Ultime verifiche per il sommerso

22/01/2003



Mercoledí 22 Gennaio 2003


Ultime verifiche per il sommerso

Sanzioni solo dalla Finanza: gli ispettori fino al 21 febbraio si dovranno limitare a proporre la legge sull’emersione

MARCO PERUZZI


ROMA – Nella lotta al lavoro sommerso la vigilanza diventa consulenza. Il piano straordinario di controlli organizzato dal ministero del Lavoro prevede infatti circa 40mila «accessi-diffida» finalizzati non tanto a sanzionare le eventuali irregolarità, quanto piuttosto a promuovere il procedimento di emersione "progressiva". Una sorta di verifica-propagandistica per tentare il rilancio dell’operazione di emersione che, archiviata la prima fase (quella definita "automatica"), non ha ancora prodotto i risultati sperati (si veda «Il Sole-24 Ore» di sabato scorso). In base al piano ministeriale (riassunto nella lettera-circolare del 14 gennaio 2003 inviata agli uffici interessati), dal 27 gennaio al 21 febbraio gli ispettori del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail, coordinati dai Cles (i Comitati provinciali per l’emersione), dovranno programmare le verifiche in maniera tale da non sovrapporsi. Quindi, una volta trovata l’azienda o il lavoratore totalmente in nero, non dovranno sanzionare l’irregolarità, ma ricordare le possibilità offerte dalla legge sull’emersione e proporre, di conseguenza, l’adesione a quella normativa. L’attività sanzionatoria, invece, continuerà – sebbene in maniera più limitata – a essere esercitata dalla Guardia di finanza. L’operazione, almeno nelle intenzioni, si preannuncia vastissima. In meno di un mese gli ispettori dovranno effettuare circa 40mila verifiche. Impegnati saranno soprattutto gli uffici in Sicilia (4.100 ispezioni previste), Lombardia (4mila), Campania (3.800), Lazio (3.700), Calabria (3.300), Puglia (3.200) e Veneto (3mila). Anche se in misura più contenuta, gli accessi-diffida saranno comunque intensi anche nelle altre Regioni. In tutti i casi, l’obiettivo dichiarato è quello di «promuovere il procedimento di emersione progressiva». Si spiega così, del resto, il limitato periodo di tempo dedicato all’operazione. Finita il 30 novembre scorso la prima fase dell’emersione (quella "automatica", che ha portato 1.794 aziende a uscire allo scoperto), si apre adesso quella progressiva. Arbitri di questa seconda fase sono i Cles, ormai costituiti in tutta Italia con la sola eccezione di Milano. Ai nuovi organismi i datori di lavoro interessati alla regolarizzazione dovranno consegnare entro il 28 febbraio il «Piano individuale di emersione». Fissare al 21 febbraio il termine degli «accessi-diffida» significa in pratica concedere ai datori di lavoro trovati non in regola almeno una settimana di tempo per predisporre quel documento. I piani individuali costituiscono la prima tappa di questa seconda fase. I Cles dovranno esaminarli procedendo secondo l’ordine cronologico di presentazione ed eventualmente approvarli entro 60 giorni. Un termine comunque non perentorio. Il ministero del Lavoro ha infatti precisato (circolare 64 del 30 dicembre 2002) che non vale, alla scadenza di quel periodo, il silenzio assenso e che l’approvazione del piano può comunque avvenire oltre i due mesi dalla presentazione. In questo modo i Cles potranno adottare tutte le iniziative utili a favorire il percorso di emersione. Che dovrà in ogni caso concludersi entro il 15 maggio: entro quella data, infatti, i datori di lavoro dovranno presentare all’agenzia delle Entrate la vera e propria dichiarazione di emersione.