Udine. Unione farmacisti: 60 posti a rischio

06/09/2007
    giovedì 6 settembre 2007

    Pagina 4 – Udine

    I sindacati sono in stato di massima allerta e chiedono di aprire un confronto subito dopo la votazione il cui esito non è per nulla scontato

      Unione farmacisti, 60 posti a rischio

        Stasera i 400 soci devono decidere se dare l’ok all’aggregazione con una società di Milano

          Dopo la ristrutturazione che lo scorso anno aveva evitato la chiusura dei magazzini di Pordenone e Trieste, l’azienda (che ha la sede centrale a Udine, ma è presente anche a Gorizia, Treviso e, appunto Pordenone e Trieste), schiacciata dalla concorrenza spietata delle multinazionali, si trova nuovamente in difficoltà. Al punto che, secondo il presidente Dario Rimondi, stasera l’assemblea «dovrà assumersi la responsabilità di una decisione storica che comunque non può essere rimandata: per restare sul mercato – dice Rimondi – è necessario ridurre le spese».

          In che modo lo decideranno gli azionisti e cioè i circa 400 farmacisti soci della Spa di via Schumann. E molto probabilmente quella di stasera sarà una lotta all’ultima azione. Il progetto di aggregazione che prevede il conferimento del ramo d’azienda alla Unico, il maggiore distributore farmaceutico italiano interamente di proprietà dei farmacisti, infatti non convince una cordata di soci rappresentati dal commercialista Franco Asquini. E non ha convinto nemmeno il consigliere delegato Piero Navarra che per questo motivo, la scorsa settimana, si è dimesso. «Non condividendo le scelte del consiglio di amministrazione – spiega – ho ritenuto opportuno lasciare l’incarico». Secondo il presidente Rimondi però «una vera e propria alternativa al progetto di aggregazione non c’è. Qualcuno – riferisce – pensa di rifinanziare l’azienda non ho capito se vendendo una parte della stessa o in che modo, ma comunque è necessario ridurre le spese e chiudere due magazzini riducendo il personale sarà inevitabile. Aggregarsi a Unico – sostiene – ci consentirebbe di entrare a far parte di un gruppo di proprietà di soli farmacisti proprio come il nostro beneficiando però di un’organizzazione strutturata territorialmente e in grado di ottimizzare i costi e ridurre le spese mantenendo un’elevata qualità del servizio sul territorio».

          Non è escluso però che nel corso dell’assemblea la cordata rappresentata da Asquini esponga un progetto alternativo per il futuro dell’azienda. I dipendenti attendono con il fiato sospeso e con essi i sindacati, al momento preoccupati soprattutto per il futuro professionale del personale amministrativo e logistico (circa 60 persone), che potrebbe essere sostituito dalla macchina organizzativa di Unico. A parere del presidente Rimondi il numero dei dipendenti a rischio non supera le 40-50 unità ma in ogni caso – assicura – «le farmacie sono pronte ad assumere una quota degli esuberi». La Filcams–Cgil e la Fisascat–Cisl invece sono pronte ad avviare un confronto con l’azienda. Con l’obiettivo di mantenere in organico tutti i lavoratori.

            Il presidente Rimondi: «Sono tagli inevitabili»

            «Il ridimensionamento dell’Unione farmacisti sarà un passaggio doloroso ma inevitabile». Parola del presidente Dario Rimondi, secondo il quale non ci sono alternative valide al progetto di aggregazione con Unico, la società nata nel luglio 2002 dalla fusione delle prime due cooperative di farmacisti attive nella distribuzione intermedia del farmaco: l’Unione farmaceutica Novarese e la Codifarma di Bologna.

            Da allora Unico si presenta come il maggiore distributore farmaceutico italiano interamente di proprietà dei farmacisti, e terzo polo distributivo a livello nazionale. È attivo in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Toscana, e rifornisce circa 3mila 500 farmacie che ricevono quotidianamente oltre 50mila prodotti tradizionali e 25mila prodotti omeopatici, grazie ai 200 vettori dedicati.

            La sede legale di Unico è a Lainate (Mi) con una operatività garantita da un network di piattaforme logistiche dislocate a Rivoli (To), Lainate (Mi), Calderara di Reno (Bo) e Ferrara.

            A parere di Rimondi si tratta del miglior partner possibile per l’Unione farmacisti che come Unico è una Spa di proprietà di soli farmacisti. Ma la cordata di soci che si oppone all’operazione è convinta di riuscire a portare avanti un progetto alternativo in grado di risanare l’azienda e contemporaneamente salvaguardare i dipendenti. «Ma si tratterebbe di un’altra soluzione tampone – dice Rimondi – e tra qualche mese i problemi si ripresenterebbero».