Tutti Fuori

15/02/2013

Fnac fashion nighmare il lavoro per noi è un lusso». Lo slogan campeggia su un cartello dietro cui sfilano i commessi di un notissimo marchio di librerie. L`incubo dell`alta moda ha investito e schiacciato la Fnac, un tempo glorioso brand francese della divulgazione culturale: i negozi specializzati nella vendita di libri, cd, dvd e tecnologia sono in liquidazione perché il colosso del lusso Ppr, che ha sede Oltralpe, ha deciso di disfarsene. Ppr vuole concentrarsi sui marchi prestigiosi e per clientela vip, anch`essi nel suo portafoglio: da Gucci a Balenciaga, da Yves Saint Laurent a Bottega veneta. Lasciando nell`incertezza totale i 600 dipendenti delle sue librerie italiane, già da tempo in pesante perdita economica. I libri, certo, in tempi di crisi non tirano. Ma è già da almeno un anno che la Ppr aveva ideato lo scorporo, per potersi dedicare a prodotti come le borse, i foulard e i profumi, che invece – vista la crescente forbice tra ricchi e poveri – non tramontano mai. «A farne le spese siamo noi – dicono i dipendenti del punto vendita di Roma Bufalotta, che ha chiuso i battenti proprio ieri – Si vendono noi per comprare il lusso: siamo carne da macello». Insieme a Roma, dove lavorano una cinquantina di persone, hanno serrato le saracinesche anche le location di Torino Grugliasco e Firenze. Mentre si paventa un pesantissimo ridimensionamento della sede centrale, che si trova a Milano, in particolare sui magazzini e sul sito web della catena di librerie. Ma come si è arrivati alla chiusura e alla crisi? Ppr ha messo in liquidazione il ramo italiano di Fnac, e i commissari liquidatori, lo scorso dicembre, hanno chiuso un accordo preliminare di vendita con il gruppo Orlando Italy, che ha sede in Lussemburgo e controlla già la catena di profumerie Limoni – anch`esse «protagoniste» dei centri commerciali nostrani. La Orlando ha però dichiarato di non voler rilevare i punti vendita siti nei centri commerciali – quelli in più pesante perdita – ma di essere interessata soltanto a quelli che si trovano nel centro città (e in particolare a Torino, Genova, Milano, Verona e Napoli). Una bella doccia fredda arrivata all`improvviso. I liquidatori hanno così deciso di chiudere le tre librerie che non si riesce (almeno per il momento) a piazzare, e di aprire nello stesso tempo una cassa integrazione per 302 unità, buona parte delle quali a zero ore. Si temono, quindi, entro i prossimi 6 mesi, altre uscite. Infatti Orlando non ha solo dichiarato di voler rilevare i 5 negozi di città, ma ha pure presentato un piano industriale che prevede praticamente l`utilizzo di solo metà del personale attualmente impiegato. Ma qual è esattamente il progetto di Orlando per i punti vendita superstite? E che fine faranno i lavoratori al momento in cassa perché da ieri hanno trovato le saracinesche chiuse? Lo abbiamo chiesto a Daria Banchieri, della Filcams Cgil nazionale, che ha condotto le trattative con i liquidatori e ha anche incontrato il nuovo acquirente. «Per quanto riguarda i negozi chiusi per ora ci sono gli ammortizzatori sociali e noi proveremo in tutti i modi a far reimpiegare chi prima lavorava in Fnac – spiega la sindacalista – Abbiamo già fatto degli incontri in sede locale con le direzioni dei centri commerciali, per poter verificare che i soggetti che occuperanno gli spazi delle librerie possano impiegare il personale». Quanto invece agli altri negozi e alla sede di Milano, la questione, per quanto meno tragica, è comunque complessa: «Il problema è che Orlando – continua Banchieri- vuole cambiare la natura delle librerie, e trasformarle in "shopping shop", con dei "corner", cioè spazi affittati ad altri marchi. Il che, se fa sopravvivere in sè i locali, mette però a rischio la tenuta dei livelli occupazionali: perché se affitto degli spazi ad altri brand entra personale esterno, e si sottrae lavoro ai commessi della vecchia gestione». In forse anche la sopravvivenza del marchio Fnac, almeno in Italia: per ìl momento la Orlando si è impegnata a mantenerlo solo per un anno, ma poi non è escluso che il business si evolva in altre direzioni, stravolgendo completamente la fisionomia delle vecchie librerie, che pure avevano molti aficionados e un pubblico di clienti di qualità. «Noi siamo entrati con lauree e master alle spalle – racconta uno dei commessi di Roma Bufalotta, la cui media di età è tra i 30 e i 40 anni – Non si trattava certo di andare a fare ricerca all`università, lo sapevamo, ma comunque sentivamo di far parte di un gruppo che diffondeva cultura, che aveva un nome. E, per quanto possibile, cercavamo sempre di far sopravvivere il carattere della vecchia libreria, conciliandola con il nuovo, sapendo consigliare il cliente su libri e cd». Ma poi, la legge del mercato ha vinto. Preoccupazione anche a Milano. Marco Beretta, della Filcams Cgil, spiega che «ben 80 persone sono a rischio tra sede centrale, Internet e magazzini»: «Ma abbiamo indetto con Cisl e Uil lo stato di agitazione, e faremo di tutto per difendere fino all`ultimo posto di lavoro».