Uil in rotta dalla Cdl verso l’Unione

20/09/2005
    martedì 20 settembre 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 14

        Sindacati / Angeletti e Larizza traghettano anche l’ala di centro destra

        Uil in rotta dalla Cdl verso l’Unione

        Molti incontri coi leader del Centro sinistra Quasi scomparse le componenti del Polo

          LINA PALMERINI

            ROMA • L’effetto collaterale sulla Uil di Luigi Angeletti già si è fatto sentire. Le vicende del Nuovo Psi e il posizionamento nel centro sinistra hanno già prodotto spostamenti uguali e coerenti nella confederazione che fu di Pietro Larizza. Di fatto, il sindacato di Via Lucullo sta per per entrare nella casa dell’Unione. Ultimo a bussare, per la verità. La Cgil c’è sempre stata. La Cisl si è completamente convertita da quasi un anno, con l’uscita di Sergio D’Antoni dall’Udc per approdare alla Margherita. E ora arriva anche la Uil. Meglio, arriva quella parte della confederazione che sostenne il Patto per l’Italia siglato nel 2002 e che ormai ha voltato le spalle alle simpatie di ieri per sorridere alle suggestioni politiche di oggi. Il centro sinistra diventerà il nuovo ovile. O forse proprio i Ds.

            Resta un’incognita. Che non è legata solo agli ultimissimi sviluppi del Nuovo Psi ma anche alle prossime elezioni. E future candidature. Per esempio, qualche leader o ex leader sindacale della Uil si candiderà al voto dell’aprile 2006? Se la risposta è «sì» , allora il rapporto con i Ds diventerà più stretto. Anzi, strettissimo. Intanto si lavora per traghettare al meglio ambizioni collettive e personali. Sabato prossimo, alla Fiera di Roma, molti sindacalisti della Uil si ritroveranno con Gianni De Michelis, Bobo Craxi e l’associazione Socialismo e Libertà di Pietro Larizza — ex leader Uil— e attuale presidente dell’Istituto per le Riforme Sociali, emanazione del sindacato di Angeletti. Il titolo della convention promette molto: «Unità socialista per cambiare la sinistra e governare il Paese» . Auguri.

            Lo spostamento non è di quelli millimetrici. A cambiare, nella Uil, c’è tutta l’area della Funzione pubblica, Enti locali e Sanità. Ma anche parte dei metalmeccanici, oltre ad alcune realtà territoriali. Tutto il resto si era già mosso o non si è mai spostato. Nel sindacato di Via Lucullo ci sono già dirigenti — nella segreteria confederale e nelle altre strutture nazionali e regionali— che sono parte integrante dei Ds. Sono circa un centinaio e, ora, forse vorrebbero un giusto riconoscimento.
            Anche perché, allo scorso congresso della Quercia, hanno portato un migliaio di firme alla mozione di Fassino, contro le 2.500 della Cgil. Poi, c’è un altro pezzo della Uil che, con il tramonto della lista unitaria, è entrato nell’alveo dei Ds: l’area repubblicana della Sbarbati che faceva capo al numero due del sindacato, Adriano Musi.
            Intanto si sta a guardare cosa accade nel braccio di ferro tra Bobo Craxi e Gianni De Michelis. Se cioè ci si avvicinerà subito alla casa dell’Unione oppure si lavorerà per " strappare" e coltivare il progetto del terzo polo. Dall’esito dipenderà anche la futura missione del progetto di Pietro Larizza e del pezzo della Uil che lo segue. Per il momento si registrano incontri tra Luigi Angeletti e Pietro Larizza con Enrico Boselli ma anche con Piero Fassino e Romano Prodi.

              Naturalmente tutto questo ha a che vedere con la vita sindacale. E con le future scelte del prossimo Governo che sicuramente saranno anche in materia di lavoro, di welfare e di pensioni. L’orientamento politico, quindi, non è irrilevante perché i «sì» e i «no» dei sindacati corrisponderanno ai «sì» e i «no» della Margherita o dei Ds o dei socialisti o di Rifondazione. L’unica novità è che la dialettica non sarà più tra uno schieramento di centro destra e uno di centro sinistra. Nei primi anni del Governo Berlusconi — fatta eccezione per la Cgil che la dialettica ce l’ha e la manterrà tutta a sinistra — sia la Cisl che la Uil hanno dovuto faticosamente trovare delle mediazioni proprio per avvicinare gli opposti orientamenti politici. Queste differenze non sono sopravvissute alla legislatura. E le varie aree di centro destra si sono estinte. Due anni sono passati dalla firma del Patto dell’Italia e tanto è cambiato.