Tutti i guai della Virgin

07/01/2004




    venerdì 2 Gennaio 2004



    Tutti i guai della Virgin
    I megastore in franchising rischiano la chiusura. Vendite giù, dipendenti «falcidiati»
    MANUELA CARTOSIO


    MILANO
    «C«Chiuso per ferie fino al 6 gennaio» recita il cartello. Ferie davvero strane quelle del Virgin megastore di piazza Duomo, cominciate all’improvviso e all’insaputa dei dipendenti con una «serrata» il 24 dicembre. Un negozio che vende musica – regalo buono dell’ultimo minuto per tutte le età – chiuso la vigilia di Natale non s’era mai visto. Segno che qualcosa, anzi molto, sta andando storto. Il megastore milanese, il primo Virgin aperto in Italia nel 1991, con il patron Richard Branson in carne e ossa a fare gli onori di casa, è sull’orlo del fallimento. Una sorte analoga incombe sugli altri tre negozi della catena a Bologna, Padova e Bergamo. Dal 2002 sui quattro megastore non batte più la bandiera britannica del poliedrico fondatore ma quella più modesta di San Marino dove ha sede la Titan Sound di Lauretta Alessi. Nel giugno del 2002 l’imprenditrice aveva acquisito la Virgin Retail Italy srl con idee di grandezza: aprire una decina di Virgin megastore in franchising, affiancare alla vendita diretta l’e-commerce e, addirittura, entrare in Borsa. La
    musica è stata tutta diversa e le perdite contenute (in Italia i Virgin megastore non hanno mai raggiunto il pareggio di bilancio) sono diventate una voragine. Tra gennaio e marzo dell’anno scorso un terzo dei 45 dipendenti sono stati licenziati (falcidiati i punti vendita di Milano e Bologna). I 15 ex dipendenti vantano un credito di 150 mila euro per liquidazioni non corrisposte e hanno chiesto il pignoramento dei beni della società. Autogrill, che subaffitta a Virgin il sotterraneo nel palazzo in piazza Duomo di proprietà del Comune, vanta un anno di affitto arretrato e ha chiesto il fallimento di Virgin Italy. Da ultimo, qualche settimana fa, Titan Sound è stata dichiarata fallita. Questo bel quadretto lascia poche speranze ai lavoratori del megastore di piazza Duomo. «Temiamo che il negozio non riapra più», dice Simona Treccani, delegata della Filcams Cgil, «la situazione è molto compromessa, per trovare un nuovo acquirente ci vorrebbe un miracolo». Ai lavoratori resta un’unica strada da battere: «appellarsi» a Richard Branson. «Anche se la sua politica è di liberarsi delle imprese vecchie per finanziarne a getto continuo delle nuove, resta pur sempre proprietario del marchio», ricorda la delegata. Il megastore di piazza Duomo è una pagliuzza nell’impero Virgin, ma se fallisse ne deriverebbe comunque un danno d’immagine per Branson e per il marchio.

    In attesa che il multimiliardario si accorga di quel che sta succedendo in una lontana provincia, martedì scorso i lavoratori hanno fatto un volantinaggio in piazza Duomo. Nei giorni di «ferie» indesiderate tengono d’occhio a turno il negozio per evitare che la merce prenda proditoriamente il largo.

    Perchè il Virgin di piazza Duomo naviga in pessime acque? L’imprenditrice sanmarinese ci ha certo messo del suo. Ma sui bilanci in rosso pesa sicuramente la concorrenza della dirimpettaia Feltrinelli-Ricordi (il suo megastore è sull’altro lato di piazza Duomo) e della vicina Fnac in via Torino. E poi c’è la concorrenza davvero imbattibile di Internet. Con i prezzi dei cd alle stelle, la possibilità di scaricare musica gratis ha tolto ai supermarket della musica una fetta consistente di clientela, soprattutto giovanile. Resistono solo i megastore che si specializzano in determinati generi musicali. Quelli di Virgin Italy non sembrano averlo fatto.