Tutti gli occhi su Confindustria

23/05/2002







(Del 23/5/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
OGGI ALL´ASSEMBLEA DEGLI IMPRENDITORI PARLA ANCHE BERLUSCONI. ROMITI: CI SARA´ UN SEGNALE DI DISTENSIONE
Tutti gli occhi su Confindustria
D´Amato: pronti al dialogo solo per le riforme

ROMA
Una parola difficile: dialogo. Ma anche fondamentale. E´ quella che domina l´assemblea pubblica della Confindustria in programma questa mattina con la relazione del presidente Antonio D´Amato sotto gli occhi del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, seduto in prima fila, ma anche dell´opinione pubblica. E che è rimasta sullo sfondo dell´assemblea privata (cioè a porte chiuse) svoltasi ieri e chiusa con un sì netto all´attuale vertice: 84,1% di voti favorevoli per il programma e la squadra della seconda metà del mandato, dal 2002 al 2004. Il dialogo è quello fra il governo e le parti sociali che può servire per sbloccare un ampio processo di riforme e quindi per rendere più competitiva l´Italia. Riforme che rappresentano l´obiettivo strategico della presidenza D´Amato: fra queste anche le modifiche all´articolo 18 dello statuto dei lavoratori con le norme sui licenziamenti, modifiche previste da un disegno di legge delega del governo e contestate dai sindacati con lo sciopero generale. E´ possibile rilanciare il dialogo? Ieri mattina alcune parole pronunciate dal presidente della Rcs Cesare Romiti hanno alimentato l´attesa di una svolta, ma non è arrivata alcuna conferma di passi concreti effettivamente in cantiere. Romiti ha preannunciato per questa mattina «un segnale di distensione da parte del presidente D´Amato» sull´articolo 18. Un segnale, stando a questa anticipazione, che «sarà iniziativa» di D´Amato con la relazione all´assemblea e non effetto di «altre pressioni». La dichiarazione di Romiti ha messo in subbuglio i palazzi del governo e ovviamente i vertici sindacali. Ma contemporaneamente nel quartier generale della Confindustria all´Eur non si trovava traccia di operazioni già delineate. E l´assemblea privata non è stata l´occasione per discutere dell´articolo 18. D´Amato non si muove dalla linea indicata al convegno di Parma dello scorso marzo: «Dialogo sì, ma per fare le riforme e non per bloccare tutti» sintetizza lo stesso presidente della Confindustria. Insomma il leader degli industriali non cambia la sua impostazione. Ritiene che le modifiche all´articolo 18 siano un pezzo importante di un più organico piano di riforme, ma che da sole non risolvano d´incanto i problemi dell´economia e non bastino a ridarle slancio. Anche questa mattina D´Amato ripeterà questi concetti. E ricorderà ancora, pertanto, che l´intervento sull´articolo 18 è un capitolo di quel programma complessivo di riforme che devono portare con la riforma del welfare state, ovvero delle diverse forme di protezione sociale, al «workfare», cioè a una più piena protezione del lavoratore. In questo quadro, il ripensamento delle norme sui licenziamenti deve essere coniugato con la flessibilità. D´Amato darà questa mattina un tono distensivo alla sua relazione? Sicuramente dirà che con il sindacato bisogna trattare, ma per raggiungere risultati e non per fermare il cambiamento. Quindi si può dialogare, ma a tutto campo, senza pregiudiziali. In fondo si tratta delle idee di base dell´attuale presidenza. E allora c´è o non c´è una novità? Si profila una soluzione diversa per l´articolo 18 rispetto al disegno di legge delega? «Fuochino» risponde un dirigente della Confindustria molto vicino a D´Amato facendo presente che «si lavora per cercare una soluzione, ma questa non è pronta nè sono previsti annunci» per questa mattina. Priva di paternità e soprattutto di conferme sia da parte del governo che dei sindacati e soprattutto della Confindustria, un´ipotesi è comunque in circolazione. Secondo voci incontrollate il governo staccherebbe dal disegno di legge delega la parte riguardante l´articolo 18, gli ammortizzatori sociali e il cosiddetto costo zero della riforma del mercato del lavoro. Si tratterebbe dello stralcio invocato dai sindacati? Si perché tecnicamente avverrebbe questo; no perché in realtà le questioni confluirebbero in nuovo disegno di legge presentato in parlamento. Non è chiaro se una soluzione del genere sia abortita senza vedere la luce, sia sfumata per effetto della dichiarazione di Romiti, sia davvero accettabile per le parti in causa oppure sia oggetto di discussione. Proprio Romiti, nell´assemblea privata, parlando di «casa comune», ha spinto per il compattamento dell´associazione. Dopo il responso positivo per D´Amato (1.823 sì e 345 no con 2.314 presenti e 2.168 voti validi), il neovicepresidente Gianmarco Moratti ha commentato: «E´ andato tutto molto bene». E il presidente dell´Assolombarda Michele Perini ha puntualizzato: «La nostra è un´assemblea di soci, non siamo un condominio che si riunisce per parlare male dell´amministratore».

Roberto Ippolito