Ultime della classe, le pulitrici

02/02/2001




02 Febbraio 2001

Ultime della classe, le pulitrici
Senza contratto da due anni, le dipendenti delle imprese di pulimento si riconoscono nei protagonisti del film di Ken Loach "Bread and Roses". Un’iniziativa della Filcams-Cgil
MANUELA CARTOSIO – MILANO

Assemblea sindacale con cinema, ieri mattina all’Anteo. Se la categoria è quella dei "pulitori" (meglio sarebbe dire delle "pulitrici", data la prevalenza femminile), il film che cade a fagiolo è l’ultimo di Ken Loach, Bread and Roses, storia agrodolce di lotta dei janitors a Los Angeles. Iniziativa della Filcams Cgil per dire: vogliamo il pane, le rose e anche il contratto (le trattative languono da quasi due anni). E per dare visibilità agli invisibili che puliscono – spesso di notte – palazzi, uffici, ospedali, aeroporti. "Sai una cosa? Penso che questa divisa renda invisibili", dice nel film una pulitrice nera alla protagonista Maya, che ha appena fatto il salto dal Messico. La platea conferma e una voce femminile postilla: "Ti vedono solo quando vai a prendere il caffè o fumi una sigaretta". Ci si specchia nello schermo, quando la collega più esperta insegna alla pivellina Maya come si accompagna "ballando" la lucidatrice. E il "sì se puede" cantato dai janitors per festeggiare la vittoria sui capetti, guardiani e avvocati padroni del grattacielo non ha bisogno di traduzione: si possono ottenere salari più decenti, diritti, dignità, se si lotta insieme.
"Non siamo al grado zero come a Los Angeles, dove il sindacato per entrare in un’azienda deve fare una fatica dannata, però le somiglianze sono parecchie", dice Angelina Ciccia, delegata della Pedus Service, appalto di pulizie all’ospedale di Cuggiono. "Alla fine del mese ti manca sempre qualcosa in busta paga, se non sei mobile come vogliono loro ti fanno i dispetti come i bambini, la tredicesima te la calcolano sul part time di 20 ore anche se ne lavori 40 e per la mensa ti danno 3 mila lire. Al mese, sia chiaro, non al giorno". Romina – pure lei dipendente della Pedus – ha un attestato di "panificatore-pasticcere" nel cassetto da sei anni, fa le pulizie all’Asl di Parabiago perché "non si trova niente di meglio". Non è il massimo della vita, ma sa che "quelli che lavorano nelle piccole imprese e nelle cooperative fasulle stanno ancora peggio, sono pagati in nero, non hanno la tredicesima e spesso lo stipendio lo prendono con mesi di ritardo". Quando arriva, perché quello delle pulizie è un mondo con una spiccata tendenza al banditismo.
Isolabella è una delle imprese di pulizie più vecchie sulla piazza milanese. Tra i tanti appalti ha quello per le pulizie all’Eni di San Donato. Dove, dice un lavoratore, "siamo un po’ più rispettati che a Los Angeles, però gli stipendi sono bassi, un milione e mezzo per un tempo pieno. Non so spiegarmelo perché ogni volta per fare il contratto si debba fare così tanta fatica. Sarà perché la maggior parte dei lavoratori tiene la testa nel sacco". "Gli impiegati dell’Eni non ci filano, c’è un abisso tra noi e loro", afferma Gianfranco Foletti. E le differenze, ammette, ci sono anche tra i pulitori. Isolabella tre anni fa ha vinto la gara al massimo ribasso, poi "per starci dentro" ha subappaltato pezzi di lavoro a delle cooperative "che la gente la paga la metà di noi". Perentoria l’indicazione di Maria Grazia, delegata Filcams all’Isolabella: "Per fare il contratto ci vuole la lotta dura, l’oretta di sciopero ha come unico effetto dieci mila lire in meno in busta paga. Voglio vederli sommersi dalla spazzatura questi manager con la 24 ore. Allora sì che Milano si fermerebbe".
Lia Magistrelli, 59 anni, da una dozzina fa le pulizie all’ospedale San Carlo (da luglio l’appalto l’ha preso Milano Fulgida), dichiara un’unica aspirazione: "andare in pensione, mi manca un anno e ho le spalle rovinate". Più degli acciacchi, forse, brucia la scarsa considerazione: "Noi delle pulizie siamo calcolati una nullità, e non parlo dei padroni, parlo della società in generale". Stringe i denti per arrivare alla pensione anche Ortensia Frigerio, che lavora all’ospedale Buzzi, 950 mila lire al mese per un part time di 5 ore, tre sabati e due domeniche lavorative ogni mese. "I committenti hanno grosse responsabilità. A loro interessa il bilancio, non la qualità del servizio. Danno l’appalto a chi fa il prezzo più basso, poi se ne fregano se c’è lo sporco". Quello delle pulizie è un lavoro che "ti degrada", chi lo fa è ricattabile economicamente. "Io cerco di convincere la gente che, come si vede nel film, tocca a noi migliorare la nostra vita. Ma la paura di essere licenziati è forte e questo ci frega".