Tutti contro Cofferati: sbagliato lo sciopero

13/06/2002





      Del 13/6/2002 Sezione: Economia Pag. 19)
      Tutti contro Cofferati: sbagliato lo sciopero
      Il leader Cgil incassa il sì del suo Direttivo e torna ad attacare il governo

      ROMA «Le indicazioni del Fondo monetario internazionale sono preoccupanti per il paese e negative per il governo». E´ appena finito il direttivo della Cgil che ha confermato all´unanimità lo sciopero generale, e Cofferati approfitta della valutazione del Fondo sul deficit di bilancio per dare un´ultima zampata al governo che si appresterebbe a mettere mani sulle pensioni mentre lì, ricorda il leader sindacale, «una riforma è già stata fatta e si tratta solo di rafforzarla con provvedimenti ad hoc». Il governo, tramite il ministro Maroni spiega che in realtà toccare le pensioni non sarà necessario e che sui temi del lavoro un accordo è vicino. Cofferati incalza e annuncia riserve anche sulla legge finanziaria che si va delineando e che interverrebbe pesantemente sulle spese sociali. Controreplica: «Annunciare oggi uno sciopero contro la finanziaria che non c’è – ha detto il ministro del Welfare – è un esercizio ardito che c’entra poco con le dinamiche sindacali e molto con quelle politiche». Il dibattito prosegue e le divergenze tra Cgil da una parte e Confindustria, governo, Cisl e Uil dall´altra non fanno che ingigantirsi. «Esistono ragioni serie per contrastare le intenzioni del governo – ha detto ancora Cofferati – che non sono categorie dello spirito ma atti scritti e presentati in Parlamento. Noi contrastiamo le intenzioni quando queste non sono chiacchiere ma diventano atti scritti. Ci sarà poi la fase successiva, quella della modifica ulteriore ai temi dei diritti. Lo sciopero generale – ha aggiunto – scatterà quando quei provvedimenti verranno trasformati in atti legislativi e cominceranno il loro iter. Per cui non riesco a vedere l´anomalia di cui parla Maroni». Nello specifico, ha spiegato Cofferati, «il governo ha presentato in Parlamento una delega previdenziale che metterebbe in crisi, se approvata, il sistema stesso, con un danno enorme per i pensionati attuali, che nell’arco di 4-5 anni non avrebbero più le pensioni di oggi, e i giovani avrebbero una pensione molto più bassa di quella attesa. Poi ci sono i provvedimenti presentati in Parlamento che prevedono l’alterazione del sistema dei diritti a partire dall’articolo 18». Su quest´ultimo contesissimo tema, Cofferati dice di non capire la posizione assunta da Cisl e Uil che «hanno commesso un grave errore» a riprendere la trattativa. «Con milioni di persone – ha spiegato Cofferati – era stato sottoscritto un patto a non trattare con il governo questioni dove veniva modificato il sistema delle regole e dei diritti delle persone». Sbagliata, invece, secondo il segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta, è stata la decisione della Cgil di proclamare uno sciopero «nei confronti di un negoziato difficile nel quale la Cgil è presente solo in parte». Questo, secondo Baretta, «radicalizza le divisioni tra le organizzazioni sindacali». Fiducioso sull’esito del negoziato che riprende oggi al ministero non sull´art. 18 ma su temi comunque delicati come gli incentivi all’occupazione e la riforma degli ammortizzatori sociali, è il segretario generale della Uil. «I rapporti di forza – spiega Angeletti – si sono spostati a nostro vantaggio, e l’atteggiamento dello stesso Berlusconi è mutato rispetto a qualche mese fa». Per Angeletti, quindi, «la replica dello sciopero generale del 16 aprile può soltanto indebolire il sindacato: la Cgil sta adottando una strategia che esclude qualunque accordo per i prossimi anni». In realtà, secondo il presidente di Confindustria Antonio D´Amato, sull´art. 18 è stata semplicemente fatta chiarezza con una parte del sindacato. In una intervista a «Famiglia Cristiana», infatti, il leader degli industriali sostiene che «sull’articolo 18 ci sono state mistificazioni e disinformazioni: la modifica non introduce libertà di licenziamento né toglie diritti». Per questo «mi dispiace che la Cgil abbia deciso di restare fuori, ma le riforme devono andare avanti: è un peccato che con l’atteggiamento ostinato la Cgil continui a tenere fuori i suoi milioni di iscritti da ogni possibilità di contribuire a disegnare le riforme fondamentali per l’occupazione e lo sviluppo». D´Amato aveva anche bollato la decisione della Cgil di scioperare come una iniziativa «inutile e costosa». E anche a questa accusa Cofferati ha voluto replicare: «Gli scioperi sono sempre costosi per i lavoratori: questo è proprio il loro tratto etico. Con lo sciopero, ha osservato ancora Cofferati, i lavoratori rinunciano a una parte della loro retribuzione per sostenere una causa che ritengono giusta. So che questi aspetti possono apparire come poco importanti o marginali al presidente di Confindustria, ma non lo sono affatto per milioni di persone».

      Raffaello Masci