Uil: sciopero se cambia l’art. 18

27/02/2002





Uil: sciopero se cambia l’art. 18
ROMA – Con molti mugugni e qualche voto contrario Luigi Angeletti è riuscito a portare la Uil su una posizione di disponibilità a trattare, con l’esclusione però fermissima dell’articolo 18. Se il Governo, afferma un comunicato approvato ieri dalla direzione della Uil, «riproporrà le modifiche proposte sull’articolo 18, la risposta del movimento sindacale non potrà che prevedere lo sciopero generale». Ma su tutto il resto la Uil è pronta a trattare, anzi avanzerà al Governo una «propria proposta di metodo e argomenti». E per sostenere questa sua posizione la confederazione di Angeletti è pronta a mobilitarsi, a partire dal work day del 16 marzo. Una posizione quindi di disponibilità a trattare, che però nasconde una rigidità di fondo, perché sul tema ormai centrale del negoziato, la modifica dell’articolo 18, la Uil non ha ceduto un millimetro. Era impossibile, del resto, qualsiasi altra conclusione, perché tutta la Uil è ferma nel negare la possibilità anche solo di trattare il tema dei licenziamenti. In più, Angeletti doveva tener conto della posizione di importanti settori della confederazione che volevano dalla Uil una posizione ancora più rigida. Il segretario del sindacato del commercio, Bruno Boco, ha votato contro il documento della direzione ritenendolo troppo morbido proprio sul tema del "18". E il fronte della rigidità era molto più ampio, come dimostrano le tre astensioni in direzione (i pensionati e il Friuli), ma soprattutto il dibattito, molto variegato, a tratti duro con lo stesso segretario generale, pure mai messo alle strette. E infatti la novità di questi giorni è proprio questa, la fermezza di molti settori nelle file di Cisl e Uil. L’esecutivo della Cisl ha dato il via a una serie di manifestazioni. La Fim, il sindacato dei meccanici Cisl, è andata oltre e ha proclamato uno sciopero di quattro ore. E molti nella Uil hanno chiesto che la confederazione fissasse fin da adesso una data precisa per lo sciopero generale, da attuare se la situazione sul 18 non si chiarisse in tempo. Giorgio Rossetto, segretario del Piemonte, ha fatto una richiesta esplicita in tal senso. Poi è rientrata, ma ha lasciato il segno nella conclusione della direzione. Il problema della Uil, analogo del resto a quello della Cisl, è quello di non lasciare troppo spazio alla Cgil. È evidente il disappunto per la proclamazione dello sciopero generale da parte del sindacato di Sergio Cofferati, fatta a freddo, senza aver cercato in qualche modo il concerto con le altre confederazioni. «Il pericolo vero – afferma Anna Rea, segretaria della Uil Campania – è che il sindacato si indebolisca nel confronto con Governo e Confindustria. Ma se questo accade, tutta la responsabilità è della Cgil che ha scelto con leggerezza di andare avanti per conto suo. Sul merito sindacale non siamo divisi, abbiamo tutti le stesse idee, non dobbiamo dividerci sul metodo». Silvano Miniati, il segretario dei pensionati Uil, sottolinea come «la posizione della Cgil non abbia lasciato in pratica alcun appiglio alle altre confederazioni». Il risultato è evidente nelle polemiche fortissime che ogni giorno si scambiano i dirigenti delle tre organizzazioni, normali in un momento di forte divisione come quello di queste settimane, ma difficili poi da recuperare. I messaggi che Cisl e Uil stanno inviando alla Cgil sono comunque evidenti anche sullo sciopero generale. Le due confederazioni sanno che sarà molto difficile convincere il Governo a desistere sul "18", ma non possono che andare avanti a trattare, pronte però allo sciopero generale quando il dissenso dovesse divenire palese. A quel punto, se si dovesse giungere a uno sciopero generale, non potrebbe assolutamente avere luogo il 5 aprile, come ha già indicato la Cgil, perché sarebbe una sconfitta inaccettabile. Di qui il lavoro, già avviato, per cercare un’altra data per tutti.
Massimo Mascini

Mercoledí 27 Febbraio 2002