Tutto chiesa e Cisl

18/05/2006
    n.19 anno LII – 18 maggio 2006

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      ECONOMIA

      Tutto chiesa e Cisl

      L’inizio in Cgil. Poi l’arrivo alla corte di D’Antoni. Fino allo sbarco in via Po. La vera storia di Raffaele Bonanni

      di Stefano Livadiotti

        Basta con le risse. Non esiste alternativa all’unit� sindacale…, ha scolpito luned� primo maggio Raffaele Bonanni (Ansa, ore 21 e 23). Molti si sono chiesti se fosse la stessa persona che solo tre giorni prima, appena conquistata la poltrona di numero uno della Cisl, aveva mitragliato con il linguaggio involuto e l’inflessione abruzzese: "Il segretario della Cgil mentre si propone come il custode di Prodi rischia di essere la pietra al collo che lo fa affogare, se dovesse insistere nella bieca iniziativa di chiedere la cancellazione della legge Biagi" (‘la Repubblica’, 28 aprile).

        Bonanni � fatto cos�. Molti anni fa ha adottato come ma�tre � penser l’ex leader della Cisl e oggi parlamentare della Marghertita Sergio D’Antoni. Ma del fatto che la coerenza fosse solo un inutile optional s’era convinto gi� prima, da solo. � stato nel 1970, quando, allora ventenne, aveva trovato lavoro come magazziniere in un cantiere edile della Val di Sangro. Figlio del popolarissimo segretario del Pci di Bomba, il paesello natio in provincia di Chieti, il giovane Bonanni si era iscritto alla Cgil. Nominato delegato sindacale, lesto aveva capito come arringare i muratori fosse meno faticoso che impilare mattoni. Cos�, s’era offerto come sindacalista a tempo pieno. Incassato un secco rifiuto dalla Cgil, aveva fatto spallucce ed era scomparso. Per riapparire d’incanto nei ranghi della Cisl a Palermo, dove D’Antoni faceva il bello e il cattivo tempo dalla poltrona di segretario della locale Camera del Lavoro.

        Il sodalizio con D’Antoni, e ancor pi� con il suo braccio destro Luigi Cocilovo, non si interromper� pi�. Sulle orme dei due Bonanni inizia la sua scalata. Segretario della Cisl a Palermo. Poi leader del sindacato isolano, quando dietro lo striscione ‘Eccoci qua, siamo le vittime della trasparenza’, guida in corteo un gruppo di lavoratori rimasti disoccupati per la chiusura di alcune aziende in odore di mafia. Fino al grande salto del 1991, con l’incarico di capo degli edili, un pacchetto da 250 mila iscritti. Bonanni si fa le ossa scontrandosi duramente con Carla Cantone, tostissima collega della Cgil che nel corso di una riunione con i costruttori dell’Ance lo mette ko davanti a tutti con un formidabile gancio sinistro. Bonanni si lagna con D’Antoni. Il numero uno della Cisl protesta con Sergio Cofferati, che se la ride sotto i baffi.

        Il leader di Bomba incassa e va dritto per la sua strada. Nel 1998, quando entra nella segreteria confederale della Cisl, confida agli amici. "� solo questione di tempo; alla fine il numero uno sar� io". Siccome ci crede davvero, sgomita. Si trasferisce a Roma. Riempie il guardaroba di gessati scuri. Comincia a coltivare con metodo lo zoccolo duro della Cisl dantoniana, fino a diventare un signore delle tessere tra i lavoratori del pubblico impiego, i commercianti e i braccianti. Intanto, stabilisce rapporti con il mondo politico romano. Lo fa in modo trasversale. Cattolicissimo (� legato al movimento dei neocatecumenali), autodidatta ma sedicente poliglotta, a tutti regala libri sul papa, sui quali verga pure una dedica.

        Negli anni della Confindustria di Antonio D’Amato, che lui mostra di apprezzare, e mentre D’Antoni coltiva le sue ambizioni di leader politico nel centro-destra, Bonanni trama d’intesa con il ministro leghista del Welfare Roberto Maroni. E pi� ancora con il suo sottosegretario Maurizio Sacconi, uno cui la sigla Cgil fa lo stesso effetto del drappo rosso agli occhi del toro. Teorico degli accordi separati (senza cio� la Cgil), scavalca il suo leader Savino Pezzotta. Apre alla cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lavora alla legge Biagi e alla stesura del Patto per l’Italia. Di fatto, diventa il vero interlocutore nella Cisl del governo Berlusconi.

        Poi D’Antoni, che in attesa di passare la mano al fido Bonanni s’� inventato la segreteria Pezzotta, cambia idea come spesso gli accade e trova ospitalit� nella Margherita. Eccellente ballerino (anni fa strapp� l’applauso a un gruppo di colleghi spagnoli esibendosi in un impeccabile flamenco), Bonanni esegue lesto la medesima giravolta. Si ricolloca, piazzandosi sotto l’ala di Franco Marini. E all’improvviso il passato gli appare sotto una luce un po’ diversa: "Chiediamo discontinuit� rispetto al precedente esecutivo, cos� forte del proprio consenso elettorale da negare ogni legittimo confronto con le parti sociali", tuona il 27 aprile scorso. Prodi dovr� rimuovere questa stagione indegna di una democrazia evoluta. � quasi una vergogna che non gli abbiamo fatto un clamoroso sciopero contro".

        Messo alla porta l’infedele Pezzotta, che si era smarcato da D’Antoni & C., Bonanni ha traslocato nella stanza di segretario della Cisl portandosi appresso una delle cose cui tiene di pi�: una foto che lo ritrae mentre stringe la mano all’ex vice presidente Usa, Al Gore. Sulla poltrona di numero uno � arrivato con una maggioranza schiacciante. Ha raccolto 220 voti sui 243 del consiglio generale. Le tessere del filone pi� meridionale della Cisl, ispirato a un sindacalismo politico ancorato a una visione assistenzialista. "� inaccettabile che il ministro dell’Economia tiri fuori la storiella di una correlazione tra l’equilibrio della finanza pubblica e il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici", � il pensiero consegnato un anno fa all’Ansa dal neo leader. Che nei giorni scorsi ha messo sotto accusa le privatizzazioni, arrivando a prefigurare un ritorno di Autostrade nelle mani dello Stato. Una filosofia che dovrebbe trovare pi� di una difficolt� a sposarsi con quella del nuovo alleato di Bonanni, Pier Paolo Baretta, rappresentante dell’ala carnitiana. Gi� li chiamano ‘il braccio e la mente’, ha annotato perfidamente il ‘Corriere della Sera".

        Appena eletto, forte di 4 milioni e 287 mila iscritti, ha sparato a palle incatenate sulla Cgil. Un po’ per solleticare l’anticomunismo viscerale della sua base. Soprattutto, per mandare un messaggio preciso: ritrovato nella Margherita un punto di riferimento politico, la Cisl non intende farsi ricacciare nell’angolo, com’era avvenuto con i precedenti governi del centro-sinistra. Il primo banco di prova � la formazione della squadra di Romano Prodi e in particolare la casella del Welfare. Per anni, e con la sola parentesi del centro-sinistra, il ministro ha avuto la benedizione della Cisl, quando non � stato sua diretta emanazione. Intanto, per�, Bonanni ha centrato il traguardo di tutta una vita. "Prepariamoci a vederlo a via Po", aveva profetizzato Miriam Mafai su ‘la Repubblica’. Era il 7 dicembre. Di 18 anni fa.