Udine. Commercio: i sindacati fissano lo sciopero

04/10/2005
    martedì 4 attobre 2005

    Pagina 10 Regione

    LA PROTESTA

      La Guerra: con questa norma si impedirà a molte madri di stare piú vicine ai loro figli

      Commercio, i sindacati fissano lo sciopero

      Oggi l’incontro a Trieste. Mozione della Lega a tutela del lavoro femminile

        UDINE. Questa mattina, alle 10, al Jolly Hotel di Trieste, si riuniranno i direttivi regionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs, i sindacati del settore commercio di Cgil, Cisl e Uil. All’ordine del giorno la scottante questione delle aperture domenicali. Sarà presente Marinella Meschiero della Cgil nazionale.

          E intanto, sull’argomento c’è da registrare una mozione presentata dal gruppo della Lega nord dal tema "La liberalizzazione selvaggia del commercio penalizza la famiglia". Per la Lega – come si legge nel documento scritto da Alessandra Guerra – va considerato il fatto che il provvedimento, oltre a ritoccare al rialzo le metrature per negozi di vicinato e media distribuzione e liberalizzare la vendita di giornali e riviste, prevede la deregolamentazione selvaggia di orari e giorni di apertura, di fatto ben oltre quanto stabilito dalla normativa nazionale.

          Non solo, ma «il disegno di legge varato dalla maggioranza di centrosinistra e dichiaratamente ispirato al principio del "tutto aperto" ha già sollevato cori pressoché unanimi di critiche sia da parte dei sindacati dei lavoratori del comparto commerciale che da parte dei commercianti stessi e dei vertici regionali della Confcommercio, in quanto di fatto delega ai sindaci la facoltà di decidere aperture, chiusure e orari limitando la vera libertà d’impresa e di scelta di commercianti e addetti».

          Secondo il capogruppo regionale del Carroccio, Alessangra Guerra, il ddl in questione porterebbe di fatto all’obbligo per gli addetti di lavorare tutte le domeniche. Considerazione questa che evidenzia «come non sia certo attraverso l’imposizione di una deregulation che costringerebbe migliaia di persone, donne in modo particolare, a lavorare durante i giorni festivi, che una società evoluta come la nostra risolve le difficoltà del commercio, ma semmai con un’elasticità concertata con gli operatori del settore».

          Insomma, per la Lega Nord va sottolineato come siano piuttosto «da ricercare nella crisi generalizzata del potere d’acquisto delle famiglie europee, nell’eccessivo proliferare dei centri commerciali mai contrastato dal centrosinistra, nell’invasione spesso illegale di merci provenienti da Paesi che fanno della concorrenza sleale regola di crescita economica, le ragioni e relative soluzioni delle difficoltà di un settore vitale per il nostro tessuto sociale come il commercio al dettaglio».

          Per questo, la Lega ribadisce la necessità di non adottare anche in Friuli Vg «scelte politiche simili a quelle che la sinistra ha in mente a livello nazionale, che sviliscono e penalizzano la famiglia perché viene ritenuto inamissibile «pensare per l’interesse di pochi di sottrarre migliaia di uomini e donne al diritto-dovere di passare almeno il fine settimana a casa, in famiglia, con i figli, come previsto dalla Costituzione della Repubblica». Senza contare che «autorevoli esponenti della Chiesa hanno assunto con motivazioni di ordine etico, religioso e sociale una posizione ferma contro le ulteriori aperture domenicali; osservato anche come fino ad ora la Giunta Illy abbia trascurato le politiche a favore delle famiglie del Fvg, prima riducendo la possibilità di usufruire dei contributi per i figli, poi destinando milioni di euro a progetti e provvedimenti per gli extracomunitari.