Tutto rinviato a settembre

18/07/2005
    sabato 16 luglio 2005

    UN DOCUMENTO CON MOLTE LACUNE

      Tutto rinviato a settembre
      Non funziona il tetto del 2%

        Forti dubbi sui numeri: il prossimo anno meno spese per gli statali
        Sulla stesura hanno pesato troppi veti incrociati nella maggioranza

        analisi
        Stefano Lepri

          ROMA
          Il tetto del 2% alla spesa, pilastro della legge finanziaria 2005, non sta funzionando. A darne conto sono le stesse cifre di previsione del Dpef approvate ieri sera dal governo. Le «spese correnti al netto degli interessi», la voce su cui più doveva agire il freno, alla fine di quest’anno probabilmente ammonteranno a 555.713 miliardi di euro, il 4,7% in più del 2004. Togliendo salari e pensioni, che hanno dinamiche proprie e non erano soggetti al tetto, la crescita delle spese risulta del 4,4%. Quasi fermi invece gli investimenti pubblici: +0,3%.

            L’impennata del 2005 anzi conduce a un nuovo massimo: le spese correnti, sempre al netto degli interessi sul debito pubblico toccheranno, se le previsioni del Tesoro saranno confermate, il 40,2% del prodotto lordo, vicino al record assoluto di tutti i tempi che fu il 40,7% del 1993. A parte quell’anno difficile, all’uscita della crisi del vecchio sistema politico, lo Stato italiano non ha mai speso così tanto semplicemente per svolgere i suoi compiti normali; nel bilancio complessivo, la differenza rispetto ad allora è che grazie ai bassi tassi dell’euro e a un decennio di contenimento del debito il peso degli interessi si è molto ridotto.

              Da questo si parte, per la manovra 2006. Ma la manovra non è delineata. La cornice di cifre e di previsioni nel Dpef è, secondo molti critici, una incastellatura ancora vuota di contenuti. Perché? Dal governo, informalmente, vengono offerte alcune spiegazioni. Primo: il Dpef, nella sua ormai lunga storia, di rado ha indicato provvedimenti concreti. Secondo: le cifre principali sono state concordate con le autorità europee, e a quelle si doveva restare vincolati. Terzo: il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco riteneva che le scelte politiche spettassero ai ministri politici. Quarto: però alla fine le forze politiche si sono tirate indietro e hanno preferito rinviare a settembre.

                Cancellato il vertice di maggioranza di cui era corsa voce, i leader dei partiti sono rimasti silenziosi. Ma la cornice concordata con l’Europa influenza le scelte politiche future. E’ a causa del deficit eccessivo 2005 che si è rinviato ad autunno 2006 l’intervento sull’Irap, scontentando le imprese; perché non si era trovato come coprirlo. Nel Dpef resta tuttavia la giustificazione teorica a ciò che Siniscalco aveva proposto un mese fa: compensare meno Irap con più Iva. Con cifre si dimostra che la tassazione sui consumi è più bassa in Italia rispetto al resto d’Europa.

                  Su altri numeri, quelli di previsione sul 2006, si eserciteranno più volentieri gli economisti esperti di finanza pubblica: perché ciò che salta agli occhi è che queste tendenze preoccupanti della spesa riscontrate nel 2005 dovrebbero spontaneamente rallentare l’anno prossimo, anche in assenza degli interventi che il governo si propone di inserire nel disegno di legge finanziaria 2006. Così la spesa corrente al netto degli interessi viene data in crescita più contenuta nel 2006 rispetto al 2005, +2,4%. Tolti salari e pensioni, però, la crescita sarebbe del 3,7%.

                    Su queste cifre, per contenerle ancora, il governo si propone di intervenire con i tagli alle spese che saranno inseriti nella legge finanziaria. Ma già c’è chi si domanda se sia calcolata correttamente la base di partenza. Salta agli occhi che nel 2006 la spesa per gli stipendi dei dipendenti pubblici dovrebbe addirittura diminuire rispetto al 2005, per questioni di pagamenti arretrati che si sono concentrati quest’anno e perché si prevede che gli impiegati calino di numero, 0,5% all’anno. Nella spiegazione offerta dal Dpef «le retribuzioni pubbliche sono state valutate incorporando gli effetti connessi alla corresponsione dell’indennità di vacanza contrattuale, secondo l’attuale cadenza biennale prevista».

                      Il timore tra gli osservatori economici è che le tendenze della spesa possano essere più gravi di quanto indicato, anche considerando che il 2006 è anno di elezioni politiche. Se fosse vera la tesi del commentatore economico Hugo Dixon, secondo cui all’interno dell’area euro esiste un gruppo «Pig» (Portogallo Italia e Grecia, allineati perfidamente nella parola che significa «maiale» in inglese) un «buco» nei conti pubblici sarebbe così svelato da un eventuale cambio di maggioranza nel voto, come avvenuto in Grecia nel 2004 (da sinistra a destra) e in Portogallo nel 2005 (da destra a sinistra). Per controbattere le obiezioni, il Dpef elenca per ciascuna voce di spesa su quali presupposti è stata costruita la previsione 2006.