Tutti flessibili alla Pharma Shop

23/06/2003

      sabato 21 giugno 2003

      piccole imprese

      Tutti flessibili
      alla Pharma Shop

      Luigina Venturelli

      MILANO Il lavoro flessibile: un obiettivo che per qualcuno va
      perseguito a tutti i costi, anche con la minaccia. Pharma
      Shop, un’azienda che distribuisce prodotti para farmaceutici
      in quattordici punti vendita sparsi in tutta Italia, ha infatti
      deciso di disfarsi di tutti i dipendenti: o si dimettono
      "spontaneamente", accettando che il rapporto di lavoro
      subordinato si trasformi in una fantasiosa forma di precariato,
      oppure verranno licenziati.
      Dopo aver denunciato la propria crisi finanziaria, la
      direzione dell’impresa aveva annunciato la necessaria riduzione
      dei costi, vale a dire dell’organico, costituito da una trentina
      di persone addette alla vendita. Ad Ancona e a Macerata
      sono arrivate le prime lettere di licenziamento e quattro
      lavoratrici hanno perso il posto.
      Tre giorni consecutivi di sciopero non sono stati sufficienti
      nemmeno ad aprire un tavolo di confronto fra Pharma Shop
      e rappresentanti sindacali.
      Anzi: a chi si è astenuto dal lavoro è stata ventilata la
      possibilità di una causa per risarcimento danni intentata
      dall’azienda e a tutti gli altri dipendenti è stato recapitato il
      telegramma dell’aut aut. Perché non ci fosse alcun dubbio
      sulle intenzioni dell’azienda, i giornali locali sono stati colmati
      da inserzioni per cercare nuovi aspiranti commessi a cui
      offrire «uno stipendio fisso mensile con conguaglio». Nulla
      di più, nessuna indicazione sulla posizione contrattuale garantita.
      «L’intenzione della direzione è chiara – afferma Lori Carlini,
      della Filcams-Cgil – licenziare tutti i dipendenti e poi sostituirli
      con altri che abbiano un rapporto di lavoro immediatamente
      revocabile, una delle tante forme selvagge che hanno reso
      "flessibile" il lavoro nel nostro paese. La loro pensata, che
      forse chiamano strategia, è di mettere in piedi un’impresa
      senza dipendenti. Solo collaboratori, partecipanti o chissà
      che altra sciccheria».
      Per poter agire in modo efficace – dato che a livello
      provinciale, per le dimensioni dei singoli punti vendita, non
      ci sono adeguati strumenti di difesa – le federazioni sindacali
      stanno ora cercando di riunire i punti vendita a livello nazionale:
      «L’azienda ha rifiutato ogni possibilità di dialogo – continua
      Lori Carlini – e ora, per quanti non si sottometteranno,
      procederà con i licenziamenti. Una minaccia che costituisce
      una macroscopica violazione dei diritti dei lavoratori».