Ultima lezione, il decentramento

20/03/2003



              Giovedí 20 Marzo 2003
              ITALIA-POLITICA


              Ultima lezione, il decentramento

              Tiraboschi, Dell’Aringa e Weiss ripercorrono le intuizioni recenti dello studioso

              MASSIMO MASCINI


              DAL NOSTRO INVIATO
              MODENA – Era il decentramento legislativo la chiave di volta alla quale Marco Biagi pensava si dovesse ricorrere per rivedere profondamente il farraginoso sistema delle politiche del lavoro. Un decentramento che potesse comunque sempre contare su un corpo di norme statuali cornice, ma lasciando alle Regioni e alle istituzioni locali ampia possibilità di intervento per arricchire quelle disposizioni. Una via per giungere anche alla ridefinizione del modello contrattuale, perché sempre ampio doveva essere l’apporto delle parti sociali, in un quadro differente da quello attuale, che desse spazio alla contrattazione collettiva, svolta però su più livelli, in particolare su quello territoriale, dove, diceva Biagi, si incontrano i flussi di manodopera, si estrinsecano le richieste di professionalità, si genera la ricchezza. Nell’anniversario della sua barbara uccisione è parso giusto ai suoi allievi e ai suoi amici ricordare questo aspetto rilevante della sua elaborazione, di grande attualità adesso che tutte le parti sociali hanno avviato la loro riflessione sui possibili cambiamenti del modello di contrattazione. Soprattutto adesso che ci si rende conto in maniera sempre più vistosa che la moneta unica non basta più per fare l’Europa, che occorre allargare l’azione ad altri campi, primo tra gli altri quello delle politiche del lavoro e delle relazioni industriali. Per questo ieri e oggi giuslavoristi e politici, ma anche e soprattutto uomini di azienda e sindacalisti di tutto il mondo si interrogano all’Università di Modena per capire come il decentramento possa davvero costituire la nuova frontiera delle politiche del lavoro. Che ce ne sia bisogno lo hanno illustrato ampiamente gli interventi di ieri. La precisa ricostruzione da parte di Michele Tiraboschi del pensiero di Marco Biagi, il suo maestro, le indicazioni di Carlo Dell’Aringa, le osservazioni del presidente dell’Iira Manfred Weiss. E in particolare i contributi di quattro studiosi, Carmen Agut Garcia, Janice Bellace, Veronique Marleau, Serghey Mavrin, che hanno illustrato i sistemi di decentramento delle politiche del lavoro nei loro paesi, Spagna, Stati Uniti, Canada e Russia. Proprio dai loro interventi è emersa la grande varietà di possibilità legislative e la necessità di un coordinamento, almeno in Europa. Coordinamento, però, nulla di più, come ha ammonito Weiss, che ha ribadito come siano da escludere, almeno nel medio periodo, ipotesi di contrattazione europea. Le diverse legislazioni, ha detto, possono coordinarsi e questo l’Etuc e l’Unice, le formazioni europee di sindacalisti e imprenditori, già fanno con azione di lobby, ma nulla di più. Gli interventi di oggi ci diranno cosa intanto è possile fare al livello nazionale, quali strade imboccherà il decentramento. Tiraboschi già ieri ha peraltro indicato alcuni possibili sbocchi. Soprattutto ha ricordato come Biagi insistesse sempre molto sulla necessità di superare, grazie anche allo Statuto dei lavori, la contrapposizione esistente tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, guardando sempre agli esiti di questi interventi, alle tutele per i lavoratori.