Uil per ora non firma sui contratti a termine

02/05/2001

Il Sole 24 ORE.com


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Prima Pagina – Martedì 1 maggio 2001
    Cofferati: un referendum fra tutti i dipendenti

    Uil per ora non firma sui contratti a termine
    ROMA Il tavolo negoziale sui contratti a termine subisce un’altra defezione dopo quella della Cgil. A sorpresa, infatti, anche la Uil ha deciso che non parteciperà all’incontro di venerdì prossimo in Confindustria per la conclusione della vertenza. Non perché non consideri il documento predisposto un punto fermo, ma perché intende allargare il consenso su di esso prima che diventi impossibile. La Cgil ha apprezzato la decisione. E il segretario Sergio Cofferati ha comunque affermato che un eventuale accordo dovrebbe essere sottoposto con referendum all’approvazione dei lavoratori. Il leader della Cisl Savino Pezzotta si è limitato ad affermare che una decisione in merito verrà presa nei prossimi giorni. Domani, intanto, il Governo incontrerà le parti sociali per tentare di sbloccare il negoziato sui rinnovi contrattuali. Ma ieri si è appreso che anche su questo fronte la trattativa si complica, perché la Cgil considera «esaurito» il negoziato alle Fs.
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Il sindacato di Angeletti non parteciperà all’appuntamento di venerdì – La Cgil apprezza la sceltaLavoro a tempo, la Uil si sfila
Il Governo incontra domani le parti sociali per tentare di sbloccare il fronte dei rinnovi contrattuali
Massimo Mascini
ROMA Si addensano nere nubi sull’incontro di venerdì prossimo in Confindustria per la conclusione della vertenza sui contratti a termine. La Uil ha deciso infatti ieri di non prendere parte a questo incontro. Non perché non si riconosca nel documento messo a punto, ma proprio perché lo considera ormai un punto fermo e vorrebbe allargare l’ambito del consenso prima che sia impossibile. Di qui la decisione di avviare «specifiche iniziative» nei prossimi giorni per «ristabilire condizioni di dialogo tra Cgil, Cisl e Uil basandole sul confronto di merito».
Una mossa a sorpresa del sindacato di Luigi Angeletti che riapre un capitolo che si considerava quasi chiuso. Non a caso la Cgil ha accolto con evidente piacere la notizia, mentre Savino Pezzotta si è limitato ad affermare che una decisione in merito verrà presa nei prossimi giorni. Sergio Cofferati ha comunque affermato che un eventuale accordo dovrebbe essere sottoposto con referendum all’approvazione dei lavoratori.
L’iniziativa della Uil si cala peraltro in un momento particolarmente complesso, nel quale si moltiplicano i tentativi diretti a eliminare problemi. Questo è certamente l’animo con il quale si dovrebbero svolgere domani gli incontri tra Governo e parti sociali per cercare di allentare la stretta dei rinnovi contrattuali. Giuliano Amato vedrà in mattinata i tre sindacati, nel pomeriggio Confindustria, e a tutti chiederà almeno attenzione per il problema dei lavoratori, qualche milione, che attendono ancora il loro contratto.
Un’iniziativa dettata dalla volontà di aiutare chi è in difficoltà, ma forse, è stato del resto sottolineato, con più che una punta di sapore elettoralistico. Per due ordini di motivi. Il primo è che in effetti non siamo di fronte a una situazione contrattuale disperata. Sono coinvolti milioni di lavoratori, è vero, ma la loro situazione non è disastrata. Si tratta per lo più di trattative appena avviate o appena uscite dalla prima fase, quella in cui è fisiologico che le parti si studino. I problemi veri poi non coinvolgono le aziende industriali, ma lo Stato, perché sono alcuni grandi settori del pubblico impiego ad attendere la conclusione delle loro trattative, oppure categorie dei servizi, che stanno adesso uscendo dal monopolio e devono convertire contratti aziendali in contratti nazionali.

In più, c’è da ricordare che i lavoratori in attesa di contratto da un certo momento in poi ricevono la scala mobile carsica, quella prevista appunto per i casi di mancato accordo per i rinnovi. Non è quanto i lavoratori riceveranno con il nuovo contratto, ma ci si avvicina. Il sapore elettoralistico è dato comunque soprattutto dal fatto che non si capisce bene cosa possa provocare l’appello del Governo che già non abbia fatto la pressione degli scioperi avviati o in via di effettuazione. Sembra difficile che la Federmeccanica sia convinta dalla Confindustria, a sua volta convinta dal Governo, a rinnovare il contratto dei meccanici modificando le decisioni delle scorse settimane, evidentemente non prese a cuor leggero, ma sulla base di precise considerazioni economiche e sociali.

Mozione elettoralistica, quindi, non per questo peraltro da condannare in una campagna elettorale difficile come questa, nella quale certo vale sottolineare l’anima sociale di uno dei due schieramenti. Se il Governo volesse davvero schierarsi dovrebbe allora seguire l’indicazione di Claudio Sabattini, il segretario dei meccanici della Cgil, secondo il quale il Governo dovrebbe affermare che le richieste avanzate dal sindacato per quel contratto sono in linea con l’accordo del 1993. «La Federmeccanica — ha sottolineato Sabattini — sarebbe in grave difficoltà». Ma evidentemente questo non è possibile, sia perché non sarebbe normale a Camere chiuse e alla vigilia di un voto così rilevante, sia perché questo sarebbe una violazione dell’autonomia delle parti sociali. Il Governo è custode dello spirito di quell’accordo, ed è giusto che convochi le parti per rammentarlo a tutti, ma un’interpretazione autentica sarebbe fuori luogo.

Martedì 1 Maggio 2001

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