“Ue” Torna la Bolkestein e minaccia il lavoro

10/11/2006
    gioved� 9 novembre 2006

    Pagina 8 – Lavoro-Economia

    Gioved� voto definitivo in aula, ma il Consiglio ha peggiorato il testo di febbraio

      Torna la Bolkestein e minaccia
      il lavoro e i servizi sociali

        Andrea Milluzzi

        Come i cattivi pensieri, anche la Bolkestein fa i suoi viaggi e poi ritorna. L’approdo finale sar� gioved� prossimo a Strasburgo, quando gli europarlamentari dovranno dare il voto finale alla direttiva che liberalizza i servizi europei. Ma il testo che arriver� in aula � diverso da quello licenziato dallo stesso Europarlamento a febbraio, tanto che la Ces, la confederazione sindacale europea che aveva apertamente approvato quel compromesso, adesso suona le sirene d’allarme. Perch� vengono messi in discussione diritti quali la legislazione sul lavoro, i servizi sociali e la competenza nazionale. E’ necessario quindi ricostruire le tappe.

          Dal testo originale, quello del 2004, � sparito il principio del Paese d’origine, il punto centrale contro cui si erano mossi sindacati, associazioni e partiti della sinistra. Grazie alla loro mobilitazione e all’attivit� politica la direttiva uscita dall’Europarlamento a febbraio 2006 mitigava il principio secondo il quale un prestatore di servizi di un Paese potesse operare senza limiti in un altro Paese membro dell’Ue. Popolari e socialisti avevano scritto un compromesso dove il prestatore di servizi poteva essere bloccato con norme che fossero �non discriminatorie, necessarie e proporzionali�, lasciando alla Corte di giustizia europea l’ultima parola su ogni singolo contenzioso si dovesse aprire. Questo aspetto della Bolkestein, con tutta la sua ambiguit�, � sopravvissuto alla revisione del Consiglio europeo di met� luglio che per� ha operato con l’accetta su molti altri aspetti. Con il consenso unanime di tutti i ministri presenti (per l’Italia c’erano Emma Bonino e Pierluigi Bersani), il Consiglio ha apportato sostanziali modifiche, soprattutto sui tre punti che hanno scatenato la reazione di tutti i sindacati, dalla Fp Cgil in Italia alla Ces in Europa. L’articolo 2 riconosceva che �i diritti fondamentali applicabili dagli Stati membri� sono �riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (…) in particolare le regole relative alle relazioni tra le parti sociali� e non venivano pregiudicati �in alcun modo� dalla direttiva. Questi virgolettati sono spariti e il testo di riferimento � diventato il diritto comunitario, assegnando cos� alla Commissione europea, organo politico, il diritto di decidere se e quando il rispetto dei diritti riguardanti il lavoro entrino o meno in contrasto con tali norme. In sintesi, la legislazione sul lavoro non viene chiaramente esclusa dal campo d’applicazione della Bolkestein. Stessa sorte � toccata ai servizi sociali, quali �gli alloggi popolari, l’assistenza all’infanzia e il sostegno alle famiglie� che potranno essere liberalizzati a patto che non vengano forniti a �persone temporaneamente o permanentemente in stato di bisogno�, escludendo cos� tutti quei servizi sociali, gli asili nido o gli alloggi per gli studenti per esempio, dove si pu� realizzare un profitto e dove quindi i privati potranno allungare le loro mire. �Questa versione � peggiore del compromesso, che comunque aveva aspetti vaghi e negativi. Lo scenario � ancora peggiore se si conta il fatto che la Commissione non ha intenzione di fare una direttiva quadro sui servizi – commenta Enzo Bernardo, della Fp Cgil – per questo noi diciamo che � necessaria una regolamentazione generale che difenda il servizio pubblico, altrimenti le tentazioni liberalizzatrici torneranno sempre a galla�.

            Servizi sociali e diritto del lavoro non sono certo due capitoli da poter lasciare allegramente nelle mani del libero mercato, ma la situazione politica e il tempo a disposizione non giocano a favore di chi vorrebbe rimettere mano a questo testo. Dopo il consenso raggiunto all’interno del Consiglio, i popolari e i liberali, veri ispiratori di questa sterzata “a destra” hanno raggiunto il loro scopo anche in Commissione mercati interni dove gli 11 emendamenti proposti da Eveline Gephardt, la socialista che aveva firmato il compromesso, sono stati tutti bocciati con la minaccia di ulteriori emendamenti che avrebbero fatto ricominciare daccapo tutto il percorso. Dunque, gioved� in aula (dove per l’approvazione servir� una maggioranza dei 2/3) il blocco popolare-liberale sicuramente voter� in massa questa nuova Bolkestein, mentre i socialisti si troveranno in mezzo al guado. Chi non ha dubbi su cosa fare � Roberto Musacchio, capogruppo del Prc e rappresentante del Gue: �Il compromesso diventa da cattivo, inaccettabile. Noi presenteremo in aula emendamenti di rigetto e di cambio radicale ed invitiamo tutte le sinistre a sostenerli�.