Ultimi nel credito al consumo

09/07/2003



Martedí 08 Luglio 2003
Distribuzione




Ultimi nel credito al consumo

Distribuzone – Commercianti e utenti all’attacco: truffe e tassi elevati scoraggiano la diffusone di uno strumento utile al rilancio delle vendite


MILANO – Consumatori e commercianti all’attacco sul credito al consumo, un business in rapida crescita (+21,8% nel primo trimestre 2003, dati Assofin) ma l’Italia sconta un livello di tassi di interesse tra i più alti d’Europa (18,2% medio per acquisti rateali fino a 1.500 euro).
«Le banche – ha denunciato il presidente di Confcommercio Sergio Billè – continuano, nonostante la crisi, a godere di ottima salute, anzi, ad avere la pancia piena. Un risultato lusinghiero. Resta però il fatto che chi sta fuori delle banche, come famiglie, operatori e imprese, continuano ad avere, invece, la pancia vuota e una salute che appare sempre più malferma. Nonostante l’ulteriore riduzione del tasso di sconto, decisa dalla Bce, portato ora al 2%, il credito finalizzato all’acquisto rateale può arrivare fino al 27,4% per acquisti di importo non elevato (in pratica 1.500 euro) cioè sulla soglia di quello che viene considerato un interesse usuraio; il costo dei servizi e delle intermediazioni bancarie resta abnorme e tutto a carico della clientela».
«Il credito al consumo è uno strumento utile – ha aggiunto Mauro Bussoni, vicesegretario nazionale Confesercenti -. Il vero nodo però è che il piccolo negoziante è svantaggiato nel rapporto contrattuale con le banche per il credito al consumo, il potere contrattuale è troppo basso. I tassi oggi praticati sul mercato del credito al consumo potrebbero scendere in maniera sensibile se si facessero degli accordi mirati e a vasto raggio e se gli istituti definissero degli accordi quadro, di settore, che tenessero conto di tutte le condizioni. Sono poi troppo pochi i soggetti che operano sul mercato del credito al consumo».
E secondo la Banca d’Italia a fine 2002 risultavano operative 16 società (di cui 9 di matrice bancaria) due in meno rispetto al 2001. La stagnazione ha poi dato una spinta ai prestiti (8,6 miliardi nei primi tre mesi 2003, con 7,6 milioni di operazioni). «E sono migliaia i cittadini truffati ogni anno da società finanziarie senza scrupoli – ha denunciato l’Adusbef – che pubblicizzano sui mass media prestiti vantaggiosi con bassi tassi di interesse erogabili in 24-48 ore. I consumatori non devono dimenticare mai che la legislazione in vigore, obbliga i soggetti che esercitano il credito al consumo a riportare sul contratto il Taeg (tasso annuo effettivo globale), cioè il tasso effettivo (comprensivo di commissioni, spese, ed accessori finanziari) applicato al prestito erogato».
La polemica sui prestiti si allarga al confronto europeo. Secondo una ricognizione effettuata da Altroconsumo, ad esempio, in Portogallo i tassi oscillano da un minimo del 7,41% a un massimo del 10,59%; in Belgio, invece la forchetta è tra il 4,65% e il 7% per il finanziamento di acquisti di beni durevoli; in Spagna invece si va da un minimo nominale dell’8,75% a un massimo globale del 16,7 per cento. In Francia (dati Asf) i prestiti personali oltre i 1.524 euro hanno un tasso medio del 7,77% con una soglia di usura al 10,38 per cento. Fino a 5mila euro di prestito – secondo un’indagine Confcommercio – il tasso medio in Italia è al 19,3% con una soglia di usura al 29 per cento. Per gli acquisti rateali si oscilla sull’11,2% (oltre 5mila euro), fino a 1.500 euro si oscilla sul 18,2% e si sta sul 15,4% tra 1.500 e 5mila euro. In Gran Bretagna (dati Egg) si oscilla tra il 7,9% e il 13,9 per cento. Insomma quanto basta per posizionare l’Italia tra i Paesi dove il credito al consumo resta comunque tra i più cari.
«Occorre considerare troppe variabili per mettere a confronto le condizioni nei vari Paesi – ha spiegato Gregorio D’Ottaviano Chiaramonti, presidente dell’associazione europea Eurofinas – tenendo conto di inflazione, livello di rischio, politiche commerciali».

VINCENZO CHIERCHIA