Uil: sull’art. 18 serve una legge La soluzione è il modello tedesco

13/02/2003




Giovedí 13 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO


Uil: sull’art. 18 serve una legge La soluzione è il modello tedesco

In tempi brevi sarà presentata una proposta a tutte le forze politiche

SERENA UCCELLO


MILANO – Non è un "ni", ma per il momento la Uil non si schiera nè per il sì al referendum sull’articolo 18 promosso da Verdi e da Rifondazione Comunista nè per il no. Le indicazioni di voto la confederazione guidata da Luigi Angeletti le darà solo dopo aver valutato tutte le alternative. A cominciare da un progetto che potrebbe concretizzarsi in una proposta di legge e che la stessa Uil discuterà oggi nel corso di una riunione della direzione nazionale. Le linee guida del progetto sono state presentate ieri a Milano e fanno riferimento al patrimonio normativo tedesco in materia di licenziamenti individuali. Il modello è quello messo a punto dal giuslavorista Pietro Ichino e prevede che nel caso di licenziamento per giusta causa sia il giudice del lavoro a decidere di volta in volta, a seconda delle circostanze, se ordinare il reintegro e l’indennizzo o semplicemente l’indennizzo. Una strada che la Uil ritiene percorribile e sulla quale intende far convergere il più vasto interesse possibile, a partire dall’individuazione di una maggioranza politica in grado di portare in Parlamento la proposta di legge, «unica valida risposta questa – dice Angeletti – alle richieste di allargamento delle tutele a tutti i lavoratori». Il fatto poi che i contenziosi «per "licenziamento illegittimo" riguardino meno di mille persone all’anno su circa 20 milioni di lavoratori – ha continuato – non vuol dire che la questione non debba essere affrontata». Anzi per il leader della Uil una «legge ci vuole» e sarebbe preferibile che arrivasse prima del referendum, che l’iniziativa della Uil non punta a «eliminare – ha sottolineato Angeletti – perché noi pensiamo che, qualunque sia l’esito, il problema di estendere le tutele alla grande maggioranza dei lavoratori, resta». Proprio sull’esito del referendum il segretario Uil ritiene «molto probabile» che «qualche sindacato voti sì nel caso non si giunga prima a un accordo». E che quella legislativa possa essere la strada giusta lo pensa anche il segretario dei Ds, Piero Fassino, che ha definito il referendum «sbagliato dal momento che rischia di favorire precariato e lavoro nero, contrappone lavoratori dipendenti a artigiani». Per Fassino «le esigenze dell’impresa minore e la tutela dei diritti dei loro lavoratori non si risolvono con un sì o con un no, ma con leggi, politiche e strumenti che sostengano lo sviluppo». Ecco perché «i Ds e il centrosinistra – ha concluso Fassino – hanno avanzato proposte su cui intendono aprire fin dalle prossime settimane un confronto nel Paese e in Parlamento». L’incontro di ieri è stato, infatti, il primo di un programma che prevede subito un confronto con la Confesercenti e per la prossima settimana incontri con Confcommercio, Confartigianato e Confindustria. Analogamente alla Uil anche il direttivo della Cgil discuterà lunedì 24 febbraio una proposta di legge sull’estensione dei diritti. Mentre per il segretario della Cisl Savino Pezzotta: «Con il Patto per l’Italia abbiamo salvato l’articolo 18 che ora il referendum rischia di mettere in discussione».