Tutti gli scontenti del sindacato «forza di governo»

21/01/2005

    venerdì 21 gennaio 2005

      SVOLTE. LA LINEA EPIFANI APRE BRECCE NELLA FIOM, MA ANCHE IN CISL E UIL – ETTORE COLOMBO

      Tutti gli scontenti del sindacato «forza di governo»

        L’ala sinistra della Fiom e parte della stessa Cgil, forse tutta la Uil e financo pezzi della Cisl, sono le aree che potrebbero mettersi di traverso all’entente cordiale sindacati-Confindustria. Che sia realistico o meno il guanto di sfida lanciato dal segretario della Uil Luigi Angeletti («quella della moderazione salariale è un’epoca tramontata»), nelle reazioni seguite all’intervista di Epifani in cui il segretario Cgil chiedeva «moderazione» a meccanici e industriali, i nervosismi non sono mancati.

        Insomma, non tutti sono convinti che il pragmatismo dimostrato dalla Fiom come dalla Cgil sia la strada giusta su cui incamminarsi, anche se questo vuol dire migliorare e di molto i rapporti unitari. Saranno anche diventati forza di governo, i sindacati italiani, come sostiene Epifani dal palco della manifestazione nazionale sul sud, indetta ieri alla Fiera di Roma da Cgil, Cisl e Uil. Sarà vero, come sottolinea con il vigore schietto che gli è proprio il segretario della Cisl Pezzotta che «il segnale più interessante e emotivamente coinvolgente ci viene dal fatto che i nostri metalmeccanici siano arrivati a una piattaforma unitaria», augurandosi ora «un buon contratto».

        Non tutti, però, sono d’accordo sul senso di una direzione di marcia che vede «ricostruire nuovi rapporti di confronto, dialogo e convergenze», come spiega sempre Pezzotta dall’assemblea unitaria (buon esito della discussione al seminario sul rapporto con la politica, ma soprattutto l’avvio delle Commissioni interconfederali, la prima delle quali, quella sul modello contrattuale, si è riunita ieri) e indica la definitiva saldatura del fronte comune sindacati-Confidustria nei confronti del governo.

        La prima gelata arriva da Federmeccanica: «Un conto sono gli appelli, un conto è la piattaforma», dice il direttore generale Roberto Biglieri. Insomma, anche se la moderazione è diventata «una categoria positiva», resta il punto: le richieste sindacali sono ancora figlie di una cultura salarista. Anche perché, viaggiando tutte intorno al 7,8% di aumenti di media (solo gli statali chiedono l’8%), buttano alle ortiche – per la gioia della Fiom e della Uil – non solo il concetto di inflazione programmata stabilita dagli accordi del luglio 1993 ma anche quello di inflazione prevedibile. Per non parlare della messa in discussione della legge 30, contenuta nella piattaforma unitaria, e della scelta di andare a referendum di mandato sia in entrata che in uscita sull’esito dei un eventuale accordo con Federmeccanica, tra i lavoratori, scelte che causano musi lunghi, in casa Cisl. L’accordo, in ogni caso, sarà certamente al ribasso e cioè ben lontano dai 105 euro di aumenti lordi mensili medi più i 25 euro (non a tutti, solo per i lavoratori esclusi dalla contrattazione aziendale) a titolo di premio di produttività chiesti da Fiom, Fim e Uilm. Di certo non corrisponderà alla prima cifra offerta da Federmeccanica (65 euro): la trattativa sarà nella forbice 90-100 euro e potrebbe sbloccarsi soprattutto su un’interpretazione flessibile della distribuzione dei 25 euro, adattando la distribuzione di questa quota in modo disomogeneo rispetto alle situazioni industriali. Sì in settori come aeronautica e cantieristica, no in comparti come auto e tlc, Fiat su tutti, per dire.

        Nelle roccaforti rosse della Fiom cigiellina ci sentono molto poco, però, da questo orecchio. Già Rinaldini è netto nel dire che «i 130 euro di aumenti sono per tutti», ma anche dentro la Cgil molte voci salutano soddisfatte la nuova linea della Fiom e una piattaforma giudicata seria e moderata. «Se Rinaldini non fosse riuscito a risolvere l’isolamento della Fiom dopo ben due contratti separati, avrebbe perso l’appoggio non solo della segreteria della Cgil ma anche di molti dei suoi dirigenti», spiega un’autorevole voce di corso Italia. A voler riportare la Fiom su posizioni massimaliste lavora però Giorgio Cremaschi, spesso su posizioni più intransigenti del suo stesso partito di riferimento, Rifondazione. Cremaschi si aggirava scuro in volto il giorno della conferenza stampa che celebrava l’accordo e, pur senza aver votato contro la piattaforma unitaria in sede di comitato centrale della Fiom, oggi punta tutto sulla «lotta flessibilità del lavoro, legge Biagi in testa» e sul possibile effetto combinato di vertenze molto dure che stanno per riaprirsi nelle aziende in crisi (Fiat, Terni, Finsiel) Oltre che sulla battaglia per la democrazia sindacale, argomento su cui dice la sua anche il responsabile lavoro di Rifondazione Paolo Ferrero, che inneggia su Liberazione agli autoconvocati delle Ferrovie: entrambi chiedono «rappresentatività più ampia» di quella prevista dalla piattaforma. Obiettivo una sorta di primarie sindacali a tutto campo e referendum tra i lavoratori.