UE: più governance economica e un Libro verde sugli eurobond

UE: più governance economica e un Libro verde sugli “stability bond” (eurobond)
Politiche europee

Secondo le previsioni attuali, la stagnazione del PIL nell’UE si trascinerà  ben oltre il primo trimestre 2012 .La debolezza della crescita mondiale frena le esportazioni, e il risanamento dei conti pubblici grava sulla domanda interna. Per la crescente  incertezza – e  prospettive  sempre più cupe – si prevede che le imprese rinvieranno o addirittura annulleranno gli investimenti. I consumi delle famiglie (che in alcuni Stati membri  dovranno anche cercare di ridurre il proprio forte indebitamento) saranno orientati alla prudenza. Le banche saranno più parche nella concessione di crediti.  La disoccupazione rimarrà  attestata sugli alti livelli attuali (intorno al 9,5%). La  crescita dell’occupazione rallenterà fino a fermarsi nel 2012.

La lentezza della crescita grava sui debitori sovrani, (la cui debolezza incide sulla solidità del settore finanziario).

Arrivando a colpire la Francia, la  crisi del debito sovrano, ai sta avvitando su se stessa allargando il contagio non più solo ai Piigs. Mentre la tensione tra Francia e Germania sulla proposta degli eurobond e sul ruolo della Banca centrale europea nel salvataggio dell’euro è oramai  alle stelle, i Paesi della zona euro sembrano  prendere coscienza che lo sconquasso debitorio necessita di una risposta istituzionale, non solo finanziaria.

In questo contesto – e a due settimane dal prossimo vertice europeo del 9 dicembre – la Commissione ha presentato un Pacchetto di proposte con l’obiettivo di promuovere la crescita economica, un miglior Governo dell’Unione, stabilità della zona euro, stabilità finanziaria e disciplina di bilancio. 

Vi rientrano: il Rapporto sulla crescita; le Linee-guida di politica economica per i prossimi 12-18 mesi; due proposte di Regolamento per stringere la sorveglianza economica e di bilancio che devono servire a rafforzare il controllo delle autorità comunitarie sull’andamento dei conti pubblici nazionali; e – meglio tardi che mai (due anni fa sarebbe stato già ..e. forse più utile) -  un Libro Verde sugli Stability Bonds. che passa in rassegna tre modelli di emissione di  euro-obbligazioni (con una sostituzione totale o parziale dei debiti nazionali e con garanzie degli Stati in solido o pro quota). Il primo (il più efficace) coprirebbe tutto il debito europeo; il secondo prevede l’emissione  di eurobbligazioni solo per una quota del debito europeo (si era parlato di un 60%); per il terzo, ogni paese sarebbe chiamato a dare garanzie per la propria quota di emissione di eurobond, limitata solo a una parte  del debito. Non si tratta di mutualizzare i debiti dall’oggi al domani. Le obbligazioni europee – precisa la Commissione – devono essere associate a un rafforzamento del controllo comunitario sull’andamento dei disavanzi pubblici. 

Dal momento che la recessione incombente fa temere un nuovo peggioramento della crisi,  nelle sue Linee-guida economiche Barroso ha messo l’accento soprattutto sull’innovazione tecnologica e la formazione giovanile.
Inoltre, nella sua conferenza stampa, il presidente della Commissione ha dovuto  difendersi su almeno due fronti. Prima di tutto ha smentito categoricamente che il libro verde sugli eurobond fosse un attacco alla Germania. E , per chi mette in dubbio la legittimità politica da parte di una istituzione tecnica di controllare Paesi sovrani, ha precisato: «Vi sono poteri originali e poteri delegati. I poteri della Commissione derivano dai Paesi. Vi tengo a precisare che le nostre proposte di oggi sono basate su una decisione del Consiglio europeo. Non sono iniziative nate dal nulla»

Il Libro verde   – Per riferirsi alle obbligazioni comuni dell’area euro, la Commissione preferisce parlare di ”Stability Bonds” piuttosto che di Eurobonds, invocati da molti paesi dell’area euro e visti con forte diffidenza dalla Germania.

Il punto cruciale è capire la fattibilità di una emissione obbligazionaria comune ai membri della Zona Euro. Il libro verde organizza “il dibattito politico nell’Unione Europea sulle motivazioni, le precondizioni e le possibili opzioni del finanziare il debito pubblico con gli Stability bonds”. Alcune ipotesi – prese in esame per il varo del sistema degli Stability Bond – potrebbero richiedere anche un cambiamento del Trattato.

