Uil: la concertazione traina lo sviluppo

23/03/2005
    mercoledì 23 marzo 2005
    pagina 4

    Emerge da un rapporto curato dalla Uil
    La concertazione traina lo sviluppo
    Emilia Romagna in cima alla classifica, la Sicilia giù

      di Luca Gentile

      Le regioni più ricche sono quelle che usano il dialogo sociale
      Le regioni italiane più ricche sono quelle in cui si praticano il dialogo sociale e la concertazione. In altre parole, più si è disponibili al confronto più ci si guadagna. Non è solo una frase fatta, ci sono dati e cifre a confermarlo. Sono tutti nel secondo rapporto sulla concertazione regionale, presentato ieri dalla Uil, il sindacato guidato da Luigi Angeletti, che annuncia: esiste in ogni regione italiana una correlazione tra la capacità di decidere insieme alle parti sociali i percorsi di sviluppo e il grado di benessere raggiunto.

      Nelle aree più sviluppate del paese, dove prevale il modello virtuoso della condivisione delle scelte politiche, economiche e sociali, ci sono più dinamismo economico, più competitività e più crescita. ´Non si può non sottolineare’, dice Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil che ha curato il poderoso studio, ´che la classifica delle regioni più virtuose sul piano della costruzione di politiche partecipate non è dissimile da quella relativa alla ricchezza che si crea in quelle realtà’.

        La graduatoria è stata stilata sulla base di una serie di indicatori che vanno dal pil pro-capite al tasso di disoccupazione, al tasso di crescita delle imprese, fino alla percentuale di ´poveri’ sulla popolazione regionale. Scorrendo le posizioni, si ripropone subito il divario Nord-Sud. Ottengono il massimo dei voti tre regioni del Centronord, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Toscana, che insieme a un gratificante ´ottimo’ in concertazione rimediano anche tassi di disoccupazione contenuti: rispettivamente 3,1, 3,9 e 4,7%.

          Un gradino più in basso cominciano a fare la loro apparizione le regioni del Centrosud. Buona la situazione concertativa in Valle d’Aosta, Lombardia e Umbria, che possono vantare, oltre a un rapporto pil pro-capite di tutto rispetto, patti e accordi concreti per lo sviluppo e l’occupazione, tassi di disoccupazione tra i più bassi e una quota limitata di persone al di sotto della soglia di povertà.

            La Campania presenta una drammatica percentuale di poveri (22,1%), ma riesce a entrare in questa fascia grazie a un impetuoso tasso di crescita delle imprese, che la pone al secondo posto nella graduatoria, e alla firma del patto per il Mezzogiorno, siglato lo scorso novembre tra sindacati e associazioni datoriali. Come dire: non sono solo le realtà più sviluppate le uniche con la vocazione alla concertazione. Marche, Lazio, Basilicata raccolgono un più modesto giudizio, ordinario, per aver fatto meno ricorso al dialogo sociale. Una pratica che per il sindacato non poteva non avere effetti deleteri. Così nel Lazio il tasso di disoccupazione rimane sostenuto (8,7%) rispetto alle regioni virtuose, nelle Marche le aziende hanno difficoltà a decollare (la regione è tredicesima per quanto riguarda il tasso di crescita delle imprese) e in Basilicata c’è una disoccupazione che è minore solo di quella della Calabria e della Sicilia. Proprio queste due regioni si collocano in fondo alla classifica, con Puglia, Sardegna, Abruzzo e Molise. Per loro solo un giudizio mediocre. Pagano la totale assenza di accordi per lo sviluppo e per la concertazione, una percentuale di disoccupati che arriva anche al 20% e il fatto di trovarsi agli ultimi posti nella classifica del pil pro-capite. Infine, non mancano le eccezioni, come il Piemonte e la Liguria, regioni che pur non avendo sottoscritto accordi di concertazione possono vantare un buon livello di ricchezza.

              Lo schema concertazione uguale benessere sembra dunque funzionare, per il sindacato. Ma si può davvero far derivare la ricchezza di una regione da questo automatismo? ´Non siamo così ingenui da pensare che la concertazione sia la causa unica della buona condizione di una regione’, tiene a precisare Loy. E cita le altre cause ´politiche, storiche, morfologiche, finanziarie, infrastrutturali, culturali’ del progresso o del ritardo economico di una certa area. ´Di norma, però’, aggiunge, ´con le eccezioni di cui sopra, più c’è benessere più c’è concertazione ed è un dato che, pur non volendolo sopravvalutare, va analizzato e compreso’. Insomma, sembra proprio che la competitività di cui si parla tanto debba passare attraverso il coinvolgimento dei territori e delle realtà locali.

                E un messaggio, in prossimità delle elezioni regionali, parte forte e chiaro dal sindacato ai futuri governatori, ma anche alle migliaia di piccole e medie imprese del nostro paese fortemente radicate nelle realtà locali: c’è bisogno di una grande stagione di partecipazione, di concertazione, di ´una vera e originale politica dei redditi decentrata’.
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