Un altro scatto dell’occupazione

27/06/2002




Giovedí 27 Giugno 2002

Mercato del lavoro – Per l’Istat ad aprile aumento di 383mila unità (+1,8% sul 2001) – Disoccupazione al 9,2%
Un altro scatto dell’occupazione
Crescono i posti nel Mezzogiorno (+1,9%) e anche l’industria torna ad assumere

Elio Pagnotta

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – La crescita del mercato del lavoro non si concede pause e anche in aprile l’occupazione ha fatto registrare un aumento di 383mila addetti su base annua, mentre la disoccupazione resta ai minimi storici (9,2%) e si colloca mezzo punto più in basso di quella tedesca (9,7%). Un miglioramento confermato dal fatto che ormai non è solamente la spinta dei lavori atipici a determinarlo ma anche – e soprattutto – l’avanzata dell’occupazione "classica", permanente a tempo pieno. L’aumento è dunque generale e nell’aprile 2002 ha toccato l’1,8% su base annua (+0,2% rispetto a gennaio), per un totale di 21 milioni e 757mila lavoratori, il massimo storico dall’ottobre ’92. La controprova viene dalla prosecuzione – anche se su ritmi meno sostenuti che in passato – della diminuzione della disoccupazione, che abbassandosi a 2 milioni e 209mila unità cala del 2,7% (-0,6% rispetto a gennaio) allungando al tredicesimo risultato utile una serie positiva iniziata nell’aprile del 1999. E queste non sono le uniche indicazioni positive che emergono dai dati di aprile: ad esempio, buone notizie continuano ad arrivare anche dal Mezzogiorno, dove l’occupazione ha fatto registrare un aumento dell’1,9% e i senza lavoro sono calati dell’1,3%, e dall’industria, tornata ad assumere dopo tre trimestri in rosso. Tra i diversi settori, c’è comunque da segnalare il nuovo, forte incremento dell’occupazione nei servizi (+2,5%), che ha così assecondato il ritorno alla crescita dell’industria (+1,3%), neutralizzando contemporaneamente la flessione dell’agricoltura (-3,7%), giunta al terzo passo falso consecutivo. Favorevoli anche i dati destagionalizzati: congiunturalmente (e cioè rispetto al gennaio 2002), l’occupazione è salita dello 0,2% (+38mila unità), mentre la disoccupazione è diminuita dello 0,6% (-14mila unità). Secondo l’Istat, nel gennaio 2002 gli occupati sono saliti a 21 milioni e 757mila, mentre le persone in cerca di occupazione sono scese a 2 milioni e 209mila. Sulla crescita dell’occupazione ha influito l’espansione del lavoro dipendente permanente a tempo pieno, che con un incremento di 297mila posti ha segnato una variazione positiva del 2,3 per cento. Meno vivace che in passato ma comunque consistente il contributo del lavoro atipico, che complessivamente ha fornito un "gettito" di 78mila unità (+3,2%) ed ha denunciato cali sul versante dell’occupazione a tempo parziale (-16mila a termine e -9mila permanenti). Cresce, invece, il ricorso all’impiego a termine (+103mila unità). La spinta decisiva alla nuova performance positiva dell’occupazione è venuta come al solito dall’espansione dei servizi (+333mila unità, +2,5%), dove la riduzione degli addetti alla pubblica amministrazione è stata compensata da una crescita netta dell’occupazione negli altri comparti, in particolare nei servizi alle imprese. In aumento anche l’occupazione nell’industria, con un guadagno dell’1,3% (+91mila, di cui 68mila nell’industria in senso stretto). Male invece l’agricoltura, che ha perso altri 41mila addetti (-3,7%). Da sottolineare anche che a crescere in aprile è stata quasi esclusivamente l’occupazione dipendente (+375mila unità, +2,4%), mentre quella indipendente è salita dello 0,1% appena. L’aumento più sostenuto è segnato dalla componente maschile (+199mila unità, +1,5%). Valutazioni differenti di Governo e opposizione. «Dal 1998 è in corso una forte ripresa occupazionale che interessa particolarmente il lavoro dipendente e che tende a trasformare i contratti a tempo determinato in rapporti permanenti – ha affermato Pierluigi Bersani (Ds) -. Se questo processo avviene anche in presenza di una congiuntura debole come quella degli ultimi mesi, ciò significa che il mercato del lavoro funziona». Replica il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Abbiamo ereditato un non mercato del lavoro e ora si deve riformare per favorire al massimo l’incontro tra domanda e offerta. Non si deve pensare soltanto – ha proseguito Sacconi – al tasso di disoccupazione, ma anche a quello di occupazione, che in Italia è uno tra i più bassi d’Europa. I dati sono incoraggianti per la riforma». L’Isae mette in risalto lo sviluppo occupazionale nonostante il rallentamento dell’economia nella seconda parte del 2001.