Udine. Appalti pulizie, sciopero negli ospedali

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

      Pagina 8 – Regione

        La tariffa oraria si aggira sui 5 euro lordi I sindacati contestano anche la Regione per i regolamenti nell’assegnazione dei lavori

          Appalti pulizie, sciopero negli ospedali

            Oggi la protesta dei 7 mila lavoratori delle imprese per i bassi salari

              Cristian Rigo

              UDINE. Guadagnano poco più di 5 euro lordi all’ora e percepiscono uno stipendio medio mensile di circa 4-500 euro considerando che la maggior parte dei contratti sono part-time. E a ogni cambio d’appalto la situazione rischia di peggiorare. Perché la regola è quella del massimo ribasso e a farne le spese sono sempre i lavoratori. Per questo motivo gli addetti delle imprese e delle cooperative di pulizia e multiservizi sono considerati lavoratori invisibili. Senza diritti e senza dignità professionale. E per questo motivo, Cgil, Cisl e Uil oggi e domani hanno indetto due giorni di sciopero che coinvolgeranno tutti i 7mila addetti del settore pulizie-multiservizi con tre manifestazioni che a partire dalle 9.30 si svolgeranno negli ingressi degli ospedali di Udine, Pordenone e Trieste-Cattinara.

                Il comparto sanitario è infatti uno degli ambiti di maggiore sofferenza per le lavoratrici del settore e proprio in questi giorni i sindacati stanno trattando con il Centro servizi condivisi per evitare che la prossima gara d’appalto segua la prassi degli appalti al massimo ribasso che sta progressivamente peggiorando i trattamenti economici e le condizioni di lavoro: «Per rientrare nelle condizioni economiche imposte dai bandi di gara – spiega il segretario regionale della Filcams Cgil Franco Barera – un singolo addetto deve garantire la pulizia di 230 metri quadrati all’ora. Il tutto per una paga oraria inferiore ai 6 euro lordi. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di bloccare gli appalti sanitari di pulizia gestiti a livello regionale dal Centro servizi condivisi, per rivendicare una nuova legge che escluda gli appalti pubblici al massimo ribasso. La tutela dei lavoratori non dipende infatti soltanto dalle aziende che li assumono o dalle cooperative di cui sono soci, ma anche dalle condizioni imposte dai committenti».

                Sul banco degli imputati quindi ci sono anche gli enti pubblici che complessivamente occupano quasi 4mila lavoratori. Altrettanto grave, se non peggiore, la situazione di chi (circa 3mila persone) lavora per i privati, ed estremamente precaria quella che si registra negli appalti di pulizia nelle caserme, sui quali pende da tempo la scure dei tagli alla spesa pubblica: «Già quest’anno – spiega Massimo Onida della Fisascat Cisl Udine – era previsto il dimezzamento dei servizi, scongiurato solo in extremis in sede di approvazione della Finanziaria 2007. Ma il rischio si riproporrà al termine di quest’anno e in regione coinvolge almeno 800 lavoratori».

                La mobilitazione per il nuovo contratto, quindi, si unisce alla battaglia per condizioni di lavoro meno precarie, per appalti più sicuri e tutelati, per una maggiore considerazione professionale.