Si tratterebbe di un sistema di emissione comune di bond da parte degli stati membri dell’eurozona che ”implicherebbe un significativo rafforzamento dell’Unione Economica e Monetaria” e creerebbe modalita’ nuove e differenti attraverso le quali i governi finanzierebbero il loro debito. Offrendo cosi’- secondo la Commissione UE – ”opportunita’ di investimento sicure e liquide per i risparmiatori e per le istituzioni finanziarie e istituendo un mercato obbligazionario grande ed integrato a livello di area euro che corrisponda a quello dell’area del dollaro in termini di dimensioni e liquidita”.

Se  lo strumento fosse utilizzato cambierebbe in modo sostanziale anche il quadro fiscale dell’Eurozona visto che gli Stability Bonds implicherebbero una sorveglianza dei conti pubblici molto più stretta per assicurare la disciplina di bilancio. La Germania si oppone, ma Berlino non è riuscita a piazzare tutti i sui titoli di Stato messi all’asta e le Borse ne hanno pesantemente risentito

Il Libro Verde prospetta tre possibili opzioni: Stop ai bond nazionali, Sistema misto, Garanzie nazionali (opzioni 1, 2 e 3).

La prima – vista come la via più ambiziosa di tutte – riguarda la sostituzione completa delle emissioni sovereign con gli Stability Bond.  Secondo la Commissione una simile scelta aumenterebbe notevolmente l’integrazione ma anche i rischi di moral hazard, e avrebbe bisogno di un significativo cambiamento dei Trattati.

La seconda opzione riguarda una sostituzione parziale dei bond nazionali con gli Stability Bond con varie garanzie in comune. In questo caso le obbligazioni comunitarie coprirebbero solo una parte delle necessità finanziarie degli Stati Membri, che però in questo modo sarebbero ancora soggetti a diverse condizioni di accesso ai mercati. L’azzardo morale ci sarebbe ancora ma in forma ridotta, e comunque bisognerebbe stabilire gli specifici volumi o porzioni di rifinanziamento derivante dagli Stability bond.

La terza opzione è la stessa della seconda, ma in questo caso le garanzie non sono in comune. Si tratterebbe di una via di rapida realizzazione e molto simile all’European Financial Stability Facility, con la differenza che gli Eurobond sarebbero disponibili per tutti
anche in momenti di non crisi.

Il libro verde avvia una fase di consultazione formale tra gli stati che si concludera’ l’8 gennaio prossimo. La Commissione si è riservata  la possibilita’ di indicare le proprie preferenza al termine del dibattito. In base ai feedback, verrà indicata la via ritenuta più appropriata.

Più governance…. -   Per la Commissione europea il rafforzamento della governance europea è la premessa alla proposta di lanciare eurobond.  

In attuazione del cosiddetto “six pack”, la Commissione europea propone due Regolamenti che – tra l’altro – fissano scadenze precise per l’iter delle leggi finanziarie nazionali:

1. Entro il 15 aprile di ogni anno, ogni governo dovrà presentare il programma di bilancio a medio termine, che passerà  all’esame della Commissione e dell’Ecofin.
2. Entro il 15 ottobre, dovranno essere presentate le bozze della legge di bilancio, che dovrà tenere conto di eventuali osservazioni fatte sul programma presentato in aprile.
3. Entro il 30 novembre, la Commissione potrà avanzare richieste di modifica alla finanziaria,che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre.

I bilanci nazionali sarebbero – quindi – oggetto del controllo dell’esecutivo comunitario ex ante ed ex post.

Tutti i Paesi dovrebbero presentare le loro finanziarie entro il 15 ottobre. La Commissione potrebbe suggerire eventuali cambiamenti.  Se nel corso dell’anno le misure di politica economica dovessero discostarsi dagli obiettivi le autorità comunitarie potrebbero intervenire. Le nuove regole dovrebbero dare la possibilità alla Commissione di imporre ai Paesi un aiuto finanziario se necessario.

Gli Stati membri a rischio di essere esclusi dall’accesso ai mercati sarebbero oggetto di una sorveglianza particolare. Nel caso il Paese si rifiuti, lo stato rischierebbe di non ricevere sostegno finanziario. 

A cura di: Silvana Paruolo