“Ue” La «flexicurity» per scardinare il lavoro

12/12/2006
    marted� 12 dicembre 2006

    Pagina 7 – CAPITALE & LAVORO

      La �flexicurity� Ue per scardinare il lavoro

        Il �Libro verde� della Ue per modificare legislazione del lavoro, sistema previdenziale e ammortizzatori sociali, con l’obiettivo di �conciliare flessibilit� e sicurezza sociale�

          Francesco Piccioni

          Giusto per schiarirsi le idee. Il primo seminario organizzato – nella sede del Cnel – dal ministero del lavoro �sui temi europei� impatta da subito la flexicurity, ossimoro usato per indicare due �necessit� contrapposte: �flessibilit� e sicurezza nel mercato del lavoro�. Contrapposte nella logica, nei fatti e nelle proposte in campo, nonostante i (numerosi e infruttuosi) tentativi di conciliazione.

          Anche perch� in sede europea, l� dove vengono elaborate le �direttive�, le lobby lavorano alla grande – non � un’insinuazione; lo ha ammesso, ammirato, il rappresentante di Confindustria, Massimo Marchetti – e quel che ne viene fuori � roba indigeribile anche per diversi esperti chiamati ad analizzare il �Libro Verde�, il testo della Commissione che cerca di indicare la via per �armonizzare� le diverse legislazioni del lavoro esistenti nei 25 paesi.

          La versione ora in circolazione � peggiorativa della precedente, gi� preoccupante, fin dal titolo: la �flessibilit� congiunta alla sicurezza� � svaporata nella �modernizzazione del diritto del lavoro�. Ma quello che pi� ha scandalizzato, secondo l’europarlamentare Donata Gottardi, � proprio l’�assunto di base�. Visto che �esistono numerosi tentativi di creare flessibilit� ‘ai margini’� del mercato del lavoro (con contratti �atipici� di ogni tipo), nel testo europeo si propone di �intervenire sul diritto del lavoro ordinario, proponendo di riaprire la discussione sulla libert� in uscita, magari scambiandola con la libert� in entrata�. In pratica: per eliminare le differenze esistenti tra i diritti dei diversi tipi di lavoratori basta ridurre quelli dei �garantiti� fin quasi a farli coincidere con quelli dei precari; magari concedendo alle imprese maggiore libert� di licenziare in cambio di una corrispondente libert� di assumere (ma chi mai trattiene le imprese dal farlo?). Un �livellamento verso il basso� che fa coincidere la �modernizzazione con il ritorno al passato� (spiega anche Mauro Guzzonato, della Cgil).

          Sta di fatto che quando c’� da �conciliare competitivit� e modello sociale europeo� la discussione prende sempre e soltanto una piega: via il �modello sociale� e avanti con la �libert� dell’impresa�.

          L’idea di fondo della flexicurity si presenta con l’aspetto della ragionevolezza: una �strategia sincronica per accrescere la flessibilit� del mercato, dell’organizzazione e dei diritto del lavoro per accrescere anche a sicurezza del reddito, specie dei pi� deboli�. Ma l’obiettivo viene spostato di forza dalla �difesa del posto di lavoro� alla �difesa dell’occupazione�. Flessibile, naturalmente, in modo da favorire la trasmigrazione da un lavoro all’altro nel corso dell’intera vita. A soccorso vengono pensate �politiche attive� su formazione, ammortizzatori sociali, persino forme si reddito di disoccupazione nei momenti di �trasmigrazione�; ma soprattutto �contratti flesibili� su organizzazione, orari, qualit� della prestazione.

          La flexicurity, ci mancherebbe, non viene intesa come �una ricetta, ma come un obiettivo�, che lascia liberi i governi nazionali di sperimentare i mix di misure pi� adeguati al contesto dei loro paesi. E infatti nell’Est europeo �proliferano i contrati individuali�, dove il dipendente resta solo e nudo davanti al �padrone�.

          Resta l’impressione che forze gigantesche – quanto a interessi, istituzioni, intelligenze impegnate – stiano muovendo contro il mondo del lavoro cos� come si � configurato nel dopoguerra in Europa. Ma che da quest’altra parte non si sia ancora avuta la percezione della dimensione dell’attacco. Governi e sindacati muovono perci� alla ricerca di politiche in grado di �temperare� l’erosione dei diritti, per evitare la conseguente disgregazione sociale. Ma il massimo che hanno fin qui partorito �, appunto, la flexicurity. Un insieme di �buone pratiche� che non riescono a diventare �norma europea�, ma che – nel percorso dall’idea alle proposte di legge – perde regolarmente gli aspetti di �sicurezza sociale� a vantaggio di quelle della �flessibilit�. Chiss� chi � a guadagnarci…