Ulivo: il boom degli occupati è un bluff

30/06/2003

29 GIUGNO 2003

 
 
Pagina 28 – Economia
 
 
Ulivo all´attacco sul lavoro: il boom degli occupati è un bluff
          Gli economisti on line della Voce.info: nel Mezzogiorno il trend è pressoché piatto

          ROMA – Tre giorni fa il centrodestra non stava nei panni alla notizia – di fonte Istat – che l´occupazione italiana era in crescita, ad aprile del 2003, di 301 mila unità e portava così la base lavoratori oltre quota 22 milioni. Il ministro Maroni, il sottosegretario Sacconi e uno stuolo di parlamentari del centrodestra hanno subito lodato le «politiche, le strategie del governo» sul fronte caldo del lavoro. Ma fu vera gloria? L´ex ministro Vincenzo Visco, ora deputato ulivista, è convinto del contrario. «Gran parte di questo risultato», spiega Visco, «si spiega con l´emersione del lavoro irregolare piuttosto che con una crescita dell´economia reale». Il fenomeno della emersione, di per sé, è positivo. Ma si tratta, comunque, di posti reali che già esistevano, e non di nuova occupazione in senso stretto. Tra l´altro, il comparto economico che più alimenta il serbatoio dell´occupazione è l´edilizia, che registra un´impennata su base annua del 6,5 per cento. «Niente a che vedere con settori, come l´informatica o le nuove tecnologie, che il Consiglio europeo di Lisbona ha indicato come strategici». Sulla vitalità del settore edile, tra l´altro, hanno influito la sanatoria degli immigrati dell´autunno 2002 e la proroga degli incentivi fiscali alla ristrutturazione edilizia.
          «La verità», continua Visco, «è che la stagione ulivista era riuscita a innescare un circolo virtuoso: noi abbiamo creato lavoro e, nello stesso tempo, il prodotto interno lordo», cioè la ricchezza nazionale, «cresceva a ritmi sostenuti. Oggi invece vecchi e nuovi occupati, inclusi quelli di ultima regolarizzazione, sono chiusi in un circuito asfittico: saranno anche di più, ma la loro capacità di produrre si contrae». Non a caso la crescita occupazionale non riesce a tradursi in una crescita dei consumi.
          Vincenzo Visco poi ricorda le precedenti stime dell´Istat. «Nell´era Berlusconi, la occupazione non è mai cresciuta più dell´1,8 per cento. Un dato molto più basso rispetto al 2,8 o addirittura al 3,2 per cento toccati nella stagione ulivista, durante il governo Amato». A questo proposito, nei giorni scorsi, l´ex ministro Bersani (Ds) ha ricordato che il centrodestra non ha ancora attivato strumenti propri di rilancio dell´economia, anche perché il decreto Biagi non può aver prodotto ancora alcun effetto: «Qualsiasi risultato, inclusi quelli attuali», ha notato Bersani, «è figlio delle politiche del centrosinistra», anche in materia di flessibilità (come il pacchetto Treu del 1997 o la legge sul part-time del 2000).

          Colpisce, poi, la forbice tra Nord e Sud, ancora lei: il Mezzogiorno è fermo, come zavorrato. «E´ l´effetto dell´esaurirsi del credito d´imposta», assicura Visco, «una scelta sciagurata». Su questo dato ragiona anche la "Voce.info". «L´occupazione nel Mezzogiorno è pressoché invariata. La crescita infatti è pari allo 0,1 per cento», nota il sito degli economisti vicini a Tito Boeri, «Questo suggerisce un aumento del divario territoriale e un aumento del dualismo italiano, uno dei problemi critici del mercato del lavoro».

          (a.fon.)