Tutto il Tfr nei fondi ma sgravi più certi

14/12/2001


VENERDÌ, 14 DICEMBRE 2001
 
Pagina 34 – Economia
 
IL PROGETTO
 
Il Tesoro studia il modo il cui finanziare la decontribuzione
 
Tutto il Tfr nei fondi ma sgravi più certi
 
 
 
Contributi più bassi per i neoassunti ma con prestazioni future invariate: la differenza tra le aliquote ce la mette lo Stato
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Dopo aver accontentato i sindacati su ordine categorico del premier Silvio Berlusconi (non farli inquietare sulle pensioni come nel ’94), il governo tenta ora di venire incontro alla Confindustria, che ha fatto la voce grossa minacciando di ritirare la fiducia all’esecutivo. Anche se non concederà la «pausa di riflessione» sollecitata dagli industriali, il governo sta mettendo mano già in queste ore a una nuova bozza di delega sulle pensioni che avvicini un po’ di più il testo alle posizioni degli industriali, a cominciare dal taglio dei contributi. L’apertura sulla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti senza giusta causa, evidentemente, non è stata giudicata una contropartita adeguata dal presidente Antonio D’Amato per la «mancata riforma strutturale delle pensioni», invocata dagli industriali.
Già nelle ore immediatamente precedenti la presentazione della delega alle parti sociali, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti aveva provato ad accontentare Confindustria su uno dei suoi cavalli di battaglia: i disincentivi alle pensioni di anzianità. Ma dopo un prolungato braccio di ferro con il collega del Welfare, Roberto Maroni, la proposta era stata accantonata. L’idea di Tremonti era di allungare da 10 a 15 anni la base di calcolo della pensione per chi avesse voluto far scattare immediatamente i requisiti maturati. Dunque un disincentivo ad abbandonare il lavoro anticipatamente, e soprattutto una forte concessione a D’Amato motivata dalla necessità di strappare a Confindustria il sì allo smobilizzo totale del Tfr. Utilizzi parziali, a parere del ministro, non sarebbero infatti sufficienti per far decollare la previdenza integrativa.
Ora Tremonti tenterà probabilmente un’altra operazione, anche se i tempi sono strettissimi: il governo infatti insiste nel tenere agganciata la delega sulle pensioni alla legge Finanziaria, ormai in vista del suo varo definitivo. Il ministro approfitterà di questi giorni per operare una sorta di «quadratura del cerchio»: assicurare con fondi certi la decontribuzione per i neoassunti (chiesta dalla Confindustria) ma allo steso tempo garantire l’invarianza delle prestazioni previdenziali (come chiedono i sindacati). Resta ancora da capire chi coprirà il buco che si aprirà, chi metterà i soldi che mancano. A questo punto toccherà al governo trovarli. I tecnici di Tremonti per ora stanno studiando la possibilità di allargare la forbice tra l’aliquota in base alla quale si calcolano i contributi dell’impresa e l’aliquota in base alla quale il lavoratore riceverà la pensione.
Stretto in questa difficile morsa (nel caso della delega sul lavoro, il ministro Maroni aveva usato l’espressione «siamo tra l’incudine e il martello»), il governo ha dunque poco tempo e soprattutto margini assai ridotti. Ma una cosa non potrà fare: rinunciare alla delega. In caso contrario verrebbe smentito, chi per molti mesi, come il ministro del Wefare, ha tenuto fermo il principio secondo il quale il dialogo sociale è un’altra cosa rispetto alla concertazione e, in ogni caso, l’ultima parola l’ha sempre il governo.