Tutele e salute, il «lusso» a cui stiamo rinunciando

11/10/2010

Un ritocco qua, un emendamento là e lacci e lacciuoli che saltano. Il risultato è un allentamento strisciante delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Quel «lusso» che, secondo Tremonti, «non possiamo permetterci». Il ministro lo disse a fine agosto, poi si corresse. Restano però i fatti del governo che tratteggiano un progetto preciso.
Da quando si è insediato l’esecutivo non si è mosso direttamente, ma in modo surrettizio e ha indebolito le tutele, le sanzioni, i controlli. Si pensi agli appalti. Sono moltissimi gli infortuni anche mortali che hanno per vittime lavoratori in subappalto. Eppure è stata cancellata la responsabilità solidale del committente così man, mano che si scende la catena dei subappalti, sparisce la responsabilità in solido per la trasparenza contributiva: in questo modo si facilita il lavoro nero ed è più difficile prevenire (e contare) gli infortuni. Ieri a ricordarlo è stato il deputato pd Cesare Damiano che ha anche accusato il governo di «omissione» visto che non applica le buone leggi che ci sono. O non le applica, o le cancella. La prevenzione è una chimera negli appalti al massimo ribasso, dei costi ovviamente. Dopo averla peggiorata, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha annunciato di voler rivedere la normativa. Damiano, che lo ha preceduto al Welfare nel governo Prodi, gli manda un suggerimento: «Il costo del lavoro (come da contratto) e quello per la sicurezza devono essere conteggiati a parte e non assoggettati alla logica del ribasso». Nessun ritocco pensato per aumentare la sicurezza sarebbe credibile se non si partisse da qui.
ARRIVANO I CARABINIERI
Ancora sul lavoro irregolare. Il governo Prodi aveva reso obbligatorio comunicare l’assunzione di un lavoratore prima che iniziasse la sua attività. E questo per evitare la pratica ignominiosa di «assumerlo» a infortunio avvenuto. Quante volte si sente dire di una vittima che «era al suo primo giorno di lavoro»? Fandonie. È stato tolto il divieto, sono stati cancellati libro paga e matricola e introdotto il libro unico del lavoro: i controlli vengono ostacolati.
Inseguendo la semplificazione (per le imprese) è stato poi disposto che i datori di lavoro sono tenuti a denunciare solo gli infortuni con prognosi superiore a 14 giorni, mentre in precedenza erano 3. Inoltre, le lesioni con prognosi superiore ai 30 giorni non verranno più segnalate all’autorità giudiziaria ma all’Inail che le invierà alla direzione provinciale del lavoro. Viene anche abolito il registro degli infortuni che il datore doveva tenere. Ancora. È vero che la prevenzione degli infortuni non si fa col tintinnar di manette, ma le sanzioni sono un deterrente. Il governo Prodi le aveva inasprite portando l’arresto a un massimo di 12 mesi (in pratica raddoppiandolo), il governo Berlusconi ha di nuovo dimezzato i tempi. Anche le ammende che il governo precedente aveva fissato a un massimo di 16mila euro, sono state ridotte a un massimo di 6.400. Prima chi assumeva in modo irregolare più del 20 per cento del personale o non rispettava i tempi di lavoro, i riposi, la prevenzione, rischiava la sospensione dell’attività. Ora non più. Passiamo ai controlli. Erano stati rafforzati con 1500 nuovi ispettori. Ora devono fare i conti con i tagli: con le auto senza benzina, ad esempio. Ec’è voluta una battaglia furibonda per impedire che venisse approvata , con l’ultima manovra economica, la norma che che obbligava agli ispettori in trasferta di non utilizzare l’auto propria. Tutti in bus? Ieri Sacconi ha annunciato un accordo con l’Arma che conferisce ai carabinieri «un ruolo maggiore nella lotta agli infortuni sul lavoro e nella vigilanza». La speranza è che abbiano auto e benzina.