Ue, poteri forti alla Covip

08/03/2005
    martedì 8 marzo 2005

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    Ue, poteri forti alla Covip
    I temi discussi durante il convegno organizzato a Roma da Assoprevidenza. Altro nodo il recepimento della direttiva 2003/41

      Stefano Sansonetti0

      L’Europa reclama una Covip più forte. Ed è anche questo uno dei motivi per cui bisognerà fare marcia indietro sulla norma del ddl risparmio che ha tolto poteri di vigilanza alla commissione sui fondi pensione per trasferirli alla Consob. Il problema è che scade il 23 settembre il termine per il recepimento della direttiva 2003/41/Ce relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali e professionali. Una direttiva che chiede, di fatto, poteri forti per la Covip. Ma prima di quella data i problemi da affrontare sono anche altri. Innanzitutto la delega di recepimento della normativa è contenuta nella legge comunitaria per il 2004, che non è stata ancora approvata. E i tempi potrebbero rivelarsi a tal punto stretti che già si propone una ridefinizione dei criteri di delega da affidare a una legge parallela o alla Comunitaria 2005. In più non si sa bene se dovrà essere il decreto legislativo a contenere le norme di recepimento della direttiva o se non sia preferibile attribuire questo compito alla Covip. Probabilmente, visto come si stanno mettendo le cose, quest’ultima soluzione potrebbe essere la più ragionevole.

        Sono tanti i temi che ieri hanno tenuto banco nel corso di un convegno organizzato a Roma da Assoprevidenza, l’Associazione italiana per la previdenza complementare. Tra i punti caldi, naturalmente, la questione dei poteri della Covip, praticamente ridimensionati dal ddl sul risparmio approvato recentemente da Montecitorio. Un blitz che ha scatenato soprattutto le ire del ministro del welfare, Roberto Maroni, che sui poteri di vigilanza della Covip ha impostato la parte della delega previdenziale che appunto riguarda la previdenza integrativa. Certo a molti sembra scontato che sulla questione sia inevitabile una marcia indietro da parte del parlamento, ma fino a che le cose rimangono in questo modo a tutti gli allarmi lanciati nei giorni scorsi si aggiunge anche quello europeo.

          La direttiva 2003/41/Ce, infatti, come più volte è stato ripetuto nel corso del convegno di ieri, prevede che le commissioni di vigilanza degli stati membri debbano essere ben strutturate, cioè dotate di tutti quei poteri necessari a un’efficace vigilanza sul sistema. Una prospettiva rispetto alla quale la normativa italiana si presenta già con il fiato corto.

            E poi il problema dei tempi del recepimento. ´La scadenza è prevista per il 23 settembre 2005′, ha ricordato ieri Raffaele Capuano, responsabile regolamentazione fondi pensione del ministero dell’economia, ´ma la delega per il recepimento delle norme è contenuta nella Comunitaria 2004, non ancora approvata. Tra l’altro non vengono fissati nemmeno precisi criteri di delega’, ha proseguito Capuano, ´e questo potrebbe far sì che la definizione degli stessi criteri sia affidata a una legge parallela o alla Comunitaria 2005′. Per Mauro Marè, presidente del Mefop, la società di via XX Settembre che si occupa dello sviluppo del mercato dei fondi pensione, altri problemi sorgeranno sulla strategia di recepimento: ´O è la legge a fissare una serie di norme da applicare, o si può decidere di delegare alla Covip la definizione del recepimento. Forse quest’ultima soluzione potrebbe rivelarsi la più praticabile’. (riproduzione riservata)