Udine. Sindacati: manca programmazione per risollevare il commercio in Fvg

23/06/2004
       
      MERCOLEDÌ, 23 GIUGNO 2004
       
      Pagina 7 – Regione
       
      Cgil, Cisl e Uil: è necessario aprire un tavolo di concertazione con l’assessorato. L’Ascom si lamenti di meno e faccia più proposte
       
      Giovanni Fania della Cisl: «I grandi centri e i piccoli negozi non sono in competizione»
       
      Sindacati: manca programmazione per risollevare il commercio in Fvg
       
       
       
       

      UDINE. «Per risollevare il comparto commerciale, in Friuli Venezia Giulia, ci vuole una programmazione seria e di ampio respiro che integri l’attività dei centri commerciali con quella dei piccoli negozi di nicchia da un lato, e una nuova progettualità che comprenda la riqualificazione del commercio al dettaglio e la formazione professionale dall’altro. Progettualità che per adesso manca».
      La “ricetta” è di Cgil, Cisl e Uil che, intervenendo sulle questioni emerse durante la recente assemblea dell’Ascom della provincia di Udine, non risparmiano critiche alla Regione, ma anche all’organizzazione di categoria. «Della politica di concertazione avviata dall’amministrazione regionale – spiega Giovanni Fania, segretario regionale della Cisl con delega al commercio e turismo – nel comparto commerciale e turistico ancora non c’è traccia. Protocolli appositi sono stati siglati per quanto riguarda le politiche sanitarie, abitative e del lavoro, ma per quanto concerne il commercio, dopo un incontro preliminare che risale al novembre dello scorso anno, con l’assessore regionale Enrico Bertossi, non c’è stato alcun prosieguo. Aprire un tavolo di concertazione anche in questo settore, invece, è quanto mai urgente se vogliamo davvero rilanciare il commercio».

      Secondo Fania, centri commerciali e piccoli negozi non sono in competizione «perché la capacità di attrazione di un centro, come Villesse ad esempio, per il quale si stima una potenzialità di 80 mila presenze all’anno, può fare da traino anche per i negozi di nicchia, purchè si lavori a un programma di lavoro finalizzato all’integrazione dell’offerta». Se le cose non cambieranno, il Friuli Venezia Giulia rischia di perdere anche l’occasione rappresentata dall’allargamento a Est dell’Europa. «La nostra posione geografica – ricorda Fania – ci agevola dal punto di vista dei flussi in ingresso. Ma per intercettarli adeguatamente, trasformando un passaggio in una permanenza, con ricadute positive sugli alberghi, i negozi, i laboratori artigiani, dobbiamo disporre di una rete commerciale adeguata, con un’offerta ampia e specializzata, in grado di rispondere alle esigenze di fasce diverse di consumatori».
      Il Friuli Venezia Giulia dispone di efficaci strumenti di programmazione economica, in grado di aiutare il settore, ma ci vuole anche una buona dose di progettualità da parte degli operatori, «un elemento che invece manca – sottolinea Danilo Margheritta della segreteria regionale della Filcams Cgil – perché ci si limita sempre a dire no. L’Ascom continua ad assumere posizioni di contrasto, senza proporre valide alternative. No ai centri commerciali, no alla chiusura dei centri storici. Non c’è però un impegno concreto sul versante della formazione o per migliorare la qualità del servizio offerto o, ancora, per favorire la specializzazione dei negozi. La tendenza è quella di delegare la soluzione delle problematiche alla regione, anziché farsi parte attiva proponendo progetti concreti e perseguibili, che tengano conto dell’evoluzione del mercato».


      Posizioni condivise anche dalla Uil-Tucs, che pone l’accento anche sul problema della precarizzazione del comparto. «In più situazioni – commenta Claudio Moretti, segretario provinciale della Uil-Tucs – sento parlare del commercio e del turismo come di settori dove potrebbero trovare collocazione i lavoratori espulsi dall’industria, ma si tratta di ipotesi fantasiose, per ora, che non tengono assolutamente conto dell’attuale situazione del mercato del lavoro in questo comparto».