Ue, nuovo appello al rigore «Il Pil basso non è un alibi»

10/07/2002







(Del 10/7/2002 Sezione: Economia Pag. 21)
SOLBES: ROMA POCO CONVINCENTE SULLE MOTIVAZIONI DEL DEFICIT
Ue, nuovo appello al rigore «Il Pil basso non è un alibi»

Enrico Singer
corrispondente da BRUXELLES

L’economia europea torna a crescere. Nel primo trimestre del 2002 il prodotto interno lordo sia dei dodici Paesi di Eurolandia che dell’Unione a 15 è aumentato in media dello 0,3 per cento (+0,2 per l’Italia) con una revisione al rialzo rispetto alle ultime stime che prevedevano una crescita globale dello 0,2 per cento. E la tendenza è ad un ulteriore rafforzamento nella seconda parte dell’anno trainato dal ritorno della fiducia e dalla buona salute dell’euro che sfiora, ormai, la parità con il dollaro. Ma in questo quadro di complessiva soddisfazione – presentato ieri nel rapporto trimestrale sullo stato dell’economia europea – il commissario Pedro Solbes coglie anche dei «segnali preoccupanti» che lo spingono a chiedere «ulteriori sforzi di aggiustamento» dei bilanci. Solbes non fa nomi, ma il riferimento a «diversi Stati membri che registrano ancora deficit notevoli» è chiaro. Il nuovo appello al rigore che parte da Bruxelles è rivolto a Italia, Germania, Francia e Portogallo. Dice Pedro Solbes che i «probabili slittamenti» rispetto agli obiettivi «non sono soltanto il risultato degli sviluppi ciclici nell’ultima parte del 2001 e nella prima metà del 2002», ma riflettono «allentamenti discrezionali delle politiche di bilancio e, in alcuni casi, significative revisioni dei dati». Questo, per il commissario europeo agli Affari economici e monetari, vuol dire che «è cruciale» consolidare le finanze pubbliche e migliorare la qualità della spesa. Tantopiù in un contesto di graduale accelerazione della crescita che deve essere sfruttato per «incrementare la solidità dell’economia». Solbes ricorda ancora una volta l’impegno preso alla fine di giugno a Siviglia di raggiungere «una posizione di bilancio vicina al pareggio o in surplus entro il 2004». E avverte che «i benefici di medio-lungo termine derivanti dal risanamento dei bilanci sono di gran lunga maggiori dei costi o dei ventaggi nel breve periodo». Secondo il commissario europeo, gli «aggiustamenti» non devono necessariamente penalizzare la produzione: «Si tratta di trovare un policy-mix più equilibrato», dice Pedro Solbes che anticipa, così, quella che sarà la sua linea di giudizio al momento dell’esame da parte della Commissione dei Programmi di stabilità che i governi presenteranno in autunno. Sul Dpef italiano nessun commento da parte di Solbes. Ma la guerra delle cifre, scoppiata già all’indomani del vertice di Siviglia sui margini di flessibilità contenuti nella formula «close to balance», è stata alimentata ieri dal tedesco Klaus Regling che guida la direzione generale per gli Affari economici e monetari. Materia del contendere è quello 0,8 di deficit indicato dal governo italiano per il 2003 rispetto all’obiettivo di «close to balance» – vicino al pareggio – che nell’oscillazione ammessa da Bruxelles dovrebbe essere dello 0,5. «L’Italia giustifica l’ulteriore scostamento come effetto di una crescita economica inferiore alle previsioni, ma questo non è convincente», ha detto Regling. Secondo il direttore generale degli Affari economici e monetari, le stime di crescita contenute nei Gope approvati a Siviglia sono «marginalmente, soltanto marginalmente» al di sotto delle previsioni fatte in primavera. E il tasso di crescita italiano è in linea con queste previsioni, tanto che la stima della Commissione per il 2002 è dell’1,3 per cento: la stessa indicata nel Dpef presentato nei giorni scorsi. Le differenze restano per il 2003 e il 2004, anni per i quali il governo prevede una crescita al 2,9 per cento che la Commissione non considera realistica. «I Grandi orientamenti di politica economica sono tracciati sulla base delle previsioni della Commissione ed anche i più recenti sviluppi non ci fanno credere che dovremmo cambiare qualcosa», ha detto Klaus Reagling. Che il Patto di stabilità debba essere «affinato», tuttavia, lo ha ammesso ieri anche Pedro Solbes. Il commissario ha confermato che ci sono ormai le condizioni per rendere più adeguato il complesso delle regole comuni attraverso «un’attenzione crescente alle cifre depurate dagli effetti del ciclo che può offrire una migliore prospettiva sulla posizione di bilancio strutturale». E valutando, anche, la «qualità delle strategie sia in termini di spese che di entrate». Già dal prossimo aggiornamento dei programmi di stabilità, secondo Solbes, questo nuovo metodo di calcolo dei bilanci strutturali dovrebbe «cominciare a dare i propri frutti».