Ultimatum e scontri

11/01/2011

La settimana Fiat è di quelle da tenere tutti con il fiato sospeso: lavoratori, sindacalisti, analisti finanziari e politici. Ma non l’attivissimo amministratore delegato che, in attesa di sapere come andrà il referemdum a Mirafiori, si sta occupando a tempo pieno delle faccende americane del gruppo. Ieri, ad esempio, ha comunicato che il Lingotto è salito in breve dal 20 al 25% di Chrysler e che «ci sono tutte le condizioni per salire al 51% entro l’anno». Anzi, ha puntualizzato Sergio Marchionne, «Fiat ha le risorse finanziarie per farlo anche adesso se necessario».
LA SCALATA IN CHRYSLER
La società di Detroit, infatti, ha ricevuto le autorizzazioni regolamentari per iniziare la produzione commerciale del motore Fire nel suo stabilimento di Dundee, in Michigan.
Di conseguenza, come previsto dall’accordo operativo del 2009, il peso del gruppo torinese nella proprietà è automaticamente aumentato del 5%, e presto potrebbe crescere fino al35%con il raggiungimento di due ulteriori obiettivi di produzione. Risultati incoraggianti, sulla cui onda lunga si prepara anche un possibile sbarco americano di Alfa Romeo «probabilmente nel 2012». Dunque, non ci sono intenzioni di vendere. «Non si vende assolutamente niente. Chiuso il discorso Ferrari, chiuso quello di Iveco» ha poi assicurato Marchionne. Confermando quanto già detto dal presidente del gruppo John Elkann: «Anche se ci offrono un sacco di soldi, abbiamo investito troppo».
UNA CHIAREZZA INCREDIBILE
Per quanto impegnato negli Stati Uniti, l’amministratore delegato di Fiat non ha potuto comunque trascurare le vicende italiane a pochi giorni dalla loro definizione conclusiva con la consultazione dei lavoratori su una proposta per Mirafiori definita «di una chiarezza incredibile». Anche solo per ribadire quanto già detto: «Se al referendum di Mirafiori ci
sarà il 51% di sì, l’investimento si fa. Se non si raggiunge il 51% salta tutto e andiamo altrove».Oper aggiungere nuovi dettagli: «Essere trattati così in Italia è osceno. Fiat ha moltissime alternative nel mondo, e se il referendum non passerà ritorneremo a festeggiare a Detroit». Alternative come Brampton in Canada, «dove – ha raccontato Marchionne – c’è un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là. Stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare sei giorni alla settimana». Certo, il confronto con un certo sindacato italiano non regge. «Non voglio entrare in polemica con Landini perché non risolviamo niente, ma è impossibile discutere con qualcuno che considera qualsiasi cosa che facciamo illegittima». E a proposito degli insulti a lui rivolti, comparsi a Torino in questi giorni: «Sono fuori posto. Non è questione di un mio coinvolgimento personale, ma riflettono la mancanza di civiltà. Siamo fiduciosi che prevalga l’aspetto razionale e l’ideologia politica resti fuori dalla fabbrica».