Un 8 marzo in nome della parità cresce la sfida sulle “quote rosa”

08/03/2004


LUNEDÌ 8 MARZO 2004

 
 
Pagina 3 – Cronaca
 
 
IL CASO
Quest´anno il giorno della donna si presenta soprattutto come un appuntamento politico

Un 8 marzo in nome della parità cresce la sfida sulle "quote rosa"
          Lavoro, carriera, posti in politica: come annullare lo svantaggio femminile?
          GIOVANNA CASADIO


          ROMA – Dice Mafalda, personaggio dei fumetti e una delle ultime icone rimaste del femminismo: «Davvero, papà, l´occhio di Dio ci vede tutti uguali? Ma da quale oculista va?». La parità, ecco. Un tema tornato di moda. Un 8 marzo italiano che dopo tanto privato, slogan provocatori contro la liturgia della festa delle mimose, appuntamenti goderecci e bicchierate tra amiche, si ripresenta come occasione politica. Guardare l´agenda degli appuntamenti di oggi per credere.
          Molto fermento in giro. Analisi sulla sempre più massiccia presenza di donne nel lavoro, nella società («Il maggiore protagonismo femminile», lo definisce un´indagine che l´Istat presenta stamani) e il peso (scarso) che hanno nei luoghi che contano.

          Ma anche la forbice salariale a scapito delle lavoratrici. La difficoltà a conciliare lavoro e figli. Gli stop nelle carriere. Lo squilibrio è così macroscopico che nessuno si azzarderebbe ormai a negarlo. Cosa dire della statistica della pubblica amministrazione in cui un dipendente su due è donna, ma nella dirigenza viene reclutato a stento il 27%? Dei 5 prefetti donna su 103 province; di una sola presidente di Regione (Maria Rita Lorenzetti in Umbria, da tenere a memoria) su 20 "governatori"? Delle 8 sindache di capoluoghi di provincia? Oltre alla rappresentanza parlamentare "minimalista" che è diventata un grido di battaglia: "Siamo peggio del Burkina Faso», ovvero giù giù nella classifica mondiale, nella Ue al penultimo posto con 26 donne su 321 senatori e 71 deputate su 630; 2 ministre nel governo Berlusconi. È vero però che «sta cambiando l´aria» in tutto il mondo sui diritti delle donne, come ha affermato durante la sua visita a Roma il nobel iraniano Shirin Ebadi? L´Italia si attrezza alla parità con le "quote" e molte polemiche.
          Le "quote". Una norma voluta dal ministro delle Pari opportunità, la forzista Stefania Prestigiacomo, è stata approvata dal governo e da domani si vota in commissione affari costituzionali del Senato. Prevede un 30% di candidature "rosa", in via sperimentale, cioè per le prossime due legislature a Strasburgo. Il segretario dei Ds, Piero Fassino aveva già assicurato: «Per parte nostra alle europee le candidate donne saranno il 50%». E lanciato un appello virtuoso: «Chi si candida alle amministrative prometta giunte a metà "rosa"». Sfida accettata in Toscana, a Bologna da Cofferati, in Lombardia. Senza farsi troppe illusioni sullo sbandierato ammodernamento della classe politica attraverso una più massiccia partecipazione delle donne, qualcosa eppur si muove. Lo spiega Barbara Pollastrini, ds. La Quercia ha già pronta una modifica alla norma-Prestigiacomo e la presenterà domani in Parlamento, chiedendo liste al 50% e nomi alternati. Principio accettato da tutto l´Ulivo. Intanto, Prestigiacomo ha mandato in pre-consiglio dei ministri un ddl sul 30% di candidature "rosa" anche alle politiche, ricalcando la proposta di Giuliano Amato e Cinzia Dato da mesi in stand-by al Senato. Bossi farà ostruzionismo? Berlusconi, Fini e Follini rallenteranno? «Sia chiaro – risponde Prestigiacomo – che ormai i partiti saranno giudicati anche dalla presenza femminile nelle liste».
          «L´argomento-donne in tempi di competizione elettorale incerta diventa determinante», argomenta Ilvo Diamanti, politologo. A Emma Bonino, leader radicale che critica la "riserva", alla contrarietà dei leghisti, e a tutti gli altri perplessi, si contrappongono gli entusiasti. È nato ad esempio un comitato per la vigilanza sulla legge paritaria coordinato da Rita Capponi. Scossone pre-elettorale a Napoli in casa ulivista: una lista tutta di donne annunciata da Annamaria Carloni, compagna di Antonio Bassolino. E poi, un Partito donne d´Europa. La strada al cambiamento è stata aperta dall´inserimento delle pari opportunità nell´art. 51 della Costituzione.
          Più lavoratrici. È donna oltre la metà dei nuovi occupati. Anche se il tasso di occupazione femminile, il 42,7% resta il più basso nella Ue (la media è del 55,6%). L´Istat rileva che nel decennio 1993-2003, tra i nuovi occupati la presenza femminile è stata dell´80%.
          Le madri della patria. In edicola gratis comprando un quotidiano oggi il primo volume di "Italiane" biografia di 200 donne che hanno fatto la storia d´Italia. Gli altri due volumi l´8 aprile e l´8 maggio. Iniziativa delle Pari opportunità nel nome della memoria. E il presidente Ciampi nominerà oggi cavaliere della Repubblica, anche una cittadina capoverdiana, Marià Josè Mendes Evora (dipendente di "Italia Lavoro"), per il suo impegno contro la prostituzione e lo sfruttamento dei minori.