Ue, dall´euro al «welfare unico»

16/05/2002


La Stampa web







il caso

(Del 16/5/2002 Sezione: Interni Pag. 11)
LE PROSPETTIVE IN UN SEMINARIO DELLA FONDAZIONE AGNELLI
Ue, dall´euro al «welfare unico»
Verso migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale

TORINO

RISPETTO all´Europa economica e monetaria, l´Europa sociale è ed è destinata a restare assai meno solida e articolata perchè il peso delle tradizioni culturali e delle eredità istituzionali in questo settore è molto forte»: così Maurizio Ferrera dell´Università di Pavia introduce, al terzo del Seminari Europei promossi dalla Fondazione Agnelli, la sua riflessione sui problemi che gli Stati Ue si trovano di fronte quando guardano alle proprie politiche di protezione sociale ed alla necessità d´armonizzarle secondo un modello europeo. Difficoltà oggettive perchè – come hanno sottolineato anche gli altri relatori, Paolo Sestilo, Chiara Saraceno, Paola Olivelli ed Elsa Fornero – negli ultimi due decenni i bisogni sociali sono cresciuti e cambiati. Il Vecchio Continente non può sfuggire alla sfida che sta alla base del sogno dell´Unione di «diventare l´economia più competititiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale». Per inseguire il miraggio d´un rinnovato welfare, l´Europa studia una strategia globale nel quale la necessità di «modernizzare il modello sociale investendo nelle persone e combattendo l´esclusione» è elemento fondante. Come sperare d´arrivarci? «Una via è il Mac, il metodo aperto di coordinamento ideato nel 2001 – spiega Ferrera – che faccia da cornice procedurale e tenga insieme le specifiche politiche di protezione sociale dei singoli Paesi». Si tratta, in sostanza, d´un sistema che determina indicatori qualitativi e quantitativi, «parametri di riferimento ai massimi livelli mondiali trasponendoli – come suggerisce l´Ue – nelle politiche nazionali» e attivando indagini per valutare se gli orientamenti sono stati seguiti. Professor Ferrera, un esempio. «Ne faccio due. Il primo riguarda il ministero del Lavoro italiano, che, nel `98 quando ancora esisteva solo una sorta di progenitore del Mac, per mettersi in asse con gli altri Paesi europei, dovette elaborare un piano di monitoraggio capillare sulla propria gestione economica da presentare a Bruxelles. Il secondo è in prospettiva e concerne la Sanità di cui, oggi, lo Stato sembra aver perso le briglie a favore delle Regioni e che una futura adesione a questi vincoli europei potrebbe portare, forse, a maggiore efficienza».

re. ri.