci si contende la palla strappandola di mano all’avversario. E non possiamo pretendere di partecipare a questo gioco con le regole della pallamano…». Come giudica la recente decisione della Cina di sganciare lo yuan dal dollaro, che produrrà secondo gli analisti uno strisciantissimo ma sospirato apprezzamento della valuta cinese? «Dalle mie parti si dice: meglio che un calcio negli stinchi. Però la sostanza non cambia. Lì c’è anche questo annoso problema della contraffazione. Sa che in metà oriente si produce
            un condensatore identico a quello che produco io di nome “Docati”? Roba da
            matti, quando l’ho scoperto ero inferocito». E’ superfluo ricordare qui che Guidi è anche presidente della Ducati energia. «La sfida – conclude – è globale, e non possiamo più far finta di nulla». Come giudica allora l’attuale guerra nel sistema bancario italiano, giocata anche in nome della difesa dell’italianità del sistema creditizio? No, su questo Guidi taglia corto: «la Banca d’Italia è un’istituzione autorevole, una struttura portante del nostro paese, bisogna fare molta, ma molta attenzione quando la si attacca».

            Tornando ai rapporti col sindacato, un altro tema di grande attualità è la riforma dei contratti. «Lì ho già detto quello che penso: se ne parlerà a settembre, se ne parlerà nelle prossime riunioni di Giunta, ma le piccole e medie imprese hanno già detto la loro: non vogliono il secondo livello
            obbligatorio. E anche secondo me non è necessario stravolgere gli accordi nel
            ’93. Secondo me bisogna attuare una “manutenzione”, anche se profonda, degli accordi di luglio».